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lunedì, 24 aprile 2006


IL SENSO DELLA VITA 1
essere e sentire



PIERO IL BAMBINO


Sono le sette e trenta di domenica mattina  il sole è appena alto ma già la cucina
è inondata dalla nube di fumo di sigaretta della mamma.
-dio quel ragazzo mi farà impazzire! Piero sbrigati la colazione è pronta si fredderà il latte!-
la cucina si restringe in un lunghissimo corridoio  pieno di porte:
la prima sulla destra ha un grosso cartello con scritto “hasta la victoria siempre!”
la seconda sul lato sinistro è una porta a vetri ha una vecchia maniglia e barbose tendine
la terza è socchiusa ci sono briciole sul ciglio della porta e adesivi di calciatori
che si sono susseguiti nel corso degli anni alcuni sono vecchi e scorticati
altri più nuovi l’ultima porta sulla sinistra è chiusa a chiave meticolosamente
la vernice ormai scomparsa a preso il posto di scarabocchi poster  e materiale vario
dopo tre mandate la porta si socchiude si può intravedere dentro il buio ancora pesto
due piedi sporchi che solcano la soglia è Piero.
Piero è un ragazzino di 13 anni pesa circa 100 chili non si lava è distratto ama dipingere
è taciturno introverso e scostante è sempre spettinato odia  la musica classica
e si prende gioco delle femmine a scuola.
I suoi passi verso la cucina sono cosi lenti e pesanti che i suoi piedi lasciano orme riconoscibili
anche in quella moquette consumata.
-sei proprio come tuo padre guardati le mutande sono piene di buchi cosa aspetti a rammendartele!-
-sono l’unico in questa famiglia che ancora non può fumare perché?-
-lo sai bene potrai farlo quando avrai i soldi per comprarti le sigarette!-
il caffé ribolle  e gli schizzi vanno dritti a raggiungere il muro ormai ingiallito dalle altre macchie
- tuo padre si incazzerà …anche stamattina ho bruciato il caffé…-
-e poi proprio non capisco perché devo alzarmi un ora prima degli altri e mangiare questo schifo?-
-…zitto… e mangia –
Le grandi finestre della cucina danno sul giardino  un po’ come le case americane a pian terreno
fuori si intravede un’ amaca il resto è sfuocato l’alone marrone che percorre sui vetri è perpetuo e spesso
il suo colore è comune a tutta la casa persino il cane è marrone la tv il divano  il grande frigo
che appare appena entrati in cuucina e quella immacolata enciclopedia che inerme vede passare gli anni
come una vergine mai toccata che rimpiange il gusto del peccato e in questa monocromia di  toni odorosi
ogni tanto si erge malinconio e solitario l’olezzo del profumo vecchio della nonna
che mette puntualmente per andare al cimitero.
Piero accosta lentamente alla bocca i suoi corn flakes ha cosi disgusto di quell’intruglio
che spesso si sbrodola nel tentativo di risputare il boccone nella tazza.
-vestiti e esci ti voglio fuori dai piedi  tra 5 minuti devo preparare la colazione a tuo padre
lo sai che non vuole nessuno intorno quando legge il giornale-
Piero si alza con la faccia di chi sa cosa deve fare la canottiera sporca di latte
e quella pancia ballonzolante che proprio non vuole stare al suo posto.
in un baleno si veste e esce col suo zaino e lo skateboard sotto braccio.
Isuoi vestiti sono semplici come qualsiasi altro tredicenne una t-schirt dei jeans
e le sue amate catene che si rincorrono ovunque.
-mi raccomando passa a prendere le sigarette per tuo padre e la birra per tuo fratello-
Oggi fuori piove è primavera ma la pioggia non sembra infastidirlo  cammina a piedi
sotto quell’acqua nonostante il suo skate lento con l’aria assente di chi pensa altrove.
-Carla dove cavolo hai messo il giornale?-
-guarda sotto il cuscini del divano-
-Piero è uscito non ho da fumare…-
-si…gliel’ho detto le avrai quando tornerà…direi che quel ragazzo fà anche troppo-
-non è mai abbastanza deve crescere in fretta e diventare un uomo duro…
la vita è una merda e devi imparare a galleggiare-
-mi piacerebbe che studiasse…che avesse una vita diversa-
-toglitelo dalla testa tempo perso il prossimo anno verrà a lavorare con me in officina
e qui non si discute-
Le mani di suo padre sono tozze  sempre sporche quelle unghie nere che non torneranno mai pulite
come un marchio di riconoscimento di chi capisce la vita solo attraverso ciò che fisicamente tocca
la pancia invece è una costante della  famiglia i fritti e cibi pronti che la mamma prepara
hanno il gusto acre di chi non ha tempo per vivere.
Andrea l’altro fratello non si alzerà prima di mezzogiorno il sabato va a ballare e induscutibilmente
torna ubriaco e sfinito  la nonna è già uscita Matilde varca la soglia di casa alle 6 mattino
va al cimitero in chiesa poi passeggia per tutto il giorno bofonchiando da sola parole incomprensibili
la si rivede tornare la sera cenare in silenzio e rinchiudersi in camera verso le otto
col suo gatto in braccio e una tisana calda.
-ciao Piero…cosa fai?
-niente…vado in giro-
-ma cosi ti bagni tutto…vuoi il mio ombrello-
-non lo voglio il tuo ombrello…non mi serve nulla-
-Ieri mattina sei stasto bravo ad aiutarmi nel compitio…se non ci fossi stato tu avrei preso un brutto voto.
Ma allora non è vero che non studi mai...-
-E’ stato un caso..e adesso non mi scocciare!-
Francesca è l’unica bambina che cerca di fare amicizia con Piero nonostante il suo comportamento scostante
ha una cotta per lui e non si dà per vinta lo difende a scuola davanti agli altri compagni lo difende in famiglia
davanti alla mamma che non lo sopporta lei lo vede con occhi diversi al di là della sua sporcizia
e della maleducazione.
-quante volte Francesca ti dico di non stare vicino a quel Piero! Potrei anche passarci sopra
se almeno fosse uno studente modello oltretutto è uno zuccone-
-non è vero mamma! Piero è sempre preparato anche ieri a scuola mi ha aiutato a fare ilo compito
poi non lo so perché prende sempre cattivi voti sembra lo faccia apposta…-
-ciao Piero-
-ciao…il solito-
-il solito… bene…quattro birre per il fratello e tre pacchetti morbidi per il papà ma…
non è che beve un po’ troppo tuo fratello?-
-e a me cosa me ne frega.
-ma dove vai  tutti i giorni uscito di qua?
-dove mi pare si faccia gli affari suoi-
Piero prende il suo sacchettino esce dal negozio gira l’angolo del palazzo e si dilegua.
Non lo vedi mai in giro mai con degli amici mai usare lo skateboard non si sa cosa faccia o dove vada
per la gente del paese è un mistero va tutti i giorni al solito bar tabacchi gira l’angolo e scompare.
-vedi i soliti bastardi quest’anno aumenteranno le tasse e non riesco ancora a comprarmi
quel cazzo di compressore che mi servirebbe proprio-
-hai sentito della nostra vicina di casa? Sembra che torni suo marito dall’Australia…-
-ecco quello è un altro disgraziato che ha studiato una vita e deve emigrare in Australia per lavorare 
se si fosse risparmiato gli anni di università ora avrebbe più soldi da parte…...ma quando torna piero con le mie sigarette?-
“L’essenziale è invisibile agli occhi”
Antoine De Saint Exupery “Il piccolo principe” edizioni economiche tascabili  biblioteca della scuola
rubato come le altre decine di libri che giacciono in quel vecchio baule su qui Piero si siede per  leggere
tutti i pomeriggi alla stessa ora  con qualsiasi bollettino meteorologico
inbucato sotto quella vecchia galleria  in disuso.
Il comune  la vorrebbe  ingrandire  ma un comitato ecologista si è opposto.
E’ un posto sicuro ancora per lungo tempo.

 

scritto da:almavox ©
aprile 24, 2006 10:56
| commenti (4)
racconti, trilogia del senso della vita


martedì, 18 aprile 2006






                 
                     Illustrazione Giuseppe Bianchessi





SENTO


Ascoltare percepire assaporare subire attraversare farsi attraversare
vedere toccare annegare violare implodere esplodere subire violenza
continua dalle cose che mi attraversano mi trapassano  lasciarsi vivere
dalle cose totalmente mentre accadono la mia mente subisce la loro
fisicità Il freddo mi attraversa mentre lo sento  e vedo nitidamente i muscoli
ritirarsi e contrarsi nelle loro rosse fibre il caldo mi attraversa  il cielo
nuovo e nitido della primavera che fa sentire l’aria leggera e mi accarezza
la pelle come una nuovo amante la tristezza del mondo mi uccide e mi
trapassa mentre sento fisicamente le lacrime le mie quelle delgli altri che
scivolano segnando una via umida sul mio volto  sento la lacrima nella
sua intensa liquidità mentre si adagia sulla bocca ne gusto il sapore
salato la ingoio la assaporo nel suo fisico significato
subisco violenza dalle parole da qualsiasi parte vengano
dalle persone umili come quelle arroganti dallo sconosciuto come
dall’amato ogni parola diventa un macigno enorme sul mio petto
mi toglie  il fiato si scompone su di me segnando il mio cuore
sento p’arole di rabbia che mi feriscono sento parole d’amore che mi aprono
sento parole di felicità che compiono piroette mentre le mie gambe leggere
si piegano al volere altrui sento parole di perdono e mi perdono sento parole
sensuali e mi faccio donna  mi faccio violentare quando qualcuno varca la
porta dei miei sensi  mi abbandono lo vivo lo uso mi uso mi faccio
violentare quando sento il male che sgorga indecente in ogni fiume sotto
i miei occhi il mio il loro il vostro lo vivo nelle mani che tremano e sudano
e mi sento acqua che entra in quel fiume poi mi sento sasso che devia lo
devia e mi sento sabbia che lo sorregge e mi sento violentare quando
qualcuno viene violentato  mi curo le ferite quando qualcuno viene
bastonato ho fame per chi la sente e orfano per chi non ha nessuno
chiedo perdono per chi lo cerca do quello che ho a chi lo chiede
non ho possesso anche se mi faccio possedere non ho orgoglio se non per
quelli che non lo hanno niente più mi appartiene o appartiene al niente e
tutto ora mi appartiene  ora sono una porta un passaggio dove entrano ed
escono linguaggi e informazioni  un ponte un piatto un veicolo in cui la
fisicità è solo un alfabeto che mi permette di parlare con questo corpo in
questa vita in cui i miei sentimenti non mi appartengono più dove di
questo sentire ne sono solo il portatore ma sento e subisco questo
veicolo come se fossi il  passeggero il veicolo stesso la strada e il tempo
amplificato e potente sento il senso della vita che appare al mio
sgomento tutto nella sua nuda semplicità e tutto sembra stupido e tutto
sembra necessario e nel dolore nel sacrificio sento la via della vita felice
come una meraviglia che si apre davanti al mio sguardo la meraviglia che
nasce dal buio  e la vita che nasce li dentro è tanto vera da sembrare
assurda e ciò che è necessario non è più visibile agli occhi.


scritto da:almavox ©
aprile 18, 2006 06:14
| commenti (6)
poesia, riflessioni


lunedì, 10 aprile 2006



LE ELEZIONI IN ITALIA
...POPOLO DI POETI E NAVIGATORI


Funari- Corrado Guzzanti

scritto da:almavox ©
aprile 10, 2006 09:12
| commenti



sabato, 01 aprile 2006



sarei già andato davvero lontano
tanto lontano quanto è grande il mondo
se non mi trattenessero le stelle
che hanno legato il mio al tuo destino
cosi che solo in te posso conoscermi
e la poesia i sogni il desiderio
tutto mi spinge a te
alla tua natura
e dalla tua
dipende la mia vita

Goethe

scritto da:almavox ©
aprile 01, 2006 23:34
| commenti (11)
poesia