blog
archivio
categorie
mela

visitato
*loading* volte


























giovedì, 09 febbraio 2006





tratto da "GRETA" capitolo 1 "Le scarpe lucide"


Sotto casa da qualche tempo c’era un nuovo bar
le pareti erano tappezzate di foto sculture sparse qua e là murales e musica tutto parlava di messico e nuvole.
Lo stesso barista elogiava e descriveva con frasi colorate e poetiche posti che in realta’ lui stesso non aveva mai visto
ma che sognava come simbolo di liberta’ e di riscatto.
Un giorno gli chiesi il perche’ non fosse mai andato in questi luoghi che sognava cosi tanto
-preferisco sognarli a modo mio piuttosto che avere la delusione di una realta’ che non voglio accettare
rinunciare al sogno che mi stimola e mi trascina nel mio immaginario-
Difficile rispondere ad un’emozione cosi forte e cosi posseduta da qualcuno.
Nonostante grandi discorsi di sogni e liberta’ le persone che popolavano quel bar erano assai ben lontane dai volti solari e caldi che eccheggiavano su quei
muri come visioni aeree.
Gli esseri umani di questo luogo erano composti da ragazze sempre abbronzate
studenti di buona famiglia che si arrovellavano nel dilemma della marca dell’automobile da comprare
manager banchieri che sostavano per la pausa pranzo
commercianti adiacenti in strada che facevano capolino con la scusa di un caffe'
per raccontare le ultime sulla figlia del fornaio che arriva ogni notte alle 5 con un ragazzo diverso
o la straziante circostanza della signora del 3° piano che ha perduto il bambino.
Il personaggio forse piu’ interessante e silenzioso era il postino che al 6° palazzo faceva tappa obbligata al bar
entrava
lentamente
stanco e affaticato con voce roca e dolorosa chiedeva il solito bianco abbondante beveva e se andava
ma in tutto quel metodico vociare le sue grida mute andavano molto piu’ in alto di quell'inutile frastuono.
Cosa ci facevo qui dentro?
Non lo so ma il caffe’ gioirnaliero lo prendevo volentieri
e lo spettacolo umano che ogni giorno mi si presentava davanti mi faceva riflettere su tante cose della vita.
La malinconia che periodicamente mi assaliva mi spingeva all’urgente bisogno di stare in mezzo alla gente
e tutto questo mi faceva superare la piccola intolleranza che ho ogni tanto verso le persone troppo viziate e borghesi
cosi per necessita’ virtu’ delle volte riuscivo anche a infilarmi in qualche discorso cretino per sentirmi ancora all’interno di un mondo…
sempre con insuccesso.
In quella splendida giornata carina ed elegante mi diressi verso il bar e scorsi da fuori che all’interno un ragazzo bellissimo stava bevendo qualcosa
man mano che mi avvicinavo all’erntrata potevo scorgere che fosse molto elegante
rimasi ad osservarlo dalla vetrata esterna lo osservai per bene
aveva modi molto eleganti il viso abbronzato e capelli folti ben curati poi c’erano i suoi modi affettati e un po’ femminei
il suo cellulare bene al suo posto i suoi movimenti lenti e studiati...assolutamente insopportabile.
La preziosa e ponderata accuratezza con cui il suo corpo si muoveva era pari solo a un appassionato giardiniere mentre innesta le sue rose.
Di primo impatto tutto faceva pensare al tipico maschio arrogante bello e vincente
ma ci furono dei particolari che colpirono la mia attenzione
spesso i piccoli particolari sono i meno artefatti se si vuole recitare una parte…
e poi il nostro istinto e’ un vigile notevolmente attento e affidabile e quando certe cose ti passano attraverso lo stomaco non si puo’ sbagliare
hanno proprio centrato nel punto giusto.
Comunque dopo circa un minuto di immobile osservazione trassi un grande sospiro e mi dissi che un uomo cosi bello non mi avrebbe mai guardato
che la bellezza e’ solo fine a se stessa e che avrei riflettuto meglio davanti al mio caffe’
continuando comodamente ad osservare quel bello e strano esemplare umano.
Cosi dopo aver fatto col respiro l’alone sulla porta a vetri esterna del bar che ormai aveva la sagoma della mia faccia entrai velocemente
e voltandogli le spalle ordinai e mi sedetti.
Aveva due grandi e profondi occhi neri che tristemente sorridevano e aveva delle scarpe splendidamente pulite
due particolari non di poco conto.
Gli occhi non mentono mai per quanto ci si possa affannare o recitare
se osservi a lungo e attentamenete una persona nello sguardo ci sara’ un istante anche piccolo in cui calera’ la maschera e allora anche solo per poco
potrete cogliere il suo intimo animo.
Quelle scarpe poi mi sembrarono un particolare interessante non avevo mai visto scarpe cosi lucide.
Era tardo pomeriggio e il suo viso stanco raccontava di una lunga giornata di lavoro
come poteva avere scarpe ancora cosi pulite?
Cosi pensai che avrebbe potuto avere un amorevole moglie che alla maniera antica le lucidava con dolce ammirazione
o forse era un tipo assai pignolo e la sera tra un libro e un film lustrava feticisticamente quelle pelli invecchiate.
L’ avere cosi tanta cura di questo oggetto mi ricordava tanto il tempo in cui quando vivevano i nostri nonni
l’eleganza di un uomo rappresentava una pulizia morale piu’ che un biglietto da visita sociale e le scarpe ne erano un simbolo.
Ricordo nitidamente come appariva mio nonno quando ci incontravamo il mesto vestito ti raccontava inequivocabilmente che i soldi erano pochi
ma l’odore di sapone appena usato il cappello al suo posto e le scarpe immacolate raccontavano di un uomo pulito dentro e fuori.
Ero affascinata da quelle lucide scarpe potevo osserevare attraverso loro le sagome dei tavoli che riflettevano sulle tomaie come nell’argenteria di una casa a modo
ecco si
quei dui splendenti calzari mi davano la calda sensazione di una casa ordinata
dove tutto ha il suo posto e la mente puo’ finalmente respirare.
Quell'uomo mi affascinava e l'avrei ancora osservato a lungo con la convinzione che quelle scarpe mi stavano svelando di più.

scritto da:almavox ©
febbraio 09, 2006 10:31
| commenti (13)
greta e il coro-il romanzo