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giovedì, 18 maggio 2006


                 



Il vento che soffia forte stanotte
mi porta con se prepotente e caldo
e io vado
mi lascio trasportare
un piccolo granello nelle braccia del vento
un piccolo granello che cavalca il vento.
Oggi compio 39 anni.
L'acqua che dalla mia borraccia diminuisce ogni giorno
è sempre più buona
e il viaggio che compio
non sarà mai compiuto.

scritto da:almavox ©
maggio 18, 2006 11:10
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poesia, riflessioni


martedì, 18 aprile 2006






                 
                     Illustrazione Giuseppe Bianchessi





SENTO


Ascoltare percepire assaporare subire attraversare farsi attraversare
vedere toccare annegare violare implodere esplodere subire violenza
continua dalle cose che mi attraversano mi trapassano  lasciarsi vivere
dalle cose totalmente mentre accadono la mia mente subisce la loro
fisicità Il freddo mi attraversa mentre lo sento  e vedo nitidamente i muscoli
ritirarsi e contrarsi nelle loro rosse fibre il caldo mi attraversa  il cielo
nuovo e nitido della primavera che fa sentire l’aria leggera e mi accarezza
la pelle come una nuovo amante la tristezza del mondo mi uccide e mi
trapassa mentre sento fisicamente le lacrime le mie quelle delgli altri che
scivolano segnando una via umida sul mio volto  sento la lacrima nella
sua intensa liquidità mentre si adagia sulla bocca ne gusto il sapore
salato la ingoio la assaporo nel suo fisico significato
subisco violenza dalle parole da qualsiasi parte vengano
dalle persone umili come quelle arroganti dallo sconosciuto come
dall’amato ogni parola diventa un macigno enorme sul mio petto
mi toglie  il fiato si scompone su di me segnando il mio cuore
sento p’arole di rabbia che mi feriscono sento parole d’amore che mi aprono
sento parole di felicità che compiono piroette mentre le mie gambe leggere
si piegano al volere altrui sento parole di perdono e mi perdono sento parole
sensuali e mi faccio donna  mi faccio violentare quando qualcuno varca la
porta dei miei sensi  mi abbandono lo vivo lo uso mi uso mi faccio
violentare quando sento il male che sgorga indecente in ogni fiume sotto
i miei occhi il mio il loro il vostro lo vivo nelle mani che tremano e sudano
e mi sento acqua che entra in quel fiume poi mi sento sasso che devia lo
devia e mi sento sabbia che lo sorregge e mi sento violentare quando
qualcuno viene violentato  mi curo le ferite quando qualcuno viene
bastonato ho fame per chi la sente e orfano per chi non ha nessuno
chiedo perdono per chi lo cerca do quello che ho a chi lo chiede
non ho possesso anche se mi faccio possedere non ho orgoglio se non per
quelli che non lo hanno niente più mi appartiene o appartiene al niente e
tutto ora mi appartiene  ora sono una porta un passaggio dove entrano ed
escono linguaggi e informazioni  un ponte un piatto un veicolo in cui la
fisicità è solo un alfabeto che mi permette di parlare con questo corpo in
questa vita in cui i miei sentimenti non mi appartengono più dove di
questo sentire ne sono solo il portatore ma sento e subisco questo
veicolo come se fossi il  passeggero il veicolo stesso la strada e il tempo
amplificato e potente sento il senso della vita che appare al mio
sgomento tutto nella sua nuda semplicità e tutto sembra stupido e tutto
sembra necessario e nel dolore nel sacrificio sento la via della vita felice
come una meraviglia che si apre davanti al mio sguardo la meraviglia che
nasce dal buio  e la vita che nasce li dentro è tanto vera da sembrare
assurda e ciò che è necessario non è più visibile agli occhi.


scritto da:almavox ©
aprile 18, 2006 06:14
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poesia, riflessioni


sabato, 01 aprile 2006



sarei già andato davvero lontano
tanto lontano quanto è grande il mondo
se non mi trattenessero le stelle
che hanno legato il mio al tuo destino
cosi che solo in te posso conoscermi
e la poesia i sogni il desiderio
tutto mi spinge a te
alla tua natura
e dalla tua
dipende la mia vita

Goethe

scritto da:almavox ©
aprile 01, 2006 23:34
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poesia


domenica, 19 marzo 2006




IL CARCERIERE DI FUMO


Ciò che mi divide da me è un corpo pieno di dolore
che mi tiene tra le sue forti mani fisiche e non mi lascia andare
il confine di questa prigione non esiste
ma è tanto forte quanto la mente che impaurita lo trattiene
questa fisicità che frena che  esalta che sconfigge
è solo la proiezione dei nostri limiti della nostra piccola umanità
il dolore che sento immenso in ogni parte della mia mente
è un carceriere di fumo
involontario ogni tanto è il vento che lo spazza via
potente e inconsistente si riforma come un ghigno arrogante
di fronte al suo fragile prigioniero
e nell’assoluta coscienza dell’immenso che portiamo con noi
abbracciamo il fallimento
e prostrati ci inchiniamo  a questa rassicurante fisicità
che ci trattiene mediocri ai bordi della vita.

scritto da:almavox ©
marzo 19, 2006 02:46
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poesia, riflessioni


mercoledì, 25 gennaio 2006

IL VENTO IMMOBILE


Ci sono temporali che non bagnano
Tempeste che non devastano
Non  c’è cosa più dolcemente  amara
del  percepire cosi nitida la giusta via da prendere
e  sentire coscienti che non si riuscirà mai a percorrerla.
Questo senso di lucida impotenza  è  reale
quanto la coerente passività che  percorre la via dell’apparente  fallimento
silenzioso sentiero che porta a te.
Inevitabile il dubbio
Superarsi come prevaricarsi
o accettare distaccati  come il  grande traguardo della coscienza di se stessi?

scritto da:almavox ©
gennaio 25, 2006 08:48
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poesia, riflessioni


giovedì, 03 novembre 2005





IL LIMITE DELL'AMORE

la guardò
come mai  aveva fatto fino ad ora
e si rese conto
che la vide davvero
forse per la prima volta
le disse -ti amo tanto-
non ne era molto convinta
ma quella donna che vedeva
riflessa davanti a lei nel suo specchio
sarebbe sopravvissuta solo a quelle parole.

scritto da:almavox ©
novembre 03, 2005 06:37
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poesia


domenica, 30 ottobre 2005


IL DESERTO DELL'ASSENZA

Nel vuoto dei miei occhi
ora vedo la mia pienezza
nel rumore del mondo
ora colgo il mio silenzio
nell'assenza di emozioni
ora sento il mio battito del cuore
e in questo immenso deserto di assenza
ogni minuscolo granello lascia un'impronta.
Ora percepisco tutto.

scritto da:almavox ©
ottobre 30, 2005 01:07
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poesia


lunedì, 11 luglio 2005

CHI SONO

La strada che percorro non mi appartiene
Il corpo che abito non mi appartiene
Il dolore che sento non mi appartiene

Cio che sono non abita qui
Cio che sono non esiste adesso
Cio che sono non sono io

scritto da:almavox ©
luglio 11, 2005 02:33
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poesia


venerdì, 13 maggio 2005


ILBENE

Ci fu un tempo in cui uomini sedevano all'ombra degli ulivi.
Quel tempo la natura era esempio e ordine delle cose.
Dall'osservazione della natura veniva tratta ispirazione nel sentire e nel divenire
quel semplice cronologico regolare sviluppo di eventi e mutazioni veniva considerato da quell'uomo
tutto ciò a cui l' umano essere poteva aspirare con naturalezza attraverso ricerca e riflessiva contemplazione
quel semplice cronologico naturale sviluppo di eventi e mutazioni veniva considerato da quell'uomo
il traguardo della perfezione da cui prendere ispirazione.
Questo stato di cose non veniva sentito come un percorso religioso
la coscienza dell'imperfezione umana faceva si che l'equilibrio della natura nella sua superiorità
fosse preso ad esempio per tracciare un cammino preciso e inequivocabile negli intenti.
La coscienza dell'esistenza nell' uomo del bene e del male imponeva un ovvio limite invalicabile verso quella perfezione
ma proprio per questo se ne imponeva la profonda conoscenza
la conoscenza attraverso il bene
la conoscenza attraverso il male.
Questa profonda considerazione faceva vivere la natura come madre suprema
e gli abitanti della terra imperfettamente umani.
Questo percorso della conoscenza del bene e del male
venne chiamato filosofia "philo-filo e sophia-saggezza"
la conoscenza delle profondità della mente umana
come un filo che conduce alla saggezza
il sapere inequivocabile dei limiti per poterli superare.
Il perfetto e armonico equilibrio dell'uomo come la più alta espressione della natura
la rappresentazione della bellezza umana come la più alta espressione della natura
la bellezza quindi come palese verità
la bellezza quindi come equilibrio
la bellezza quindi come armonia.
Tenendo conto della modernità del termine bellezza che allora non esisteva esso deriva da buono che deriva da bene.
La bellezza era un bene.
Era un composto tra armonia equilibrio la bellezza era verità.
Quegli uomini non potevano prescindere la bellezza dal tutto
quegli uomini non potevano prescindere la bellezza da una serie di elementi che armonicamente dovevano coesistere insieme.
L'estetica ovvero la capacità del sentire del percepire.
La forma come il contenuto il contenuto come la forma.
Ciò che erano e sentivano dentro mostravano fuori.
Ciò che mostravano fuori era l'elaborazione fisica e intellettiva di ciò che avevano realmente sentito e indagato
e la forza dell'espressione della verità dell'essere si tramutava in bellezza.
Un bene prezioso.
La bellezza non era valore assoluto ma espressione di ricerca dell'armonia tra se se tessi e il mondo che li circondava.



IL LUOGO

C’è un luogo in cui gli uomini siedono all'ombra degli ulivi
per cercare se stessi
un luogo in cui i capelli bianchi di una donna donano al suo volto il fascino delle esperienze di cui ammantano quelle ciocche bianche.
Un luogo in cui l'imperfezione di un corpo parla inequivocabilmente di tutti quei punti salienti dove puoi trovare ispirazione nello scoprire strade timide e mai percorse
Un luogo in cui l'abito che indossi muore nel significato e nell'attimo in cui il freddo lascia il posto a mani calde che intiepidiscono il corpo
un luogo in cui gli occhi stanchi e lucidi dei vecchi vengono usati per illuminare strade ancora da percorrere
un luogo in cui il valore di un uomo è pari a ciò che è
un luogo in cui l'umano limite nella malattia e nella follia
possono soltanto raccontare mondi visionari e privilegiati
un luogo in cui quando gli uomini incrociano gli occhi vedono gli altri
C’è un luogo in cui il corpo e l'anima raccontano un unica storia e quella è una storia di vera bellezza.

scritto da:almavox ©
maggio 13, 2005 00:39
| commenti (51)
poesia, riflessioni