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mercoledì, 21 dicembre 2005
IL TEMPORALE
Il volto di Rael era coperto di sangue mentre le sue mani accarezzavano ancora quel corpo cadavere riverso in terra. La sua presenza era l’unica prova che quello fosse stato un essere umano qualche istante prima I pezzi di carne dilaniati erano sparsi un po’ ovunque e di certo il colore rosso del sangue è comune anche agli animali. L’amore con cui aveva vissuto quella vita straziata era pari al nulla sconfinato e presente l’assenza dei suoi occhi mentre fissava il vuoto non ricordava niente se non un grande iride verde incastonato in quella palla bianca. Nelle sue mani soltanto la sua storia nelle sue unghie sporche la verità della terra su cui le appoggiava. Le macchine della polizia e delle televisioni passavano veloci e irriverenti mentre alzavano e impastavano polveroni di terra con la freddezza delle immagini che ripetute nella mente e negli occhi anestetizzano quel poco di umano che è sorretto dal niente. Tutto sembrava veloce e il tempo avaro aguzzino si concedeva al dolore tanto quanto un amante frettoloso. I rumori della città si accavallavano formando un unico gomitolo di frastuono le persone si rincorrevano alla ricerca della messa a fuoco dell’immagine. La solitudine doverosa che tentava di affacciarsi facendo spazio a quel dolore veniva afferrata come un rapace in picchiata dai pensieri ingombranti dei passanti. In quel momento la pioggia iniziò a cadere e quella coperta di polvere che ormai appesantiva i corpi iniziò a lavare dolcemente con religioso pudore compreso il sangue che macchiava quella strada. Quella pozza rossa che andava verso il tombino ricordava la vita come un corpo in movimento che segue il flusso che sa dove andare. La folla apparentemente attenta iniziò a correre di qua e di là alla ricerca di un riparo. Quell’acqua era riuscita a distogliere l’attenzione sulla tragedia che si stava consumando. Quel potente e inatteso temporale a lei invece sembrò una carezza un dono un’abbraccio delicato che la cullava uno spazio trasparente che la isolava da occhi ingordi e indiscreti. Abbandonò le braccia morbide in terra e alzò lentamente il volto al cielo lasciò che l’acqua lavasse il suo viso e si regalò per un attimo quelle lacrime inopportune che l’avevano colta di sorpresa. Nessuno l’avrebbe vista le lacrime si sarebbero mescolate alla pioggia e la prova della sua umana fragilità sarebbe passata inosservata. Si alzò da terra con le vesti appesantite dall’aqua unica testimonianza fisica della presenza del suo corpo e si incamminò verso casa. Saim era il terzo figlio ucciso da una bomba e purtroppo altri sei la stavano aspettando.
scritto da:almavox © dicembre 21, 2005 05:40 | commenti (12) racconti
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