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mercoledì, 27 luglio 2005


IL GRIGIO

Carlo contava le nuvole
da sempre sin da piccolo.
Quando andava a comprare il pane puntualmente con naso all'insù
si imbatteva nel solito palo della luce che costeggiava l'angolo del palazzo
una piccola botta al naso e via.
Non staccava mai gli occhi dal cielo
le cose attorno a se le osservava con la coda dell'occhio
la visione del mondo era ovviamente  limitata è difficile guardare bene più cose contemporaneamente.
A circa 15 anni ne aveva già contate dieci milioni
a scuola guardava dalla finestra e in casa il posto in tavola e il letto  erano rivolti verso il blu
la famiglia era disperata e la sua vita con gli amici era impossibile
non riusciva ad avere una ragazza e le cose su cui tentava di impegnarsi non arrivavano mai a buon fine.
A trentanni ebbe un grave incidente non si fece troppo male ma uccise una persona
stava contando un temportale.
Il lavoro non andava ma non poteva smettere di fare l'unica cosa che riusciva fare
contare le nuvole.
A cinquantanni aveva passato il mezzo miliardo e le forme delle nuvole che vagano nella sua testa
erano ormai  bianchi fantasmi di cui non aveva controllo
la sua mente era come  un grande cielo  ormai saturo per farvi entrare qualcos'altro
la sua prigione non aveva confini ma un solo colore.
Non riusci mai a guardare il suo volto nello specchio.
Qualcuno con stupidità gli chiese "perchè lo fai?"
la risposta ovviamente fu "non lo so"
il giorno che il dottore in quel piccolo ambulatorio gli disse che sarebbe morto di li a poco
Carlo si alzò e disse "finalmente"
guardò il dottore negli occhi
"sono pronto per morire".

 a te  al tuo unico colore

scritto da:almavox ©
luglio 27, 2005 03:11
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racconti


lunedì, 11 luglio 2005

CHI SONO

La strada che percorro non mi appartiene
Il corpo che abito non mi appartiene
Il dolore che sento non mi appartiene

Cio che sono non abita qui
Cio che sono non esiste adesso
Cio che sono non sono io

scritto da:almavox ©
luglio 11, 2005 02:33
| commenti (32)
poesia