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martedì, 31 maggio 2005

tranne una
nessuno dei miei lettori contempla la masturbazione
o almeno non ne parla nonostante il tema del post pecedente...

- credo che il sesso sia la cosa più importante nella vita e in un rapporto...
sai l'espressione più intima del tuo io, la nostra parte più vera e istintiva...quella che ci libera...che ci fa sognare ...-
-si... credo tu abbia ragione, ma chissa' perchè le persone hanno tanti problemi a parlarne... è una cosa cosi naturale!-
-io veramente non ne ho-
-già neanch'io-

scritto da:almavox ©
maggio 31, 2005 15:03
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riflessioni


sabato, 28 maggio 2005

CON TE

questa notte ti cerco
cerco affannosa il tuo odore che sento diffuso passando dalle mie narici
buono il tuo odore specialmente li proprio in quel punto li
la mia pelle si inerpica su se stessa attendendo un brivido un segnale della tua presenza
il tuo respiro lieve e caldo si appoggia al mio collo ma il suo ritmo regolare non parla di attese
d'un tratto la pelle del tuo braccio fresco da dietro mi abbraccia accarezzandomi un seno come a volerlo chiamare lieve timido
io reagisco mi inarco con la schiena cerco la prova del tuo desiderio
mi stringi ancora sereno e delicato
ma io ho voglia di te delle tue mani che attendo ansiosa mi ricordino di quel liquido caldo che passa veloce nelle vene
quell'ansia dolce e irrequieta dell'attesa che di li a poco inonderà la mia pelle
brividi ancora brividi ma non c'è reazione ne presenza se non il calore del tuo corpo che è accovacciato vicino al mio
allora mi allontano mantenendo il contatto di quella solitudine come piace a te
e ti vedo ti sento comunque nell'immaginario dell'archivio dei miei pensieri
la mia mano destra tiene composta un fazzoletto del tuo corpo appoggiandosi a te
mentre la sinistra si avvia a sentire l'energia che indipendentemente scorre
generosa si distende da sola sotto la mia mano mentre impotente lascio andare movimenti istintivi
mi sento come dentro un' implosione sorda un buco nero e quella strana inattesa sensazione si accompagna alla gioia fisica di sentirsi eccitata e inebriata al ritmo singhiozzato delle mie anche che sussultano
mi muovo nervosa ma in silenzio
pudica nel non farti partecipe di ciò che sto facendo
mentre godo toccando me stessa ti penso ti voglio e ancora pudica e silenziosa mi giro di fianco per riprendere a dormire
un po' più stanca.

scritto da:almavox ©
maggio 28, 2005 00:32
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racconti


venerdì, 13 maggio 2005


ILBENE

Ci fu un tempo in cui uomini sedevano all'ombra degli ulivi.
Quel tempo la natura era esempio e ordine delle cose.
Dall'osservazione della natura veniva tratta ispirazione nel sentire e nel divenire
quel semplice cronologico regolare sviluppo di eventi e mutazioni veniva considerato da quell'uomo
tutto ciò a cui l' umano essere poteva aspirare con naturalezza attraverso ricerca e riflessiva contemplazione
quel semplice cronologico naturale sviluppo di eventi e mutazioni veniva considerato da quell'uomo
il traguardo della perfezione da cui prendere ispirazione.
Questo stato di cose non veniva sentito come un percorso religioso
la coscienza dell'imperfezione umana faceva si che l'equilibrio della natura nella sua superiorità
fosse preso ad esempio per tracciare un cammino preciso e inequivocabile negli intenti.
La coscienza dell'esistenza nell' uomo del bene e del male imponeva un ovvio limite invalicabile verso quella perfezione
ma proprio per questo se ne imponeva la profonda conoscenza
la conoscenza attraverso il bene
la conoscenza attraverso il male.
Questa profonda considerazione faceva vivere la natura come madre suprema
e gli abitanti della terra imperfettamente umani.
Questo percorso della conoscenza del bene e del male
venne chiamato filosofia "philo-filo e sophia-saggezza"
la conoscenza delle profondità della mente umana
come un filo che conduce alla saggezza
il sapere inequivocabile dei limiti per poterli superare.
Il perfetto e armonico equilibrio dell'uomo come la più alta espressione della natura
la rappresentazione della bellezza umana come la più alta espressione della natura
la bellezza quindi come palese verità
la bellezza quindi come equilibrio
la bellezza quindi come armonia.
Tenendo conto della modernità del termine bellezza che allora non esisteva esso deriva da buono che deriva da bene.
La bellezza era un bene.
Era un composto tra armonia equilibrio la bellezza era verità.
Quegli uomini non potevano prescindere la bellezza dal tutto
quegli uomini non potevano prescindere la bellezza da una serie di elementi che armonicamente dovevano coesistere insieme.
L'estetica ovvero la capacità del sentire del percepire.
La forma come il contenuto il contenuto come la forma.
Ciò che erano e sentivano dentro mostravano fuori.
Ciò che mostravano fuori era l'elaborazione fisica e intellettiva di ciò che avevano realmente sentito e indagato
e la forza dell'espressione della verità dell'essere si tramutava in bellezza.
Un bene prezioso.
La bellezza non era valore assoluto ma espressione di ricerca dell'armonia tra se se tessi e il mondo che li circondava.



IL LUOGO

C’è un luogo in cui gli uomini siedono all'ombra degli ulivi
per cercare se stessi
un luogo in cui i capelli bianchi di una donna donano al suo volto il fascino delle esperienze di cui ammantano quelle ciocche bianche.
Un luogo in cui l'imperfezione di un corpo parla inequivocabilmente di tutti quei punti salienti dove puoi trovare ispirazione nello scoprire strade timide e mai percorse
Un luogo in cui l'abito che indossi muore nel significato e nell'attimo in cui il freddo lascia il posto a mani calde che intiepidiscono il corpo
un luogo in cui gli occhi stanchi e lucidi dei vecchi vengono usati per illuminare strade ancora da percorrere
un luogo in cui il valore di un uomo è pari a ciò che è
un luogo in cui l'umano limite nella malattia e nella follia
possono soltanto raccontare mondi visionari e privilegiati
un luogo in cui quando gli uomini incrociano gli occhi vedono gli altri
C’è un luogo in cui il corpo e l'anima raccontano un unica storia e quella è una storia di vera bellezza.

scritto da:almavox ©
maggio 13, 2005 00:39
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poesia, riflessioni


mercoledì, 04 maggio 2005

MARCO IL VICINO DEL 5° PIANO

la finestra della camera era aperta
fuori si potevano vedere le chiome degli alberi illuminate in parte dal lampione acceso
le fronde in ombra creavano strani luccichii il vento forte ne muoveva violentemente le foglie
e nella stanza entrava aria calda leggera.

marco era al buio nella sua stanza intento soltanto nell'ascoltare quell'aria che dolce lo cullava attraverso i suoi pensieri
visioni e frasi scorrevano libere senza meta
e quell'intensa solitudine che pervadeva il suo stomaco e la sua pelle riusciva inesorabilmente a farlo sentire vivo.

quella violenta luce artificiale che vedeva riflessa fuori sottolineava ancora di più il buio tutto intorno
e lo spazio nero che si creava all'orizzonte sembrava infinito come un mare rilassato e calmo
il suo corpo diventò leggero impalpabile le sue membra si staccarono dalla sedia e iniziarono a galleggiare

il pensiero di silvia lo inquietava
quella creatura era entrata silenziosamente ma decisamente nella sua vita senza rumore alcuno
come una finestra sicura che si spalanca fiera al vento
il suo odore era dolce e il suo volto generoso e sincero

quella sensazione era senza tempo senza colori senza  perimetro
non sentiva più le sue mani non sentiva più le sue gambe non il suo volto
era solo leggero e felice
cullato in quell'aria calda ed eterea

a un certo punto si addormentò
con la certezza della felicità che sentiva
un grande freddo alla schiena
e la strana sensazione di aver volato dolcemente per cinque piani.

scritto da:almavox ©
maggio 04, 2005 23:17
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racconti