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venerdì, 06 aprile 2007


eccomi quà...

 

VITA NUOVA



Pagò il conto e uscì come un fulmine dall’ospedale non aveva visto ancora nulla voleva farsi una sorpresa ma sapeva che comunque sarebbe nata a vita nuova salii in macchina e guidò per tutto il tempo col sorriso stampato in faccia parcheggiò alla meglio apri in fretta il portone e fece le scale tre a tre quando in un lampo si trovò finalmente di fronte allo specchio pronta ad ammirare il suo naso nuovo tutta la vita aveva aspettato quel momento quello straordinario istante dava senso alla sua meschina esistenza una vita racchiusa in un attimo che sarebbe durato in eterno.
- Nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo-
tremarono i vetri e l’urlo fece eco in tutto il palazzo.
- non è possibile…-
disse inginocchiandosi a terra.
L’orrore prese il posto del sorriso e la disperazione si trasformò in in un fiume di lacrime.
Il suo vecchio naso era ancora al suo posto.
Non poteva capacitarsi di quello che stava vedendo era stata ben sette giorni in ospedale due ore in sala operatoria e per i primi tre giorni aveva sopportato dolori indicibili aveva scelto il miglior chirurgo che c’era sulla piazza e aveva speso tutto ciò che possedeva messo faticosamente da parte durante tutti gli anni della sua esistenza.
Fin da piccola dai tempi in cui memoria potesse ricordare aveva sempre avuto orrore di quel naso che irriverente e violento troneggiava sul suo volto lui era stato il protagonista di tutta la sua vita quella sua protuberanza l’aveva costretta a cammuffarsi nel copro e nella mente di chi come lei ne era prigioniera.
Niente aveva potuto contro di lui qualsiasi cosa indossasse qualsiasi pettinatura si facesse non era mai tanto prepotente come quel suo naso
gli aveva persino dato un nome e con lui parlava furiosa per minuti interminabili non servirono neanche i due anni passati da quello  psicologo col naso all’insù  che l’avevano solo convinta di quante bugie può essere in grado un essere umano di raccontarsi per accuietare e ammansire le proprie tempeste.
Aveva un bel da dire quel dottore
- mia cara ciò che conta è come lei si vede dentro come lei percepisce la sua persona e l’essenza che rappresenta-
Stronzate.
Come posso guardarmi l’anima se ogni volta devo passare dalla dogana del corpo dovrei non guardarmi più e non avere più uno specchio  dovrei pensare  di essere qualcos’altro per avere la serenità di sentire ciò che ho dentro e se quello che ho fuori rappresenta ciò che ho dentro come può esserci armonia in me se non c’è fuori di me?
Avevo otto anni la prima volta che ho cercato di tagliarmelo con un coltello da cucina fu mia nonna a fermarmi aveva urgenza di venire in bagno avevo gia tagliato tre centimetri di carne.
A dodici ho riprovato con la fibbia dei pantaloni di mio padre i coltelli erano tutti chiusi a chiave.
Mia madre tentava in tutti i modi di scavalcare la mia ossessione puntando sul senso di compassione per chi stà peggio e cosi tutta la mia infanzia fu popolata da amichetti “particolari” che lei portava in casa c’era l’imbarazzo della scelta il ben di dio bambini sulla sedia a rotelle quelli down bambini senza un braccio bambini cechi e sordomuti un pomeriggio mi portò anche un nano con lui sono diventata molto amica.
Non funzionò.
Ciò che vedevo era l’unica cosa che mi rappresentava ciò che rappresentava era orrido distorto innaturale violento assordante.
Ci si può distaccare dalla forma?
Ci si può distaccare dal senso reale della materia?
Cosi preponderante cosi solida cosi piena cosi vera presente.
L’acqua non è cosi lei prende la forma che trova anche l’aria.
Ma come posso io farmi acqua e aria?
A ventidue anni ebbi la mia prima esperienza sessuale fu anche l’ultima ne fui stordita non so neanche se raggiunsi il piacere ero succube di quell’uomo ma per la prima volta qualcuno aveva visto qualcos’altro qualcuno mi toccava e accetava ciò che ero al di là della mia forma solo dopo ho capito che ero soltanto un intermezzo invisibile che gli dava la possibilità dei piaceri del sesso i nostri incontri erano fatti solo di scopate riusciva a farmi fare ciò che voleva spesso piangevo mentre mi prendeva ma sembrava che le mie lacrime non facessereo rumore meschino e ingordo abusava di me cosciente della mia debolezza.
Mi lasciò al telefono dicendo che non si divertiva più.
Mio padre morì quando avevo trent’anni e mia madre con i suoi tacchi a spillo e quelle sue unghie laccate rimpiazzò presto quel vuoto economico.
Poco dopo tentai di suicidarmi  l’unica remora che avevo era lasciare a mia madre quel piccolo gruzzolo che avevo messo da parte.
Uscita dalla clinica mi resi conto che era stupido darsi per vinta e che la soluzione era dietro l’angolo sarebbe bastato un chirurgo estetico a risolvere i miei problemi.
Cosi passai altri dieci anni a mettere soldi da parte anche se ciò che guadagnavo facendo la bidella a scuola non mi permetteva di raccimolare tanto denaro in fretta ma ero determinata e facevo in modo di risparmiare su tutto diventai vegetariana rispanmiando sulla carne vendetti la macchina tutte le mattina facevo venti chgilometri per andare a scuola compravo solo vestiti usati e spesso usavo candele a posto dell’energia elettrica.
Quindici anni ci sono voluti per raggiungere la cifra dell’operazione.
Paola continuò a riflettere sulla sua vita senza capacitarsi del perché il suo naso fosse ancora al suo posto eppure aveva fatto tutto per bene grandi sacrifici forza di volontà  determinazione e quella operazione tanto dolorosa ma quella protuberanza  era ancora là varcando tutti  i confini della realtà.
Forse stava avendo un’allucinazione la stanchezza della degenza o il troppo desiderio di vedere una nuova vita l’aveva portata a vedere ciò che non era cosi tentò di calmarsi e decise di andare a riposare.
Passò una settimana chiusa in casa  tutte le mattine controllava davanti allo specchio ma quel maledetto non rifletteva ciò che avrebbe voluto vedere in quella cornice laccata oro continuava a vedere il suo vecchio naso li granitico e fermo.
Dopo dieci giorni fu costretta ad uscire per fare un po’ di spesa il fornaio la guardò in maniera strana poi fu la volta del droghiere che prorpio non voleva smettere di fissarla quando vide lo stesso sguardo nel fruttivendolo nonostante la sua  paurosa timidezza prese coraggio e disse
    - ma che cos’ ho di strano che mi stà fissando -
    - nulla di male signora stavo ammirando il suo nuovo naso ma non avevo il coraggio di dirgliero in effetti la trovo molto bella –
In quel preciso istante capii di non essere mai nata e che forse non sarebbe mai veramente vissuta.

scritto da:almavox ©
aprile 06, 2007 05:37
| commenti (7)
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