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martedì, 26 aprile 2005

LA VERITA'

ogni tanto la tristezza torna ad aprire voragini profonde nel cuore
ferite che vengono tamponate dall'emergenza ma che prima o poi tornano a sanguinare
dolori immensi e lancinanti che non si sa perchè ne per come quando meno te lo aspetti innondano gli occhi di lacrime
e la pancia di freddo
tutto si ritrae tutto si innerva tutto tende per paura di cadere

soli di fronte a questo nessuno può interagire aprendo il petto accarezzando il cuore
nessuno che voglia non chiederti niente se non il calore della tua pelle che cosi prezioso si dona a chi ti è vicino
le parole si trascinano a fatica e non riescono ad andare più in là dello stesso pensiero
non servirebbero non possono colmare il vuoto che le circonda
le parole muoiono all'alba di ogni decisione
l'urgenza del dolore fisico che si materializza paralizza
e può soltanto far accovacciare e addormentare col tepore le membra stanche che si adagiano morbide a riposare

soli difronte a se stessi
ignobili e fragili nella convinzione dei limiti che non riescono a superarsi
ignobili e fragili nella convinzione che qualcuno ti guardi dritto negli occhi e veda te riconoscendo se stesso
ignobili e fragili bagnati da lacrime che lavano ancora il volto ricordando ciò che non siamo
ma le parole ma i pensieri sono strutture dell'anima che sorreggono spesso illusioni e visioni di ciò che si crede
tutto ciò che abbiamo in realtà non appartiene che alla nostra mente che l'ha prodotto
ed è relativo fragile e prigioniero
ciò che in realtà siamo è il frutto delle nostre azioni
quando agiamo siamo veri come la nudità
ed è solo li che ci si incontra
è solo li che ci si guarda

nell'atto che si compie la verità si incontra spoglia dei fardelli colorati di cui le parole la ammantano
nell'atto che si compie la verità si incontra spoglia delle prigioni calde che i pensieri costruiscono
niente parole niente pensieri
ed è il momento più difficile la prova provata
solo azioni
nude e vere
solo noi e la verità

scritto da:almavox ©
aprile 26, 2005 15:51
| commenti (19)
riflessioni


venerdì, 22 aprile 2005


LIBERTA' DI AZIONE LIBERTA' DI PENSIERO 3
epilogo


-scusi lei è libero?
-sì grazie-

scritto da:almavox ©
aprile 22, 2005 13:28
| commenti (15)
racconti, trilogia della libertà


domenica, 17 aprile 2005

LIBERTA' DI AZIONE LIBERTA' DI PENSIERO 2
causa ed effetto
(ad ogni azione corrisponde un'altra azione conseguente)


"JOHN FANTE E LA POLVERE"
 
-ma come fai a dire che "chiedi alla polvere" non sia il romanzo più bello di john fante! -
-contorto, troppo appassionato....-
-ma stai scherzando! la sua scrittura è visiva ma pulita-
-in realtà a me non piace per niente è inutile che insisti-
-va bè lasciamo perdere. un pacchetto di ms per favore
mentre aspettavo il mio turno ascoltavo la conversazione di quei due.
-un biglietto del bus grazie-
Questo fante mi aveva incuriosito, arrivato in biblioteca rendo il tomo di fisica1, vado a cercare fante lo trovo lo prendo.
Paolo esce dalla biblioteca arriva in ufficio e si apposta alla sua scrivania, oggi il lavoro è scarso e senza pudore apre il libro e inizia a leggere.
Paolo è un single indipendente e pignolo quello che ha gli basta il suo lavoro la palestra e il sesso ogni tanto.
Ci sono cose che gli mancano ma non se ne preoccupa le malinconie passano e la vita continua.
E' un uomo curioso che si interessa a tutto sfrutta e vive le sue esperienze meticolosamente, cerebralmente, le cose scivolano su di lui come come l'acqua nelle piogge estive scrosci improvvisi violenti ma rapidi.
Lucia quella della scrivania di fronte timida introversa e molto intima, era sempre stata incuriosita da lui ma non comprendeva bene il suo carattere e questo non le aveva mai dato il coraggio di dichiararsi ma il libro che Paolo stava leggendo evidenziava un lato della personalità che non le era mai saltato all'occhio, lei ama quell'autore, prende coraggio e gli scrive una lettera contenente un passaggio di quello stesso libro, così lui forse capirà.
-vado a prendere un caffè vuoi qualcosa?-
-no ti ringrazio sei...... gentile-
Si alza e la nasconde tra le pagine del libro mentre lui si assenta dalla sua scrivania.
La mattina dopo in autobus il libro in mano assieme a cartellette dell'ufficio -non mi piace molto questo romanzo lo riporterò in biblioteca- pensava, nel frattempo l'autobus frena bruscamente il libro scivola a terra e fa inciampare una persona che cadendo si fa male, lui la soccorre è costernato.
-si è fatta male? non è stata colpa mia mi dispiace.... questo libro-
l'autista blocca l'autobus nella confusione generale sono costretti a chiamare un ambulanza.
E' li steso accanto alla donna, raccoglie il libro da terra, forse dovrà ricomprarlo si è rovinato e non si accorge che dalle pagine cade la lettera, in realtà non l'aveva ancora vista.
Attendono l'ambulanza lui è li accanto a lei le tiene la mano e osserva intenerito le sue dita affusolate non ha anelli è semplice ed elegante, non ha neanche la fede.
-la prego non mi lasci ho paura-
Il soccorso arriva lui sale nell'ambulanza il minimo che possa fare è accompagnarla e poi in effetti quelle mani bollenti e umide lo hanno scaldato, non ha mai visto una donna cosi bella e non vuole lasciarla andare.
Cristiano vede quella lettera in terra, sembra personale ma non sa di chi sia ormai da quell'autobus sono scesi tutti, la raccoglie, incuriosito e la mette in tasca.
Sta andando dallo psicologo stavolta rischia grosso, la sua storia è finita e in quell'amore aveva puntato tutto, troppo, mentre cammina verso lo studio i rumori del centro città possono solo essere un ronzio di sottofondo i suoi pensieri rarefatti si mescolano a quel ronzio creando un miscuglio di suoni sconclusionati, non sente niente ne dolore ne gioia, non sente neppure l'aria gelida del mattino che taglia la sua pelle e la percezione del suo corpo è ridotta alle suole delle scarpe che calpestano il terreno, pensa alla morte in maniera serena e lucida quello è l'unico pensiero che si affaccia nitido.
La seduta scorre come una puntura indolore il cammino a ritroso verso casa è come un nastro al contrario gli stessi movimenti e gli stessi passi che ricoprono le orme precedentemente lasciate di nuovo l'autobus dalla parte opposta e le facce sembrano le stesse dell'andata.
il giorno dopo è al parco ad immortalare con la sua macchina fotografica ancora volti e storie quel lavoro come fotografo per una rivista è l'unica cosa che lo tiene vivo.
C'è una macchia rossa in mezzo a quel poco verde di fine inverno è un vaporoso vestito femminile, si avvicina e allarga lo zoom, è li da sola mentre legge un libro "chiedi alla polvere" ricorda qualcosa, quel titolo l'ha letto da qualche parte, si certo nell'autobus per terra, poi mette una mano in tasca e tira fuori la lettera che aveva raccolto il giorno prima e mentre continua ad avvicinarsi a lei la osserva il colore dei suoi capelli è un corvino lucente e il suo volto sereno ammanta l'aria che la contorna, si ferma apre la lettera e legge " - i capelli neri, folti e pesanti, sembravano un grappolo dietro cui si nascondeva il collo. Era come un santuario, quel locale. Tutto li era santo, le sedie, i tavoli, lo straccio che aveva in mano, la segatura che calpestava. Lei era una principessa maya e quello era il suo castello. Fissai le huarachas sfondate che scivolavano sul pavimento e sentii di desiderarle. Avrei voluto tenermele strette al petto mentre mi addormentavo, stringerle a me e respirarne l'odore-".
Di colpo tutto si fa chiaro come una visione pulita e semplice in un attimo la percezione della sua vita gli appare nitida come mai l'aveva sentita, come quelle splendide poche righe.
Si avvicina a lei sul prato lascia cadere la lettera accanto in terra e se ne va regalandole un sorriso.
Era una giornata stupenda e aveva una gran voglia di vivere.
-senta mi scusi io prenderei questo ma la copertina è completamente rovinata e molte pagine dentro sono sporche piene di pedate e molti periodi sono illeggibili....-
-cosa vuole che le dica qui dentro abbiamo circa 50000 libri, lei sa quante persone passano ogni giorno di qui?.

scritto da:almavox ©
aprile 17, 2005 14:26
| commenti (47)
racconti, trilogia della libertà


domenica, 10 aprile 2005


LIBERTA' DI AZIONE LIBERTA' DI PENSIERO
(libero arbitrio) prologo

Parole pesanti adagiate su generoso pensiero, lancio indomito di saette
veloci che trafiggono semplici e leggere un bersaglio nitido facile
da colpire.
libertà di azione.
Pensiero che specchia se stesso di se stesso si nutre, giri concentrici.
libertà di pensiero.
Azioni convulse, meccaniche, violente, automatiche, logiche, scelta.
libertà di azione.
libertà di guardare l'altro ucciderlo, di guardare l'altro non ucciderlo,
luoghi aperti e sconfinati, qui dentro.
libertà di azione.
Ampio raggio fuoco a disposizione intenti dubbiosi ma fruibili.
libertà di azione.
libertà di essere e pensare dentro e fuori se stessi, scegliere, agire.
Pensiero e azione legati tra loro lontani tra loro, logica, sintesi, talento.
Farsi schiaffeggiare.Libertà di pensiero.
Schiaffeggiare.Libertà di azione.
Oggi ho imparato qualcosa. qualcuno mi ha insegnato qualcosa. io mi
sono insegnato qualcosa.
libertà di pensiero.
adagiare il volto sui desideri, varie mani li esaudiranno.
sentire la propria libertà, qualcun' altro comprerà il tuo lavoro.
libertà di azione.
scendere in strada dare una moneta a un mendicante, scelta.
libertà di azione.
La moneta cade il mendicante la raccoglie viene investito.
libertà di azione.
libertà così rinchiusa nella propria da poter liberamente scegliere
di soffocarsi con una busta di plastica.
libertà di azione.

scritto da:almavox ©
aprile 10, 2005 03:48
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riflessioni, racconti, trilogia della libertà


sabato, 02 aprile 2005

ESTETICA DELLA METAFISICA
(tirar fuori pennelli tele e colori, sedersi davanti alla tela, alzarsi, riporre tutto al loro posto e sentire di aver dipinto)

Isabella si staccò da Marco e si mise velocemente a correre
strattonò la borsa che cadde a terra ma riuscì a mettersi davanti al cofano della macchina urtandolo
che inchiodò fortunatamente.
-idiota! ma sei ubriaco!-
Spostò il cane dalla strada, aveva solo preso uno spavento.
Marco la guardò, con occhi sufficenti, sembrava non approvasse la sua istintiva incandescenza nel sentire la vita
-ma cos'è che ti rode di più? .....la forma o il contenuto, delle cose-
gli disse rimettendosi la borsa a tracolla.

scritto da:almavox ©
aprile 02, 2005 19:54
| commenti (17)
riflessioni, racconti