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giovedì, 12 aprile 2007
secondo e terzo capitolo del romanzo "GRETA E IL CORO"
il primo lo trovate in categorie sotto greta il romanzo
Capitolo 2
Il CORO 1
(Greta)
Greta: 27 anni labbra carnose seni pronunciati e due occhi verdi dove puoi leggergli l'anima.
Studia come scenografa il teatro è il suo grande amore ma non lo osserva non lo studia lo vive.
Appassionatamente come con tutte le cose che appartengono alla sua vita ingurgita ingoia inghiotte voracemente tutto cio che quel mondo le provoca. In palcoscenico può fuggire dalla realtà li non esiste li dentro al buio nelle atmosfere che di volta in volta le si rappresentano può vivere su di se ogni personaggio ogni umore ogni sentimento e mentre la scena e le luci la aiutano ad immergersi empaticamente in ciò che l’attore rappresenta in quello spazio simbolico oltrepassa i confini fisici della realtà ed è comunque sempre realtà .
La puoi vedere in piedi dietro le quinte recitare come un mantra le battute che le scorrono sulla pelle come se le stesse vivendo in quel preciso istante come se esistesse solo li e in quel momento la possibilitĂ di vivere vite che non potrĂ mai avere.
Tutto questo la riempie e la stimola a forzare energie e stati d’animo
quello che prova in quell’atmosfera piena di polvere le basta ha vissuto intensamente un’altra tappa della sua vita.
Fare l’accademia nonostante sia a lei necessario è uno dei tanti modi di espressione che le appartengono ma che non guarda realmente questa esperienza è soltanto un’altra opportunita’ di conoscere di vedere di capire il mondo con nuovi colori occasioni volti e altre storie da vivere come riflessa in uno specchio.
Gli esami da dare non sono un problema Greta è brillante può permettersi di studiare in poco tempo ore delle volte riuscendo con il massimo dei voti e il suo talento artistico le dà la possibilità di farsi apprezzare.
Nella sua fuga è un continuo di slanci sorrisi e accomodamenti verso tutti
la profonda ignoranza di se stessa e la conseguente sfiducia nelle sue capacitĂ fanno di lei un servo fedele pronto a sacrificare il suo tempo per un altrui sogno.
Quello che cosi convincentemente vende agli altri lo regge bene anche se faticosamente è difficile supportare qualcosa che non ti appartiene non a lungo.
Greta non ha un sogno li ha tutti e quello che più le appartiene è la sua reale e straordinaria capacita’ di donarsi agli altri
è ostinatamente generosa sempre e comunque
non riesce a tenere nulla per se non riesce a godere da sola di ciò che la vita le offre il sentimento che più le porta sollievo è la condivisione e quel senso di appartenenza che la fa sentire viva e amata.
Questo però non basta questo non può dare felicità nessuno può volere la responsabilità di far felice qualcun altro.
No non funziona cosi.
Illusa non ha compreso ancora cosa sia l’amore non ha ancora capito come darlo a se stessa.
La paura è un sentimento che non conosce il sole e la consapevolezza di essere viva dentro quel corpo basta a darle forza per affrontare tutto ciò che il suo cammino le propone.
Greta passa da un amore all’altro senza un attimo di respiro un uomo ne sostituisce un altro senza concedersi neanche un secondo col proprio cuore sarebbe troppo doloroso il mondo che popola la sua anima è pieno di assenze e abbandoni.
C’è un sogno che fa spesso si trova a fronteggiare un mostro a forma di tritacarne metallico che ingoia le persone vive sfornandone hamburger cosi nel sogno si finge morta evitando l’ira di quel diavolo.
Quel sogno è la rappresentazione visiva della sua paura Greta è realmente morta il sogno non mente fingersi un’altra fingersi mille altre fingersi morta morire o non viversi è la stessa cosa è l’unica scappatoia che conosce.
La sua grande e positiva energia è solo una proiezione in realtà lei non esiste.
I momenti di malinconia non le mancano tutte le volte che quel sentimento vero e forte le viene a galla lo lascia defluire e in fondo è bello è una dolce e consolante malinconia e piangere è la perfetta conferma delle ingiustizie che ha subito quel dolore conferma il suo stato e giustifica la sua fuga.
Mai e poi mai potrete vederla piangere quel momento cosi intimo e fragile non è permesso a nessuno perchè li la sua verita’ non ha scappatoia
quando invece vuole fare la vittima e ottenere qualcosa da qualcuno calca la parte e lo fa veramente bene.
Eppure la vita che le scorre addosso la sente ma cosa farne?
Come investire quella sua gioia per rendersi felici è un po’ come mettere una chiave di sol in una serratura.
La felicità in quella sua ingenua e imprigionata mente è l’amore amore come fuga che da risposte che guarisce dalle ferite e da te amore che da uno scopo amore come significato e significante.
Il desiderio attraverso le tangibili mani che toccano e le parole che lusingano sentirsi viva unica ed amata l’importanza che ti da un altro essere quando ti sceglie e si affida a te sentire l’anima di qualcuno oltre le tue mani.
Continuamente curiosa e assetata di tutto vive nel dare attenzione al mondo con la capacitĂ di analizzare situazioni e persone in maniera acuta e sottile spesso si diverte colma nella sua misura a frugare negli sguardi delle vite che incontra.
Ormai anche questo vecchio rapporto inizia ad annoiarla la montagna è già stata scalata e anche quell’uomo si è innamorato di lei a quel punto non vede più un essere affascinante dalle grandi possibilità ma un uomo di qui non ha più considerazione perchè la ama.
In fondo l’unico maschio della sua vita non l’ha mai voluta
suo padre evidentemente è l’unico uomo forte.
L’incontro con quel ragazzo nel bar ha acceso un’altra scintilla un’altra sfida dietro quel bel corpo ha di nuovo visto degli occhi tormentati un mondo piu’ sotterraneo un percorso tortuoso un altro essere per cui sarà più soddisfacente donarsi corpo e anima cima degna da scalare.
Solo il traguardo di certe vite complicate riescono a darle la misura del suo valore.
(capitolo 3)
LA SORPRESA
Piena occupazione dell’accademia lo sgabuzzino dei bidelli è diventato la centralina operativa li ci sono telefono e fax che vanno costantemente perché mantenere i contatti con le altre sedi occupate è fondamentale.
Tutti sono eccitati l’accademia è nostra non so per quanto non so perché ma effettivamente è una sensazione splendida avere in mano qualcosa anche se non sai cos’è solo perché l’hai rubata.
Non ho mai avuto coscienza di queste cose non mi sento di poter dare o essere utile in questo senso qui in accademia è il mio ultimo anno e forse per me è solo un’orda di emozioni ancora da provare.
Le notti a settembre sono ancora calde e quando uscì dal lavoro dopo lo spettacolo era mezzanotte l’aria era buona da respirare e l’accademia è vicina solo poche centinaia di metri.
Questo è il quartiere universitario e per strada a quell’ ora c’era ancora tanta gente rumore musica e allegria nel vociare le persone che incontri sono soprattutto studenti mille colori e pensieri leggeri.
Li riconosci dalle facce gli studenti hanno quell’aria di chi ancora si sta godendo la vita un po’ come viene non hanno una loro identità nel mondo e spesso approfittano di questo periodo per vivere se stessi al di fuori di schemi o imposizioni
quello che stà venendo verso di me ad esempio la sua bella maglietta sgargiante i pantaloni sdruciti e quell’aria spettinata di chi non ha voglia e tempo di curarsi anche per me è ancora cosi e qui è tutto molto stimolante.
Adesso mi sdraierei a terra qui in mezzo alla piazza per guardare le stelle e le facce dei passanti che mi osservano ma non lo farò.
Nell’arrivare in accademia potevo solo pensare all’eccitazione di dormire su di un materasso a terra nell’aula magna quella piena di sculture affreschi e tanta storia da respirare del vino sigarette e qualche professore anarchico che avrebbe avuto voglia di condividere quell’ energia raccontando per tutta la notte di arte e politica discorsi appassionati ma rilassati di chi ha rinunciato da tempo per uno stipendio buono e ancora qualche stimolo.
Il mattino è tutto diverso la magia del fumo notturno è uscita dalle porte che si spalancano tutti sono seri e pronti alla lotta i corridoi sembrano colonie di formiche impazzite tutti corrono tutti hanno voglia di darsi da fare ma credo pochi sappiano realmente cosa succede.
Esco tornerò a casa a lavarmi e riposare sono sgualcita e appannata non sono riuscita a chiudere occhio le parole e i racconti della nottata mi hanno consumata ma sono contenta chissà che consistenza hanno le sillabe che abbiamo respirato questa notte hanno impregnato l’aria o si sono disciolte.
Parcheggio davanti al solito “moliendo cafè” cerco di dileguarmi verso casa non voglio vedere nessuno ormai ho gia fatto della strada quando sento gridare il mio nome.
Non oso girarmi quella voce l’ho riconosciuta è Gianni ma mi blocco mi sento orribile e nell’attimo che l’ho penso il suo braccio mi cinge mi ha raggiunto mi giro ed è li come l’avevo lasciato una settimana prima al bar.
- hai da fare?-
i suoi occhi sono lucenti e non si sogna di staccare la sua mano dal mio braccio
- no veramente no ma sono in disordine e...-
- hai voglia di accompagnarmi?-
la mia testa si irrigidisce e inizia a formicolare ci sono troppe domande e troppe risposte che dovrei darmi ma non ho tempo e posso permettermi solo di osare.
-…va bene…-
Non c’è posto per la delusione.
Mi fa strada verso la macchina è una bella mercedes di lusso mi apre la portiera mi sistema il lembo della lunga maglia che era rimasto fuori e chiude la portiera.
Mi sento male la sua galante lusinga mi ha gia messo in difficoltĂ .
La macchina sembra un tempio non si nota nulla fuori posto alla vista tutto ha un suo misurato ordine come le scatole cinesi e tutto è lucido privo di polvere.
Avvicino nervosamente le gambe e non so proprio dove mettere le mani ogni volta che mi emoziono le mie mani grondano di sudore e nel tentativo di asciugarmele addosso lascio sempre tracce di bagnato lungo i vestiti e non so cosa dire non so cosa fare anche se in realtĂ vorrei solo rilassarmi.
-vuoi un po’ di musica?-
- no grazie sto bene cosi-
Non riesco a sentire affatto i rumori che provengono dall’esterno la sua guida è lenta rilassata e quel silenzio cosi solido riesce però a farmi notare ogni tanto i suoi piccoli sorrisi e i suoi occhi che velatamente mi sbirciano di lato.
Non ho mai incontrato una persona cosi per me il silenzio è un qualcosa di invadente che lascia troppo spazio ai pensieri e a quei mostri ossessivi che mi inseguono da sempre ma il suo silenzio è diverso è denso importante e stranamente rilassante sottolinea il suo volto sereno che mi colpisce e mi inquieta come può un animo sereno venire in cerca proprio me?
-come mai un invito cosi diretto ad una sconosciuta?-
-non sei una sconosciuta …in realtà di conosciamo-
Non sapevo cosa rispondere e finsi di aver capito cosa volesse sottintendere c’era qualcosa di malizioso in quella risposta forse mi voleva solo portare a letto non riuscivo ancora ad immaginare un senso profondo a quelle parole specialmente perché venivano da una persona conosciuta da poco.
Il tempo percorreva sereno anche se le parole che ci scambiavamo erano poche tentavo soprattutto di concentrarmi sulla strada senza far notare la curiosità morbosa con cui l’osservavo.
Anche oggi la sua eleganza era impeccabile e le sue mani erano talmente curate da farmi vergognare nel mostrare le mie che spesso erano rovinate e trascurate.
-perché nasondi le tue mani? Sono mani forti molto belle-
-si è vero ma non sono mani ben curate e affusolate…probabilmente lontane da quelle che vedi di solito…-
-si ma questo non esclude il resto…non credi-
In effetti avevo fatto la figura della persona mediocre sottovalutando chi avevo di fianco ma la sua calma e la sua sicurezza mi mettevano a disagio provocando in me un grande senso di insicurezza e inferioritĂ .
-siamo quasi arrivati al mio primo appuntamento ma farò presto con questo cliente tu aspettami pure in macchina non vorrei prendessi freddo –
Quanta premura per un estranea mi sentivo in un grande stato confusionale e non riuscivo ad inquadrare la persona che avevo davanti cosi tanta naturalezza mi aveva spiazzato è più facile tradurre gesti e parole confezionate.
Lo intravedevo da dentro la macchina gesticolare lento sorridere in maniera affettata e suadente forse faceva parte solo del suo lavoro avevo capito che facese il rappresentante e la gentilezza fa parte di questo lavoro anche se spesso e pilotata e falsa ma i suoi occhi in effetti non mentivano e sprigionavano una tenera e triste gentilezza anche se i suoi gesti erano teatrali.
Osservai mentre richiudeva meticolosamente la sua cartella infilava lentamente la penna nel taschino della giacca si rimetteva il cappotto che aveva riposto con cura sul bancone e salutava stringendo la mano con ossequio e fermezza.
-hai visto non ho messo molto tempo ti sei annoiata?-
-no…ti osservavo. Fai il rappresentante vero?-
-si di biancheria intima-
-allora vedrai spersso bellisime modelle alle sfilate?-
-si ma sono molto stanco di vedere solo un certo lato della bellezza…-
Non risposi il mio silenzio poi fu in effetti pesante e inquietante e l’emozione di entrambi fu la coscienza fu la conferma di ciò che avevo intravisto nei suoi malinconici occhi che mi guardarono con la serena certezza di chi aveva compreso di essere stato compreso.
Avevo incontrato un uomo bello vincente e solo.
Fui contenta della mia preda ma inquietata dalla responsabilità e dalla profondità di quell’incontro.
-è per questo che non vedi le macchie di vernice dei miei vestiti?-
-vedo qualcos’altro al di là e vedo i tuoi occhi-
Sarei voluta sprofondare non potevo fingere o tirare fuori uno dei miei personaggi dalla lista dei copioni quest’uomo era profondamente interessato a me era la cosa più angosciante che mi fosse mai accaduta qui per la prima volta qualcuno mi aveva vista e per la prima volta dovevo decidere di essere me stessa non potevo fingere.
Non so se sarei riuscita.
Il viaggio proseguì liscio e rilassato parlammo di molte cose cose di forma ma essenziali da dove vieni cosa fai ma in effetti la meravigliosa sensazione di appartenenza era già nella nostra pelle e al di là delle semplici domande che facevamo era presente un’aria serena di chi finalmente si sente a casa.
Ci lasciammo davanti casa con la promessa velata e timida che ci saremmo rivisti.
Salii le scale di casa volteggiando anche se ancora non avevo la sicurezza e la fiducia di chi avevo conosciuto.
scritto da:almavox © aprile 12, 2007 09:14 | commenti (7)
venerdì, 06 aprile 2007
eccomi quà...
VITA NUOVA
Pagò il conto e uscì come un fulmine dall’ospedale non aveva visto ancora nulla voleva farsi una sorpresa ma sapeva che comunque sarebbe nata a vita nuova salii in macchina e guidò per tutto il tempo col sorriso stampato in faccia parcheggiò alla meglio apri in fretta il portone e fece le scale tre a tre quando in un lampo si trovò finalmente di fronte allo specchio pronta ad ammirare il suo naso nuovo tutta la vita aveva aspettato quel momento quello straordinario istante dava senso alla sua meschina esistenza una vita racchiusa in un attimo che sarebbe durato in eterno.
- Nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo-
tremarono i vetri e l’urlo fece eco in tutto il palazzo.
- non è possibile…-
disse inginocchiandosi a terra.
L’orrore prese il posto del sorriso e la disperazione si trasformò in in un fiume di lacrime.
Il suo vecchio naso era ancora al suo posto.
Non poteva capacitarsi di quello che stava vedendo era stata ben sette giorni in ospedale due ore in sala operatoria e per i primi tre giorni aveva sopportato dolori indicibili aveva scelto il miglior chirurgo che c’era sulla piazza e aveva speso tutto ciò che possedeva messo faticosamente da parte durante tutti gli anni della sua esistenza.
Fin da piccola dai tempi in cui memoria potesse ricordare aveva sempre avuto orrore di quel naso che irriverente e violento troneggiava sul suo volto lui era stato il protagonista di tutta la sua vita quella sua protuberanza l’aveva costretta a cammuffarsi nel copro e nella mente di chi come lei ne era prigioniera.
Niente aveva potuto contro di lui qualsiasi cosa indossasse qualsiasi pettinatura si facesse non era mai tanto prepotente come quel suo naso
gli aveva persino dato un nome e con lui parlava furiosa per minuti interminabili non servirono neanche i due anni passati da quello psicologo col naso all’insù che l’avevano solo convinta di quante bugie può essere in grado un essere umano di raccontarsi per accuietare e ammansire le proprie tempeste.
Aveva un bel da dire quel dottore
- mia cara ciò che conta è come lei si vede dentro come lei percepisce la sua persona e l’essenza che rappresenta-
Stronzate.
Come posso guardarmi l’anima se ogni volta devo passare dalla dogana del corpo dovrei non guardarmi più e non avere più uno specchio dovrei pensare di essere qualcos’altro per avere la serenità di sentire ciò che ho dentro e se quello che ho fuori rappresenta ciò che ho dentro come può esserci armonia in me se non c’è fuori di me?
Avevo otto anni la prima volta che ho cercato di tagliarmelo con un coltello da cucina fu mia nonna a fermarmi aveva urgenza di venire in bagno avevo gia tagliato tre centimetri di carne.
A dodici ho riprovato con la fibbia dei pantaloni di mio padre i coltelli erano tutti chiusi a chiave.
Mia madre tentava in tutti i modi di scavalcare la mia ossessione puntando sul senso di compassione per chi stà peggio e cosi tutta la mia infanzia fu popolata da amichetti “particolari” che lei portava in casa c’era l’imbarazzo della scelta il ben di dio bambini sulla sedia a rotelle quelli down bambini senza un braccio bambini cechi e sordomuti un pomeriggio mi portò anche un nano con lui sono diventata molto amica.
Non funzionò.
Ciò che vedevo era l’unica cosa che mi rappresentava ciò che rappresentava era orrido distorto innaturale violento assordante.
Ci si può distaccare dalla forma?
Ci si può distaccare dal senso reale della materia?
Cosi preponderante cosi solida cosi piena cosi vera presente.
L’acqua non è cosi lei prende la forma che trova anche l’aria.
Ma come posso io farmi acqua e aria?
A ventidue anni ebbi la mia prima esperienza sessuale fu anche l’ultima ne fui stordita non so neanche se raggiunsi il piacere ero succube di quell’uomo ma per la prima volta qualcuno aveva visto qualcos’altro qualcuno mi toccava e accetava ciò che ero al di là della mia forma solo dopo ho capito che ero soltanto un intermezzo invisibile che gli dava la possibilità dei piaceri del sesso i nostri incontri erano fatti solo di scopate riusciva a farmi fare ciò che voleva spesso piangevo mentre mi prendeva ma sembrava che le mie lacrime non facessereo rumore meschino e ingordo abusava di me cosciente della mia debolezza.
Mi lasciò al telefono dicendo che non si divertiva più.
Mio padre morì quando avevo trent’anni e mia madre con i suoi tacchi a spillo e quelle sue unghie laccate rimpiazzò presto quel vuoto economico.
Poco dopo tentai di suicidarmi l’unica remora che avevo era lasciare a mia madre quel piccolo gruzzolo che avevo messo da parte.
Uscita dalla clinica mi resi conto che era stupido darsi per vinta e che la soluzione era dietro l’angolo sarebbe bastato un chirurgo estetico a risolvere i miei problemi.
Cosi passai altri dieci anni a mettere soldi da parte anche se ciò che guadagnavo facendo la bidella a scuola non mi permetteva di raccimolare tanto denaro in fretta ma ero determinata e facevo in modo di risparmiare su tutto diventai vegetariana rispanmiando sulla carne vendetti la macchina tutte le mattina facevo venti chgilometri per andare a scuola compravo solo vestiti usati e spesso usavo candele a posto dell’energia elettrica.
Quindici anni ci sono voluti per raggiungere la cifra dell’operazione.
Paola continuò a riflettere sulla sua vita senza capacitarsi del perché il suo naso fosse ancora al suo posto eppure aveva fatto tutto per bene grandi sacrifici forza di volontà determinazione e quella operazione tanto dolorosa ma quella protuberanza era ancora là varcando tutti i confini della realtà.
Forse stava avendo un’allucinazione la stanchezza della degenza o il troppo desiderio di vedere una nuova vita l’aveva portata a vedere ciò che non era cosi tentò di calmarsi e decise di andare a riposare.
Passò una settimana chiusa in casa tutte le mattine controllava davanti allo specchio ma quel maledetto non rifletteva ciò che avrebbe voluto vedere in quella cornice laccata oro continuava a vedere il suo vecchio naso li granitico e fermo.
Dopo dieci giorni fu costretta ad uscire per fare un po’ di spesa il fornaio la guardò in maniera strana poi fu la volta del droghiere che prorpio non voleva smettere di fissarla quando vide lo stesso sguardo nel fruttivendolo nonostante la sua paurosa timidezza prese coraggio e disse
- ma che cos’ ho di strano che mi stà fissando -
- nulla di male signora stavo ammirando il suo nuovo naso ma non avevo il coraggio di dirgliero in effetti la trovo molto bella –
In quel preciso istante capii di non essere mai nata e che forse non sarebbe mai veramente vissuta.
scritto da:almavox © aprile 06, 2007 05:37 | commenti (7) racconti
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