Pagò il conto e uscì come un fulmine dall’ospedale non aveva visto ancora nulla voleva farsi una sorpresa ma sapeva che comunque sarebbe nata a vita nuova salii in macchina e guidò per tutto il tempo col sorriso stampato in faccia parcheggiò alla meglio apri in fretta il portone e fece le scale tre a tre quando in un lampo si trovò finalmente di fronte allo specchio pronta ad ammirare il suo naso nuovo tutta la vita aveva aspettato quel momento quello straordinario istante dava senso alla sua meschina esistenza una vita racchiusa in un attimo che sarebbe durato in eterno.
- Nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo-
tremarono i vetri e l’urlo fece eco in tutto il palazzo.
- non è possibile…-
disse inginocchiandosi a terra.
L’orrore prese il posto del sorriso e la disperazione si trasformò in in un fiume di lacrime.
Il suo vecchio naso era ancora al suo posto.
Non poteva capacitarsi di quello che stava vedendo era stata ben sette giorni in ospedale due ore in sala operatoria e per i primi tre giorni aveva sopportato dolori indicibili aveva scelto il miglior chirurgo che c’era sulla piazza e aveva speso tutto ciò che possedeva messo faticosamente da parte durante tutti gli anni della sua esistenza.
Fin da piccola dai tempi in cui memoria potesse ricordare aveva sempre avuto orrore di quel naso che irriverente e violento troneggiava sul suo volto lui era stato il protagonista di tutta la sua vita quella sua protuberanza l’aveva costretta a cammuffarsi nel copro e nella mente di chi come lei ne era prigioniera.
Niente aveva potuto contro di lui qualsiasi cosa indossasse qualsiasi pettinatura si facesse non era mai tanto prepotente come quel suo naso
gli aveva persino dato un nome e con lui parlava furiosa per minuti interminabili non servirono neanche i due anni passati da quello psicologo col naso all’insù che l’avevano solo convinta di quante bugie può essere in grado un essere umano di raccontarsi per accuietare e ammansire le proprie tempeste.
Aveva un bel da dire quel dottore
- mia cara ciò che conta è come lei si vede dentro come lei percepisce la sua persona e l’essenza che rappresenta-
Stronzate.
Come posso guardarmi l’anima se ogni volta devo passare dalla dogana del corpo dovrei non guardarmi più e non avere più uno specchio dovrei pensare di essere qualcos’altro per avere la serenità di sentire ciò che ho dentro e se quello che ho fuori rappresenta ciò che ho dentro come può esserci armonia in me se non c’è fuori di me?
Avevo otto anni la prima volta che ho cercato di tagliarmelo con un coltello da cucina fu mia nonna a fermarmi aveva urgenza di venire in bagno avevo gia tagliato tre centimetri di carne.
A dodici ho riprovato con la fibbia dei pantaloni di mio padre i coltelli erano tutti chiusi a chiave.
Mia madre tentava in tutti i modi di scavalcare la mia ossessione puntando sul senso di compassione per chi stà peggio e cosi tutta la mia infanzia fu popolata da amichetti “particolari” che lei portava in casa c’era l’imbarazzo della scelta il ben di dio bambini sulla sedia a rotelle quelli down bambini senza un braccio bambini cechi e sordomuti un pomeriggio mi portò anche un nano con lui sono diventata molto amica.
Non funzionò.
Ciò che vedevo era l’unica cosa che mi rappresentava ciò che rappresentava era orrido distorto innaturale violento assordante.
Ci si può distaccare dalla forma?
Ci si può distaccare dal senso reale della materia?
Cosi preponderante cosi solida cosi piena cosi vera presente.
L’acqua non è cosi lei prende la forma che trova anche l’aria.
Ma come posso io farmi acqua e aria?
A ventidue anni ebbi la mia prima esperienza sessuale fu anche l’ultima ne fui stordita non so neanche se raggiunsi il piacere ero succube di quell’uomo ma per la prima volta qualcuno aveva visto qualcos’altro qualcuno mi toccava e accetava ciò che ero al di là della mia forma solo dopo ho capito che ero soltanto un intermezzo invisibile che gli dava la possibilità dei piaceri del sesso i nostri incontri erano fatti solo di scopate riusciva a farmi fare ciò che voleva spesso piangevo mentre mi prendeva ma sembrava che le mie lacrime non facessereo rumore meschino e ingordo abusava di me cosciente della mia debolezza.
Mi lasciò al telefono dicendo che non si divertiva più.
Mio padre morì quando avevo trent’anni e mia madre con i suoi tacchi a spillo e quelle sue unghie laccate rimpiazzò presto quel vuoto economico.
Poco dopo tentai di suicidarmi l’unica remora che avevo era lasciare a mia madre quel piccolo gruzzolo che avevo messo da parte.
Uscita dalla clinica mi resi conto che era stupido darsi per vinta e che la soluzione era dietro l’angolo sarebbe bastato un chirurgo estetico a risolvere i miei problemi.
Cosi passai altri dieci anni a mettere soldi da parte anche se ciò che guadagnavo facendo la bidella a scuola non mi permetteva di raccimolare tanto denaro in fretta ma ero determinata e facevo in modo di risparmiare su tutto diventai vegetariana rispanmiando sulla carne vendetti la macchina tutte le mattina facevo venti chgilometri per andare a scuola compravo solo vestiti usati e spesso usavo candele a posto dell’energia elettrica.
Quindici anni ci sono voluti per raggiungere la cifra dell’operazione.
Paola continuò a riflettere sulla sua vita senza capacitarsi del perché il suo naso fosse ancora al suo posto eppure aveva fatto tutto per bene grandi sacrifici forza di volontà determinazione e quella operazione tanto dolorosa ma quella protuberanza era ancora là varcando tutti i confini della realtà.
Forse stava avendo un’allucinazione la stanchezza della degenza o il troppo desiderio di vedere una nuova vita l’aveva portata a vedere ciò che non era cosi tentò di calmarsi e decise di andare a riposare.
Passò una settimana chiusa in casa tutte le mattine controllava davanti allo specchio ma quel maledetto non rifletteva ciò che avrebbe voluto vedere in quella cornice laccata oro continuava a vedere il suo vecchio naso li granitico e fermo.
Dopo dieci giorni fu costretta ad uscire per fare un po’ di spesa il fornaio la guardò in maniera strana poi fu la volta del droghiere che prorpio non voleva smettere di fissarla quando vide lo stesso sguardo nel fruttivendolo nonostante la sua paurosa timidezza prese coraggio e disse
- ma che cos’ ho di strano che mi stà fissando -
- nulla di male signora stavo ammirando il suo nuovo naso ma non avevo il coraggio di dirgliero in effetti la trovo molto bella –
In quel preciso istante capii di non essere mai nata e che forse non sarebbe mai veramente vissuta.
Sono le sette e trenta di domenica mattina il sole è appena alto ma già la cucina è inondata dalla nube di fumo di sigaretta della mamma. -dio quel ragazzo mi farà impazzire! Piero sbrigati la colazione è pronta si fredderà il latte!- la cucina si restringe in un lunghissimo corridoio pieno di porte: la prima sulla destra ha un grosso cartello con scritto “hasta la victoria siempre!” la seconda sul lato sinistro è una porta a vetri ha una vecchia maniglia e barbose tendine la terza è socchiusa ci sono briciole sul ciglio della porta e adesivi di calciatori che si sono susseguiti nel corso degli anni alcuni sono vecchi e scorticati altri più nuovi l’ultima porta sulla sinistra è chiusa a chiave meticolosamente la vernice ormai scomparsa a preso il posto di scarabocchi poster e materiale vario dopo tre mandate la porta si socchiude si può intravedere dentro il buio ancora pesto due piedi sporchi che solcano la soglia è Piero. Piero è un ragazzino di 13 anni pesa circa 100 chili non si lava è distratto ama dipingere è taciturno introverso e scostante è sempre spettinato odia la musica classica e si prende gioco delle femmine a scuola. I suoi passi verso la cucina sono cosi lenti e pesanti che i suoi piedi lasciano orme riconoscibili anche in quella moquette consumata. -sei proprio come tuo padre guardati le mutande sono piene di buchi cosa aspetti a rammendartele!- -sono l’unico in questa famiglia che ancora non può fumare perché?- -lo sai bene potrai farlo quando avrai i soldi per comprarti le sigarette!- il caffé ribolle e gli schizzi vanno dritti a raggiungere il muro ormai ingiallito dalle altre macchie - tuo padre si incazzerà …anche stamattina ho bruciato il caffé…- -e poi proprio non capisco perché devo alzarmi un ora prima degli altri e mangiare questo schifo?- -…zitto… e mangia – Le grandi finestre della cucina danno sul giardino un po’ come le case americane a pian terreno fuori si intravede un’ amaca il resto è sfuocato l’alone marrone che percorre sui vetri è perpetuo e spesso il suo colore è comune a tutta la casa persino il cane è marrone la tv il divano il grande frigo che appare appena entrati in cuucina e quella immacolata enciclopedia che inerme vede passare gli anni come una vergine mai toccata che rimpiange il gusto del peccato e in questa monocromia di toni odorosi ogni tanto si erge malinconio e solitario l’olezzo del profumo vecchio della nonna che mette puntualmente per andare al cimitero. Piero accosta lentamente alla bocca i suoi corn flakes ha cosi disgusto di quell’intruglio che spesso si sbrodola nel tentativo di risputare il boccone nella tazza. -vestiti e esci ti voglio fuori dai piedi tra 5 minuti devo preparare la colazione a tuo padre lo sai che non vuole nessuno intorno quando legge il giornale- Piero si alza con la faccia di chi sa cosa deve fare la canottiera sporca di latte e quella pancia ballonzolante che proprio non vuole stare al suo posto. in un baleno si veste e esce col suo zaino e lo skateboard sotto braccio. Isuoi vestiti sono semplici come qualsiasi altro tredicenne una t-schirt dei jeans e le sue amate catene che si rincorrono ovunque. -mi raccomando passa a prendere le sigarette per tuo padre e la birra per tuo fratello- Oggi fuori piove è primavera ma la pioggia non sembra infastidirlo cammina a piedi sotto quell’acqua nonostante il suo skate lento con l’aria assente di chi pensa altrove. -Carla dove cavolo hai messo il giornale?- -guarda sotto il cuscini del divano- -Piero è uscito non ho da fumare…- -si…gliel’ho detto le avrai quando tornerà…direi che quel ragazzo fà anche troppo- -non è mai abbastanza deve crescere in fretta e diventare un uomo duro… la vita è una merda e devi imparare a galleggiare- -mi piacerebbe che studiasse…che avesse una vita diversa- -toglitelo dalla testa tempo perso il prossimo anno verrà a lavorare con me in officina e qui non si discute- Le mani di suo padre sono tozze sempre sporche quelle unghie nere che non torneranno mai pulite come un marchio di riconoscimento di chi capisce la vita solo attraverso ciò che fisicamente tocca la pancia invece è una costante della famiglia i fritti e cibi pronti che la mamma prepara hanno il gusto acre di chi non ha tempo per vivere. Andrea l’altro fratello non si alzerà prima di mezzogiorno il sabato va a ballare e induscutibilmente torna ubriaco e sfinito la nonna è già uscita Matilde varca la soglia di casa alle 6 mattino va al cimitero in chiesa poi passeggia per tutto il giorno bofonchiando da sola parole incomprensibili la si rivede tornare la sera cenare in silenzio e rinchiudersi in camera verso le otto col suo gatto in braccio e una tisana calda. -ciao Piero…cosa fai? -niente…vado in giro- -ma cosi ti bagni tutto…vuoi il mio ombrello- -non lo voglio il tuo ombrello…non mi serve nulla- -Ieri mattina sei stasto bravo ad aiutarmi nel compitio…se non ci fossi stato tu avrei preso un brutto voto. Ma allora non è vero che non studi mai...- -E’ stato un caso..e adesso non mi scocciare!- Francesca è l’unica bambina che cerca di fare amicizia con Piero nonostante il suo comportamento scostante ha una cotta per lui e non si dà per vinta lo difende a scuola davanti agli altri compagni lo difende in famiglia davanti alla mamma che non lo sopporta lei lo vede con occhi diversi al di là della sua sporcizia e della maleducazione. -quante volte Francesca ti dico di non stare vicino a quel Piero! Potrei anche passarci sopra se almeno fosse uno studente modello oltretutto è uno zuccone- -non è vero mamma! Piero è sempre preparato anche ieri a scuola mi ha aiutato a fare ilo compito poi non lo so perché prende sempre cattivi voti sembra lo faccia apposta…- -ciao Piero- -ciao…il solito- -il solito… bene…quattro birre per il fratello e tre pacchetti morbidi per il papà ma… non è che beve un po’ troppo tuo fratello?- -e a me cosa me ne frega. -ma dove vai tutti i giorni uscito di qua? -dove mi pare si faccia gli affari suoi- Piero prende il suo sacchettino esce dal negozio gira l’angolo del palazzo e si dilegua. Non lo vedi mai in giro mai con degli amici mai usare lo skateboard non si sa cosa faccia o dove vada per la gente del paese è un mistero va tutti i giorni al solito bar tabacchi gira l’angolo e scompare. -vedi i soliti bastardi quest’anno aumenteranno le tasse e non riesco ancora a comprarmi quel cazzo di compressore che mi servirebbe proprio- -hai sentito della nostra vicina di casa? Sembra che torni suo marito dall’Australia…- -ecco quello è un altro disgraziato che ha studiato una vita e deve emigrare in Australia per lavorare se si fosse risparmiato gli anni di università ora avrebbe più soldi da parte…...ma quando torna piero con le mie sigarette?- “L’essenziale è invisibile agli occhi” Antoine De Saint Exupery “Il piccolo principe” edizioni economiche tascabili biblioteca della scuola rubato come le altre decine di libri che giacciono in quel vecchio baule su qui Piero si siede per leggere tutti i pomeriggi alla stessa ora con qualsiasi bollettino meteorologico inbucato sotto quella vecchia galleria in disuso. Il comune la vorrebbe ingrandire ma un comitato ecologista si è opposto. E’ un posto sicuro ancora per lungo tempo.
La sua giornata era stata pesante Il lavoro la pioggia i pensieri i soldi la malattia Tutto era sempre più difficile tutto era sempre più colmo I suoi strati di pelle si erano assottigliati sentiva tanto il freddo tanto il caldo sentiva troppo l’amore troppo la sofferenza troppo la gioia. La sua testa era piena di eccessi e sensazioni e la confusione era l’unica via da seguire lasciarsi andare senza opporre resistenza. Paolo l’aveva appena lasciata sull’uscio della porta ancora col suo sapore in bocca e non le bastava la presenza rassicurante di un amante premuroso pieno di carezze colorate baci e parole confortanti la solitudine che sentiva era un assenza incolmabile la prendeva allo stomaco come una grande fame la fame bulimica di chi deve riempirsi per poi vomitare il giorno era interminabile e l’unica cosa che la sosteneva era il pensiero della notte che sarebbe arrivata si finalmente respirare e cullare dolcemente quel suo dolore che tanto la faceva sentire viva finalmente l’aria era più morbida e i rigurgiti violenti del mondo che di giorno le cadevano addosso ora dormivano o comunque facevano più silenzio anche chi ha fame è più silenzioso la notte chi stà morendo in un letto chi ha perso tutto chi corre chi violenta chi vive di notte tutto ha più rispetto del silenzio anche l’umanità. E i mille pensieri si muovono lenti il silenzio è cosi forte da dare senso anche al rumore Non c’è presenza più grande nel pensiero dell’assenza. La tv ormai era solo un cumulo di pixel luccicanti in movimento e le decine di sigarette appoggiate in verticale sul tavolo sembravano mille steli in un campo di papaveri “need a call” quella canzone andava da più di due ore e quella ripetizione era diventata un circolo sonoro che la cullava le lacrime che la accarezzavano incessanti erano l'unico rumore fisico che sentiva il suo corpo Le tre la stanchezza stà arrivando le palpebre si chiudono è ora di andare. Vivere.
Il volto di Rael era coperto di sangue mentre le sue mani accarezzavano ancora quel corpo cadavere riverso in terra. La sua presenza era l’unica prova che quello fosse stato un essere umano qualche istante prima I pezzi di carne dilaniati erano sparsi un po’ ovunque e di certo il colore rosso del sangue è comune anche agli animali. L’amore con cui aveva vissuto quella vita straziata era pari al nulla sconfinato e presente l’assenza dei suoi occhi mentre fissava il vuoto non ricordava niente se non un grande iride verde incastonato in quella palla bianca. Nelle sue mani soltanto la sua storia nelle sue unghie sporche la verità della terra su cui le appoggiava. Le macchine della polizia e delle televisioni passavano veloci e irriverenti mentre alzavano e impastavano polveroni di terra con la freddezza delle immagini che ripetute nella mente e negli occhi anestetizzano quel poco di umano che è sorretto dal niente. Tutto sembrava veloce e il tempo avaro aguzzino si concedeva al dolore tanto quanto un amante frettoloso. I rumori della città si accavallavano formando un unico gomitolo di frastuono le persone si rincorrevano alla ricerca della messa a fuoco dell’immagine. La solitudine doverosa che tentava di affacciarsi facendo spazio a quel dolore veniva afferrata come un rapace in picchiata dai pensieri ingombranti dei passanti. In quel momento la pioggia iniziò a cadere e quella coperta di polvere che ormai appesantiva i corpi iniziò a lavare dolcemente con religioso pudore compreso il sangue che macchiava quella strada. Quella pozza rossa che andava verso il tombino ricordava la vita come un corpo in movimento che segue il flusso che sa dove andare. La folla apparentemente attenta iniziò a correre di qua e di là alla ricerca di un riparo. Quell’acqua era riuscita a distogliere l’attenzione sulla tragedia che si stava consumando. Quel potente e inatteso temporale a lei invece sembrò una carezza un dono un’abbraccio delicato che la cullava uno spazio trasparente che la isolava da occhi ingordi e indiscreti. Abbandonò le braccia morbide in terra e alzò lentamente il volto al cielo lasciò che l’acqua lavasse il suo viso e si regalò per un attimo quelle lacrime inopportune che l’avevano colta di sorpresa. Nessuno l’avrebbe vista le lacrime si sarebbero mescolate alla pioggia e la prova della sua umana fragilità sarebbe passata inosservata. Si alzò da terra con le vesti appesantite dall’aqua unica testimonianza fisica della presenza del suo corpo e si incamminò verso casa. Saim era il terzo figlio ucciso da una bomba e purtroppo altri sei la stavano aspettando.
Le ore piccole della notte mi stimolano stranamente in maniera rassicurante riflessiva mi accendono i pensieri mi placano mi dilatano. Tutto mi appare interessante il tempo rallenta il battito del cuore mi adagia e mi rilassa e allo stesso tempo mi eccita la notte appare sempre generosa infinita e credi che il tempo si fermi e sia li per te ad aspettarti. Le tre del mattino non è un ora qualsiasi ovunque tu ti trovi e specialmente se sveglio fuori dal tuo letto. Sono in macchina alla stazione ad aspettare un amico che sta per arrivare la temperatura calda e straordinariamente soffocante mi accarezza anche se non lo vorrei appoggio il gomito al bordo dello sportello dopo che ho tirato giù il finestrino mi accendo una sigaretta mi tolgo la giacca ho caldo. La notte è qualcosa che mi stravolge come sabbia in un setaccio separa le vite tutti i granelli più simili passano al di sotto rimangono nel setaccio sassolini pezzi strani tutti diversi il meglio le cose da guardare vivere osservare le cose che fanno riflettere la vita la vedi di notte. Dall'uscita della stazione escono un po' di persone poche un ragazzo molto alto con uno zaino in spalla che appare essere pesante sembra stanco è senza scarpe i piedi sono neri ha un bel volto solare e schietto i suoi vestiti non sono alla moda sicuramente non è un figlio di papà ma non sono neanche dismessi ne malconci non è neanche un fricchettone è indipendente. Si toglie lo zaino e si siede non in terra come ti aspetteresti ma sulla panchina sotto la pensilina del bus guarda l'orologio si rimette le scarpe apre lo zaino tira fuori una coperta si adagia sulla panchina e dorme. Perchè si è rimesso le scarpe? Forse è esperto nel viaggiare e sa che un paio di scarpe comode sono fondamentali e non ci si può permettere di farsele rubare e forse ha solo questo di prezioso nel suo zaino o forse è un tipo pratico e al di là del resto ritiene sia l'oggetto più importante in quel caso. Amo osservare gli altri anche molto a lungo mi fisso su dei particolari e cerco a ritroso di farli viaggiare e di ricostruire il personaggio che ho davanti. Tiro fuori la testa dal buco del finestrino in agosto il cielo è sempre molto stellato pieno gonfio ogni millimetro ha un suo senso è riempito da qualcosa mi sento sempre parte del cielo ogni volta che lo guardo mi alzo da terra come se fossi tirata su da qualcosa in posizione orizzontale a gambe e braccia allargate e salgo e mentre salgo mi spezzetto e inizio a dividermi in milioni di pezzi dispersa ovunque io guardi sono un po' quà un po' laggiù un po' chissà dove. Tre e un quarto. Ecco quello è proprio un animale notturno della zona il suo passo è claudicante gli occhi sono fissi e legnosi sulle cose che osserva osserva ovunque e chiunque. La stropicciata busta di plastica che porta adagiata al polso sinistro mi da l'idea di una persona non troppo mentalmente stabile. Ha adocchiato qualcuno un tipo giovane sulla ventina che siede in un'auto sportiva nera con la musica a tutto volume lo guarda nella convinzione di non essere visto lo osserva attentamente con lo sguardo di chi ha scoperto qualcosa di strano en interessante circumnaviga la macchina si ferma inizia a sbavare la bava gli cade abbondante sulla camicia bianca la camicia è macchiata ovunque ogni macchia sembra stabilire un orario della giornata in cui ha sbavato. Chissà se a casa qualcuno lo aspetta per accudirlo. Il ragazzo della macchina si rende conto di chi lo sta fissando e fa finta di niente. L'uomo torna indietro poi di colpo come un pazzo inizia a correre attraversa il grande incrocio della stazione due o tre volte di corsa una macchina inchioda le altre lo schivano c'è chi suona qualcuno gli urla lui inizia ad urlare poi di colpo si ferma in mezzo all'incrocio torna lentamente indietro si siede accanto all'altro addormentato sotto la pensilina dell'autobus e si calma. Che vite straordinarie. Al di fuori dell'ordinario coraggiose alcune sono ai limiti alcune sono i limiti. Altre forse nonostante tutto si sentono nella normalità come fanno tutti gli altri alcune non la vivono ma fanno di tutto per cercarla nell'apparenza molto spesso avere un bel vestito addosso fa sentire ricchi. Alcune vite invece non hanno bisogno della normalità e questo concetto che a molti appare cosi chiaro è solo uno dei tanti i cui confini non hanno terra. Chissà cosa pensa una persona cosi quando guarda gli altri forse penserà la stessa cosa che la gente pensa di lui. Tre e mezzo. Sono arrivata con circa un ora di anticipo alla stazione ma mi sento bene qui ho tutto ciò che mi serve il caldo di una notte di agosto le sigarette e la libertà di non avere il tempo in casa come un genitore severo. Il caldo mi piace distende le fibre del mio corpo come fa un ferro da stiro con una maglia stropicciata mi sento più morbida più rilassata quasi gommosa e poi tutto passa dalla pelle nuda i vestiti non sono più un confine invalicabile tutto ciò che accade in estate passa direttamente attraverso il corpo prima che dalla mente ho un contatto più immediato attraverso i sensi con tutto ciò che viene da fuori. Anche l'odore della stazione mi piace quello strano odore acre e acido dei binari arrugginiti specialmente quando sono bagnati è un misto tra la ruggine e l'odore forte e penetrante dei solventi che usano per pulire i treni. Questo accade in prossimità dei binari ma tutt'intorno si mescola agli odori delle persone che la vivono Strani deodoranti i profumi accecanti delle signore quelli forti o piacevoli delle ascelle bagnate di sudore gli odori dei piedi e dei ristoranti gli odori degli amanti che di notte fanno l'amore viaggiando gli odori dell'alcol lasciati da qualche ubriaco gli odori del dolore di qualcuno che scappa di qualcuno che torna gli odori di stracci piscio e lacrime che lascia chi dorme nel marciapiedi accanto ai binari gli odori dei giornali freschi di stampa gli odori dei biglietti che vengono timbrati gli odori di fatica dei pendolari che partono quando nasce il sole il mio odore dentro questa macchina mentre vivo le vite altrui. -Scusa hai da accendere?- -mi stupirei del contrario...prego- -stanotte proprio non ho clienti, domani dovrò lavorare anche di giorno...- -come ti chiami?- -Antonella - Antonella avrà circa venticinque anni è alta e molto prosperosa con quelle forme di cinquant'anni fa che ora non si vedono più è tutta in carne ma ben proporzionata e sinuosa non è volgare anche se l'abito non permette nulla alla fantasia lo spacco arriva sin sotto al pube puoi vedere il colore rosso degli slip e il seno è ben schiacciato e in mostra ma le sue mani sono delicate senza anelli e i suoi riccioli biondi naturali risaltano quei dolci occhi scuri non ha profumo e non puzza di sudore non so se guadagna molto ma i suoi vestiti mi dicono che sicuramente non spende. -sei bella ti piace il tuo lavoro? -delle volte si altre no...come tutti gli altri lavori... credo- -Si.E' vero- Mentre sono finalmente decisa di scendere dalla macchina per continuare la conversazione che si prospetta interessante qualcuno le tocca il culo e le chiede quanto vuole. -Ciao...la chiacchierata sarà per un'altra volta.- Sono le quattro vedo da lontano gli abiti e la sagoma dell'amico che stavo aspettando apro la portiera. Il tempo è rientrato a casa.
Carlo contava le nuvole da sempre sin da piccolo. Quando andava a comprare il pane puntualmente con naso all'insù si imbatteva nel solito palo della luce che costeggiava l'angolo del palazzo una piccola botta al naso e via. Non staccava mai gli occhi dal cielo le cose attorno a se le osservava con la coda dell'occhio la visione del mondo era ovviamente limitata è difficile guardare bene più cose contemporaneamente. A circa 15 anni ne aveva già contate dieci milioni a scuola guardava dalla finestra e in casa il posto in tavola e il letto erano rivolti verso il blu la famiglia era disperata e la sua vita con gli amici era impossibile non riusciva ad avere una ragazza e le cose su cui tentava di impegnarsi non arrivavano mai a buon fine. A trentanni ebbe un grave incidente non si fece troppo male ma uccise una persona stava contando un temportale. Il lavoro non andava ma non poteva smettere di fare l'unica cosa che riusciva fare contare le nuvole. A cinquantanni aveva passato il mezzo miliardo e le forme delle nuvole che vagano nella sua testa erano ormai bianchi fantasmi di cui non aveva controllo la sua mente era come un grande cielo ormai saturo per farvi entrare qualcos'altro la sua prigione non aveva confini ma un solo colore. Non riusci mai a guardare il suo volto nello specchio. Qualcuno con stupidità gli chiese "perchè lo fai?" la risposta ovviamente fu "non lo so" il giorno che il dottore in quel piccolo ambulatorio gli disse che sarebbe morto di li a poco Carlo si alzò e disse "finalmente" guardò il dottore negli occhi "sono pronto per morire".
-“quando si vola alto non si riesce nemmeno a vedere la misura di un essere umano tutto è piccolo da quassù giù solo umani piccoli puntini.”- Rileggevo a voce alta quello che avevo scritto un attimo prima -“Qualcuno ha detto "vorrei fare a te ciò che la primavera fa ai ciliegi"”.- ho sempre immaginato qualcosa del genere nel pensare all’amore ma la misura delle cose è una unità particolare quando non si cammina in mezzo agli altri tutto ingigantisce pensieri paure emozioni. Quando si cammina da soli tutto ciò che ci sta intorno scompare insieme a noi. Oggi in ufficio il tempo è volato le pratiche si moltiplicavano sulla mia scrivania ma la serenità con cui distribuivo il lavoro era diversa dal solito non avevo frenesia ne fretta di finire quella montagna di cartacce e le solite facce che mi passavano attorno avevano un alone diverso tutto nuovo…erano estranei. -la cena è pronta!- -si…arrivo…un momento- non ho fame non ho voglia di mangiare ho solo voglia di scrivere di stare con me stessa riflettere. Lucia stasera non voleva stare da sola cosi è venuta a trovarmi è un amica e sa anche stare in disparte senza invadere i miei spazi. Viene ogni tanto per condividere con un altro la sua solitudine cucina guarda un po’ di tv legge oppure parliamo se mi va. -mangerò per onorarti visto che hai cucinato per me questo stupendo sformato- -di… ma cos’hai in questi giorni? -non lo so tante cose che sembravo aver superato mi tornano in testa come tranelli è una sensazione tremenda. Ho passato il più brutto anno della mia vita scavato meditato pianto lavorato su me stessa come mai avrei immaginato di voler o poter fare- Lucia mi guarda e poi abbassa gli occhi sembrava capisse cosa mi stesse succedendo. -è normale- -cosa?- -quello che sta succedendo è assolutamente normale ti stai mettendo alla prova …hai imparato qualcosa dai tuoi errori?- -forse è cosi…forse hai ragione non lo so…scusami stasera non sono in vena torno a scrivere- -non preoccuparti io sono qua … non mi muovo...- Mi piace scrivere al computer e vedere le lettere che piano appaiono e si rincorrono formando parole. “C'è accanimento nel modo in cui ci si rifiuta di amare se stessi e cosi l’amore sfocia riflesso incondizionato in un altro modo un percorso obbligato sbagliato verso cose che non ci appartengono. Amore deve uscire se amore ha albergato. Non sbocciano semi mai piantati non ci sono ciliegi da far sbocciare ma solo piccoli puntini da quassù.” Rifletto penso sono serena ma nervosa… aspettare prendermi cura di me stessa e aspettare. Sento un rumore ma non gli do peso continuo a scrivere. Scrivo e scrivo per ore fumando una sigaretta dopo l’altra e non mi sembra mai abbastanza i pensieri volano non so se riesco a incanalarli ma c’è un flusso che inevitabilmente fuoriesce. “Siamo inesorabilmente ombra di una luce che ci illumina senza luce siamo buio senza luce non c'è ombra siamo corpo ma soprattutto siamo ombra”
Mi alzo devo andare in bagno ormai sono ore che sono qui seduta. E' buio e Lucia sembra essere andata ero cosi intenta che non l'ho sentita neanche uscire...ah si ...forse il rumore di prima.
-dio mio… cos’è successo!- Era stesa a terra in una pozza di sangue ormai secco che sembrava segnare una piantina dal pavimento fino ai polsi simile ad una strada come se ne vedono tante. Il mio gatto era li tranquillo che l'annusava accovacciato accanto al suo volto. Aveva stampato il suo solito sorriso ironico sereno di chi sa di chi ha compreso e quel suo vestito a pois che si confondeva sul pavimento faceva risaltare soltanto quei suoi splendidi capelli rossi.
comprai un bel vestito pensando agli occhi di chi lo avrebbe guardato iniziai a camminare felice immersa in quell'aria primaverile colma di profumi mentre persone avanti a me si affollavano intente a percorrere la città. Il sole scalda e non solo la pelle gli odori si affollano impastandosi al calore ogni tanto quando un filo d'aria fresca riesce a penetrare la pelle e i sensi si dilatano percependo profumi particolari e i pensieri prendono strade inusuali. Era un vestito a fiori allegro sensuale l'avrei indossato con i capelli raccolti lasciando il collo e le spalle nude niente orecchini o ness'un'altro monile le forme pulite e lisce della pelle forse un poco di tacco senza ostentare per lasciare irrigidire le gambe nervose. C'era tanto rumore attorno a me ma non riuscivo a percepirne alcuno la città era solo mia e tutta la gente che si affollava sul ponte colorava soltanto il mio percorso camminavo felice con quel pacco in mano. Sarei stata bellissima ai suoi occhi mi avrebbe guardato diversa dal solito femminile maliziosa e lo sarei stata lasciando per un momento far parlare solo i miei sensi sarei stata morbida carnale per mostrargli il desiderio che suscitava in me sarei stata intima e delicata lasciando entrare nelle mie stanze i profumi che emanava. Mentre andavo per la strada del ritorno osservai il fiume l'acqua non si chiede proprio dove sta andando si muove in una sola direzione costante continua come potrei andare nella direzione opposta all'acqua rimarrei solo ferma come potrei opponendomi a quel flusso. Nel mio fiume che scorre non posso fermarmi. Aprii il pacco mi immaginai con quel vestito gettai il vestito in mare era una giornata bellisima
questa notte ti cerco cerco affannosa il tuo odore che sento diffuso passando dalle mie narici buono il tuo odore specialmente li proprio in quel punto li la mia pelle si inerpica su se stessa attendendo un brivido un segnale della tua presenza il tuo respiro lieve e caldo si appoggia al mio collo ma il suo ritmo regolare non parla di attese d'un tratto la pelle del tuo braccio fresco da dietro mi abbraccia accarezzandomi un seno come a volerlo chiamare lieve timido io reagisco mi inarco con la schiena cerco la prova del tuo desiderio mi stringi ancora sereno e delicato ma io ho voglia di te delle tue mani che attendo ansiosa mi ricordino di quel liquido caldo che passa veloce nelle vene quell'ansia dolce e irrequieta dell'attesa che di li a poco inonderà la mia pelle brividi ancora brividi ma non c'è reazione ne presenza se non il calore del tuo corpo che è accovacciato vicino al mio allora mi allontano mantenendo il contatto di quella solitudine come piace a te e ti vedo ti sento comunque nell'immaginario dell'archivio dei miei pensieri la mia mano destra tiene composta un fazzoletto del tuo corpo appoggiandosi a te mentre la sinistra si avvia a sentire l'energia che indipendentemente scorre generosa si distende da sola sotto la mia mano mentre impotente lascio andare movimenti istintivi mi sento come dentro un' implosione sorda un buco nero e quella strana inattesa sensazione si accompagna alla gioia fisica di sentirsi eccitata e inebriata al ritmo singhiozzato delle mie anche che sussultano mi muovo nervosa ma in silenzio pudica nel non farti partecipe di ciò che sto facendo mentre godo toccando me stessa ti penso ti voglio e ancora pudica e silenziosa mi giro di fianco per riprendere a dormire un po' più stanca.
la finestra della camera era aperta fuori si potevano vedere le chiome degli alberi illuminate in parte dal lampione acceso le fronde in ombra creavano strani luccichii il vento forte ne muoveva violentemente le foglie e nella stanza entrava aria calda leggera.
marco era al buio nella sua stanza intento soltanto nell'ascoltare quell'aria che dolce lo cullava attraverso i suoi pensieri visioni e frasi scorrevano libere senza meta e quell'intensa solitudine che pervadeva il suo stomaco e la sua pelle riusciva inesorabilmente a farlo sentire vivo.
quella violenta luce artificiale che vedeva riflessa fuori sottolineava ancora di più il buio tutto intorno e lo spazio nero che si creava all'orizzonte sembrava infinito come un mare rilassato e calmo il suo corpo diventò leggero impalpabile le sue membra si staccarono dalla sedia e iniziarono a galleggiare
il pensiero di silvia lo inquietava quella creatura era entrata silenziosamente ma decisamente nella sua vita senza rumore alcuno come una finestra sicura che si spalanca fiera al vento il suo odore era dolce e il suo volto generoso e sincero
quella sensazione era senza tempo senza colori senza perimetro non sentiva più le sue mani non sentiva più le sue gambe non il suo volto era solo leggero e felice cullato in quell'aria calda ed eterea
a un certo punto si addormentò con la certezza della felicità che sentiva un grande freddo alla schiena e la strana sensazione di aver volato dolcemente per cinque piani.
LIBERTA' DI AZIONE LIBERTA' DI PENSIERO 2 causa ed effetto (ad ogni azione corrisponde un'altra azione conseguente)
"JOHN FANTE E LA POLVERE"
-ma come fai a dire che "chiedi alla polvere" non sia il romanzo più bello di john fante! - -contorto, troppo appassionato....- -ma stai scherzando! la sua scrittura è visiva ma pulita- -in realtà a me non piace per niente è inutile che insisti- -va bè lasciamo perdere. un pacchetto di ms per favore mentre aspettavo il mio turno ascoltavo la conversazione di quei due. -un biglietto del bus grazie- Questo fante mi aveva incuriosito, arrivato in biblioteca rendo il tomo di fisica1, vado a cercare fante lo trovo lo prendo. Paolo esce dalla biblioteca arriva in ufficio e si apposta alla sua scrivania, oggi il lavoro è scarso e senza pudore apre il libro e inizia a leggere. Paolo è un single indipendente e pignolo quello che ha gli basta il suo lavoro la palestra e il sesso ogni tanto. Ci sono cose che gli mancano ma non se ne preoccupa le malinconie passano e la vita continua. E' un uomo curioso che si interessa a tutto sfrutta e vive le sue esperienze meticolosamente, cerebralmente, le cose scivolano su di lui come come l'acqua nelle piogge estive scrosci improvvisi violenti ma rapidi. Lucia quella della scrivania di fronte timida introversa e molto intima, era sempre stata incuriosita da lui ma non comprendeva bene il suo carattere e questo non le aveva mai dato il coraggio di dichiararsi ma il libro che Paolo stava leggendo evidenziava un lato della personalità che non le era mai saltato all'occhio, lei ama quell'autore, prende coraggio e gli scrive una lettera contenente un passaggio di quello stesso libro, così lui forse capirà. -vado a prendere un caffè vuoi qualcosa?- -no ti ringrazio sei...... gentile- Si alza e la nasconde tra le pagine del libro mentre lui si assenta dalla sua scrivania. La mattina dopo in autobus il libro in mano assieme a cartellette dell'ufficio -non mi piace molto questo romanzo lo riporterò in biblioteca- pensava, nel frattempo l'autobus frena bruscamente il libro scivola a terra e fa inciampare una persona che cadendo si fa male, lui la soccorre è costernato. -si è fatta male? non è stata colpa mia mi dispiace.... questo libro- l'autista blocca l'autobus nella confusione generale sono costretti a chiamare un ambulanza. E' li steso accanto alla donna, raccoglie il libro da terra, forse dovrà ricomprarlo si è rovinato e non si accorge che dalle pagine cade la lettera, in realtà non l'aveva ancora vista. Attendono l'ambulanza lui è li accanto a lei le tiene la mano e osserva intenerito le sue dita affusolate non ha anelli è semplice ed elegante, non ha neanche la fede. -la prego non mi lasci ho paura- Il soccorso arriva lui sale nell'ambulanza il minimo che possa fare è accompagnarla e poi in effetti quelle mani bollenti e umide lo hanno scaldato, non ha mai visto una donna cosi bella e non vuole lasciarla andare. Cristiano vede quella lettera in terra, sembra personale ma non sa di chi sia ormai da quell'autobus sono scesi tutti, la raccoglie, incuriosito e la mette in tasca. Sta andando dallo psicologo stavolta rischia grosso, la sua storia è finita e in quell'amore aveva puntato tutto, troppo, mentre cammina verso lo studio i rumori del centro città possono solo essere un ronzio di sottofondo i suoi pensieri rarefatti si mescolano a quel ronzio creando un miscuglio di suoni sconclusionati, non sente niente ne dolore ne gioia, non sente neppure l'aria gelida del mattino che taglia la sua pelle e la percezione del suo corpo è ridotta alle suole delle scarpe che calpestano il terreno, pensa alla morte in maniera serena e lucida quello è l'unico pensiero che si affaccia nitido. La seduta scorre come una puntura indolore il cammino a ritroso verso casa è come un nastro al contrario gli stessi movimenti e gli stessi passi che ricoprono le orme precedentemente lasciate di nuovo l'autobus dalla parte opposta e le facce sembrano le stesse dell'andata. il giorno dopo è al parco ad immortalare con la sua macchina fotografica ancora volti e storie quel lavoro come fotografo per una rivista è l'unica cosa che lo tiene vivo. C'è una macchia rossa in mezzo a quel poco verde di fine inverno è un vaporoso vestito femminile, si avvicina e allarga lo zoom, è li da sola mentre legge un libro "chiedi alla polvere" ricorda qualcosa, quel titolo l'ha letto da qualche parte, si certo nell'autobus per terra, poi mette una mano in tasca e tira fuori la lettera che aveva raccolto il giorno prima e mentre continua ad avvicinarsi a lei la osserva il colore dei suoi capelli è un corvino lucente e il suo volto sereno ammanta l'aria che la contorna, si ferma apre la lettera e legge " - i capelli neri, folti e pesanti, sembravano un grappolo dietro cui si nascondeva il collo. Era come un santuario, quel locale. Tutto li era santo, le sedie, i tavoli, lo straccio che aveva in mano, la segatura che calpestava. Lei era una principessa maya e quello era il suo castello. Fissai le huarachas sfondate che scivolavano sul pavimento e sentii di desiderarle. Avrei voluto tenermele strette al petto mentre mi addormentavo, stringerle a me e respirarne l'odore-". Di colpo tutto si fa chiaro come una visione pulita e semplice in un attimo la percezione della sua vita gli appare nitida come mai l'aveva sentita, come quelle splendide poche righe. Si avvicina a lei sul prato lascia cadere la lettera accanto in terra e se ne va regalandole un sorriso. Era una giornata stupenda e aveva una gran voglia di vivere. -senta mi scusi io prenderei questo ma la copertina è completamente rovinata e molte pagine dentro sono sporche piene di pedate e molti periodi sono illeggibili....- -cosa vuole che le dica qui dentro abbiamo circa 50000 libri, lei sa quante persone passano ogni giorno di qui?.
LIBERTA' DI AZIONE LIBERTA' DI PENSIERO (libero arbitrio) prologo
Parole pesanti adagiate su generoso pensiero, lancio indomito di saette veloci che trafiggono semplici e leggere un bersaglio nitido facile da colpire. libertà di azione. Pensiero che specchia se stesso di se stesso si nutre, giri concentrici. libertà di pensiero. Azioni convulse, meccaniche, violente, automatiche, logiche, scelta. libertà di azione. libertà di guardare l'altro ucciderlo, di guardare l'altro non ucciderlo, luoghi aperti e sconfinati, qui dentro. libertà di azione. Ampio raggio fuoco a disposizione intenti dubbiosi ma fruibili. libertà di azione. libertà di essere e pensare dentro e fuori se stessi, scegliere, agire. Pensiero e azione legati tra loro lontani tra loro, logica, sintesi, talento. Farsi schiaffeggiare.Libertà di pensiero. Schiaffeggiare.Libertà di azione. Oggi ho imparato qualcosa. qualcuno mi ha insegnato qualcosa. io mi sono insegnato qualcosa. libertà di pensiero. adagiare il volto sui desideri, varie mani li esaudiranno. sentire la propria libertà, qualcun' altro comprerà il tuo lavoro. libertà di azione. scendere in strada dare una moneta a un mendicante, scelta. libertà di azione. La moneta cade il mendicante la raccoglie viene investito. libertà di azione. libertà così rinchiusa nella propria da poter liberamente scegliere di soffocarsi con una busta di plastica. libertà di azione.
ESTETICA DELLA METAFISICA (tirar fuori pennelli tele e colori, sedersi davanti alla tela, alzarsi, riporre tutto al loro posto e sentire di aver dipinto)
Isabella si staccò da Marco e si mise velocemente a correre strattonò la borsa che cadde a terra ma riuscì a mettersi davanti al cofano della macchina urtandolo che inchiodò fortunatamente. -idiota! ma sei ubriaco!- Spostò il cane dalla strada, aveva solo preso uno spavento. Marco la guardò, con occhi sufficenti, sembrava non approvasse la sua istintiva incandescenza nel sentire la vita -ma cos'è che ti rode di più? .....la forma o il contenuto, delle cose- gli disse rimettendosi la borsa a tracolla.