blog
archivio
categorie
mela

visitato
*loading* volte


























martedì, 08 maggio 2007







LA TUA OMBRA

L’ombra di ciò che sei ti insegue sempre
ed è esattamente
la riproduzione
di quello che sei tu
in quel momento
illuminato da quella luce.


scritto da:almavox ©
maggio 08, 2007 07:46
| commenti (8)



martedì, 01 maggio 2007




LA BELLEZZA



Credo che la bellezza sia il filo che collega  tutto l'universo
che sia  l'unico  componente possibile.
Viverla  inseguirla  costruirla riconoscerla
come il significato più profondo della vita
come il significante
come l’unica possibilità che c’è
quando è pura nel senso
quando porta con se armonia e potenza
quando scuote l’anima senza passare dalla testa
quando sazia il cuore
quando dà forza e contemporaneamente te la toglie
quando  ti eleva dalla materia
e ti rende leggero
quando ti divide in mille pezzi e ti senti uno
è fatta di un solo componente
ma ha mille forme e colori
è incorporea
ma nasce dalla materia che la produce
è il confine e il passaggio tra anima e corpo
ne è il frutto ma anche  il nutrimento
è l'amore
ma forse  è solo un ltro nome che la descrive.
E' energia .
E' l'energia.
Ma allora cosa di cosi astratto ci divide da dio se ciò che ci lega è pura energia?

Nulla

 

scritto da:almavox ©
maggio 01, 2007 09:07
| commenti (5)
riflessioni


giovedì, 12 aprile 2007

secondo e terzo capitolo del romanzo "GRETA E IL CORO"
il primo lo trovate in categorie sotto greta il romanzo



Capitolo 2

Il CORO 1
(Greta)


Greta: 27 anni labbra carnose seni pronunciati e due occhi verdi dove puoi leggergli l'anima.
Studia come scenografa il teatro è il suo grande amore ma non lo osserva non lo studia lo vive.
Appassionatamente come con tutte le cose che appartengono alla sua vita ingurgita ingoia inghiotte voracemente tutto cio che quel mondo le provoca.
In palcoscenico può fuggire dalla realtà li non esiste li dentro al buio nelle atmosfere che di volta in volta le si rappresentano può vivere su di se ogni personaggio ogni umore ogni sentimento e mentre la scena e le luci la aiutano ad immergersi empaticamente in ciò che l’attore rappresenta in quello spazio simbolico oltrepassa i confini fisici della realtà ed è comunque sempre realtà.
La puoi vedere in piedi dietro le quinte recitare come un mantra le battute che le scorrono sulla pelle come se le stesse vivendo in quel preciso istante come se esistesse solo li e in quel momento la possibilitĂ  di vivere vite che non potrĂ  mai avere.
Tutto questo la riempie e la stimola a forzare energie e stati d’animo quello che prova in quell’atmosfera piena di polvere le basta ha vissuto intensamente un’altra tappa della sua vita.
Fare l’accademia nonostante sia a lei necessario è uno dei tanti modi di espressione che le appartengono ma che non guarda realmente questa esperienza è soltanto un’altra opportunita’ di conoscere di vedere di capire il mondo con nuovi colori occasioni volti e altre storie da vivere come riflessa in uno specchio.
Gli esami da dare non sono un problema Greta è brillante può permettersi di studiare in poco tempo ore delle volte riuscendo con il massimo dei voti e il suo talento artistico le dà la possibilità di farsi apprezzare.
Nella sua fuga è un continuo di slanci sorrisi e accomodamenti verso tutti la profonda ignoranza di se stessa e la conseguente sfiducia nelle sue capacità fanno di lei un servo fedele pronto a sacrificare il suo tempo per un altrui sogno.
Quello che cosi convincentemente vende agli altri lo regge bene anche se faticosamente è difficile supportare qualcosa che non ti appartiene non a lungo.
Greta non ha un sogno li ha tutti e quello che più le appartiene è la sua reale e straordinaria capacita’ di donarsi agli altri
è ostinatamente generosa sempre e comunque non riesce a tenere nulla per se non riesce a godere da sola di ciò che la vita le offre il sentimento che più le porta sollievo è la condivisione e quel senso di appartenenza che la fa sentire viva e amata. Questo però non basta questo non può dare felicità nessuno può volere la responsabilità di far felice qualcun altro.
No non funziona cosi.
Illusa non ha compreso ancora cosa sia l’amore non ha ancora capito come darlo a se stessa.
La paura è un sentimento che non conosce il sole e la consapevolezza di essere viva dentro quel corpo basta a darle forza per affrontare tutto ciò che il suo cammino le propone.
Greta passa da un amore all’altro senza un attimo di respiro un uomo ne sostituisce un altro senza concedersi neanche un secondo col proprio cuore sarebbe troppo doloroso il mondo che popola la sua anima è pieno di assenze e abbandoni.
C’è un sogno che fa spesso si trova a fronteggiare un mostro a forma di tritacarne metallico che ingoia le persone vive sfornandone hamburger cosi nel sogno si finge morta evitando l’ira di quel diavolo.
Quel sogno è la rappresentazione visiva della sua paura Greta è realmente morta il sogno non mente fingersi un’altra fingersi mille altre fingersi morta morire o non viversi è la stessa cosa è l’unica scappatoia che conosce.
La sua grande e positiva energia è solo una proiezione in realtà lei non esiste.
I momenti di malinconia non le mancano tutte le volte che quel sentimento vero e forte le viene a galla lo lascia defluire e in fondo è bello è una dolce e consolante malinconia e piangere è la perfetta conferma delle ingiustizie che ha subito quel dolore conferma il suo stato e giustifica la sua fuga.
Mai e poi mai potrete vederla piangere quel momento cosi intimo e fragile non è permesso a nessuno perchè li la sua verita’ non ha scappatoia quando invece vuole fare la vittima e ottenere qualcosa da qualcuno calca la parte e lo fa veramente bene. Eppure la vita che le scorre addosso la sente ma cosa farne?
Come investire quella sua gioia per rendersi felici è un po’ come mettere una chiave di sol in una serratura. La felicità in quella sua ingenua e imprigionata mente è l’amore amore come fuga che da risposte che guarisce dalle ferite e da te amore che da uno scopo amore come significato e significante.
Il desiderio attraverso le tangibili mani che toccano e le parole che lusingano sentirsi viva unica ed amata l’importanza che ti da un altro essere quando ti sceglie e si affida a te sentire l’anima di qualcuno oltre le tue mani.
Continuamente curiosa e assetata di tutto vive nel dare attenzione al mondo con la capacitĂ  di analizzare situazioni e persone in maniera acuta e sottile spesso si diverte colma nella sua misura a frugare negli sguardi delle vite che incontra.
Ormai anche questo vecchio rapporto inizia ad annoiarla la montagna è già stata scalata e anche quell’uomo si è innamorato di lei a quel punto non vede più un essere affascinante dalle grandi possibilità ma un uomo di qui non ha più considerazione perchè la ama.
In fondo l’unico maschio della sua vita non l’ha mai voluta suo padre evidentemente è l’unico uomo forte.
L’incontro con quel ragazzo nel bar ha acceso un’altra scintilla un’altra sfida dietro quel bel corpo ha di nuovo visto degli occhi tormentati un mondo piu’ sotterraneo un percorso tortuoso un altro essere per cui sarà più soddisfacente donarsi corpo e anima cima degna da scalare.
Solo il traguardo di certe vite complicate riescono a darle la misura del suo valore.




(capitolo 3)

LA SORPRESA


Piena occupazione dell’accademia lo sgabuzzino dei bidelli è diventato la centralina operativa li ci sono telefono e fax che vanno costantemente perché mantenere i contatti con le altre sedi occupate è fondamentale.
Tutti sono eccitati l’accademia è nostra non so per quanto non so perché ma effettivamente è una sensazione splendida avere in mano qualcosa anche se non sai cos’è solo perché l’hai rubata.
Non ho mai avuto coscienza di queste cose non mi sento di poter dare o essere utile in questo senso qui in accademia è il mio ultimo anno e forse per me è solo un’orda di emozioni ancora da provare.
Le notti a settembre sono ancora calde e quando uscì dal lavoro dopo lo spettacolo era mezzanotte l’aria era buona da respirare e l’accademia è vicina solo poche centinaia di metri.
Questo è il quartiere universitario e per strada a quell’ ora c’era ancora tanta gente rumore musica e allegria nel vociare le persone che incontri sono soprattutto studenti mille colori e pensieri leggeri.
Li riconosci dalle facce gli studenti hanno quell’aria di chi ancora si sta godendo la vita un po’ come viene non hanno una loro identità nel mondo e spesso approfittano di questo periodo per vivere se stessi al di fuori di schemi o imposizioni quello che stà venendo verso di me ad esempio la sua bella maglietta sgargiante i pantaloni sdruciti e quell’aria spettinata di chi non ha voglia e tempo di curarsi anche per me è ancora cosi e qui è tutto molto stimolante.
Adesso mi sdraierei a terra qui in mezzo alla piazza per guardare le stelle e le facce dei passanti che mi osservano ma non lo farò.
Nell’arrivare in accademia potevo solo pensare all’eccitazione di dormire su di un materasso a terra nell’aula magna quella piena di sculture affreschi e tanta storia da respirare del vino sigarette e qualche professore anarchico che avrebbe avuto voglia di condividere quell’ energia raccontando per tutta la notte di arte e politica discorsi appassionati ma rilassati di chi ha rinunciato da tempo per uno stipendio buono e ancora qualche stimolo.
Il mattino è tutto diverso la magia del fumo notturno è uscita dalle porte che si spalancano tutti sono seri e pronti alla lotta i corridoi sembrano colonie di formiche impazzite tutti corrono tutti hanno voglia di darsi da fare ma credo pochi sappiano realmente cosa succede.
Esco tornerò a casa a lavarmi e riposare sono sgualcita e appannata non sono riuscita a chiudere occhio le parole e i racconti della nottata mi hanno consumata ma sono contenta chissà che consistenza hanno le sillabe che abbiamo respirato questa notte hanno impregnato l’aria o si sono disciolte.
Parcheggio davanti al solito “moliendo cafè” cerco di dileguarmi verso casa non voglio vedere nessuno ormai ho gia fatto della strada quando sento gridare il mio nome.
Non oso girarmi quella voce l’ho riconosciuta è Gianni ma mi blocco mi sento orribile e nell’attimo che l’ho penso il suo braccio mi cinge mi ha raggiunto mi giro ed è li come l’avevo lasciato una settimana prima al bar.
- hai da fare?-
i suoi occhi sono lucenti e non si sogna di staccare la sua mano dal mio braccio
- no veramente no ma sono in disordine e...-
- hai voglia di accompagnarmi?-
la mia testa si irrigidisce e inizia a formicolare ci sono troppe domande e troppe risposte che dovrei darmi ma non ho tempo e posso permettermi solo di osare.
-…va bene…-
Non c’è posto per la delusione.
Mi fa strada verso la macchina è una bella mercedes di lusso mi apre la portiera mi sistema il lembo della lunga maglia che era rimasto fuori e chiude la portiera.
Mi sento male la sua galante lusinga mi ha gia messo in difficoltĂ .
La macchina sembra un tempio non si nota nulla fuori posto alla vista tutto ha un suo misurato ordine come le scatole cinesi e tutto è lucido privo di polvere.
Avvicino nervosamente le gambe e non so proprio dove mettere le mani ogni volta che mi emoziono le mie mani grondano di sudore e nel tentativo di asciugarmele addosso lascio sempre tracce di bagnato lungo i vestiti e non so cosa dire non so cosa fare anche se in realtĂ  vorrei solo rilassarmi.
-vuoi un po’ di musica?-
- no grazie sto bene cosi-
Non riesco a sentire affatto i rumori che provengono dall’esterno la sua guida è lenta rilassata e quel silenzio cosi solido riesce però a farmi notare ogni tanto i suoi piccoli sorrisi e i suoi occhi che velatamente mi sbirciano di lato.
Non ho mai incontrato una persona cosi per me il silenzio è un qualcosa di invadente che lascia troppo spazio ai pensieri e a quei mostri ossessivi che mi inseguono da sempre ma il suo silenzio è diverso è denso importante e stranamente rilassante sottolinea il suo volto sereno che mi colpisce e mi inquieta come può un animo sereno venire in cerca proprio me?
-come mai un invito cosi diretto ad una sconosciuta?-
-non sei una sconosciuta …in realtà di conosciamo-
Non sapevo cosa rispondere e finsi di aver capito cosa volesse sottintendere c’era qualcosa di malizioso in quella risposta forse mi voleva solo portare a letto non riuscivo ancora ad immaginare un senso profondo a quelle parole specialmente perché venivano da una persona conosciuta da poco.
Il tempo percorreva sereno anche se le parole che ci scambiavamo erano poche tentavo soprattutto di concentrarmi sulla strada senza far notare la curiosità morbosa con cui l’osservavo.
Anche oggi la sua eleganza era impeccabile e le sue mani erano talmente curate da farmi vergognare nel mostrare le mie che spesso erano rovinate e trascurate.
-perché nasondi le tue mani? Sono mani forti molto belle-
-si è vero ma non sono mani ben curate e affusolate…probabilmente lontane da quelle che vedi di solito…-
-si ma questo non esclude il resto…non credi-
In effetti avevo fatto la figura della persona mediocre sottovalutando chi avevo di fianco ma la sua calma e la sua sicurezza mi mettevano a disagio provocando in me un grande senso di insicurezza e inferioritĂ .
-siamo quasi arrivati al mio primo appuntamento ma farò presto con questo cliente tu aspettami pure in macchina non vorrei prendessi freddo –
Quanta premura per un estranea mi sentivo in un grande stato confusionale e non riuscivo ad inquadrare la persona che avevo davanti cosi tanta naturalezza mi aveva spiazzato è più facile tradurre gesti e parole confezionate.
Lo intravedevo da dentro la macchina gesticolare lento sorridere in maniera affettata e suadente forse faceva parte solo del suo lavoro avevo capito che facese il rappresentante e la gentilezza fa parte di questo lavoro anche se spesso e pilotata e falsa ma i suoi occhi in effetti non mentivano e sprigionavano una tenera e triste gentilezza anche se i suoi gesti erano teatrali.
Osservai mentre richiudeva meticolosamente la sua cartella infilava lentamente la penna nel taschino della giacca si rimetteva il cappotto che aveva riposto con cura sul bancone e salutava stringendo la mano con ossequio e fermezza.
-hai visto non ho messo molto tempo ti sei annoiata?-
-no…ti osservavo. Fai il rappresentante vero?-
-si di biancheria intima-
-allora vedrai spersso bellisime modelle alle sfilate?-
-si ma sono molto stanco di vedere solo un certo lato della bellezza…-
Non risposi il mio silenzio poi fu in effetti pesante e inquietante e l’emozione di entrambi fu la coscienza fu la conferma di ciò che avevo intravisto nei suoi malinconici occhi che mi guardarono con la serena certezza di chi aveva compreso di essere stato compreso.
Avevo incontrato un uomo bello vincente e solo.
Fui contenta della mia preda ma inquietata dalla responsabilità e dalla profondità di quell’incontro.
-è per questo che non vedi le macchie di vernice dei miei vestiti?-
-vedo qualcos’altro al di là e vedo i tuoi occhi-
Sarei voluta sprofondare non potevo fingere o tirare fuori uno dei miei personaggi dalla lista dei copioni quest’uomo era profondamente interessato a me era la cosa più angosciante che mi fosse mai accaduta qui per la prima volta qualcuno mi aveva vista e per la prima volta dovevo decidere di essere me stessa non potevo fingere.
Non so se sarei riuscita.
Il viaggio proseguì liscio e rilassato parlammo di molte cose cose di forma ma essenziali da dove vieni cosa fai ma in effetti la meravigliosa sensazione di appartenenza era già nella nostra pelle e al di là delle semplici domande che facevamo era presente un’aria serena di chi finalmente si sente a casa.
Ci lasciammo davanti casa con la promessa velata e timida che ci saremmo rivisti.
Salii le scale di casa volteggiando anche se ancora non avevo la sicurezza e la fiducia di chi avevo conosciuto.

scritto da:almavox ©
aprile 12, 2007 09:14
| commenti (7)



venerdì, 06 aprile 2007


eccomi quà...

 

VITA NUOVA



Pagò il conto e uscì come un fulmine dall’ospedale non aveva visto ancora nulla voleva farsi una sorpresa ma sapeva che comunque sarebbe nata a vita nuova salii in macchina e guidò per tutto il tempo col sorriso stampato in faccia parcheggiò alla meglio apri in fretta il portone e fece le scale tre a tre quando in un lampo si trovò finalmente di fronte allo specchio pronta ad ammirare il suo naso nuovo tutta la vita aveva aspettato quel momento quello straordinario istante dava senso alla sua meschina esistenza una vita racchiusa in un attimo che sarebbe durato in eterno.
- Nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo-
tremarono i vetri e l’urlo fece eco in tutto il palazzo.
- non è possibile…-
disse inginocchiandosi a terra.
L’orrore prese il posto del sorriso e la disperazione si trasformò in in un fiume di lacrime.
Il suo vecchio naso era ancora al suo posto.
Non poteva capacitarsi di quello che stava vedendo era stata ben sette giorni in ospedale due ore in sala operatoria e per i primi tre giorni aveva sopportato dolori indicibili aveva scelto il miglior chirurgo che c’era sulla piazza e aveva speso tutto ciò che possedeva messo faticosamente da parte durante tutti gli anni della sua esistenza.
Fin da piccola dai tempi in cui memoria potesse ricordare aveva sempre avuto orrore di quel naso che irriverente e violento troneggiava sul suo volto lui era stato il protagonista di tutta la sua vita quella sua protuberanza l’aveva costretta a cammuffarsi nel copro e nella mente di chi come lei ne era prigioniera.
Niente aveva potuto contro di lui qualsiasi cosa indossasse qualsiasi pettinatura si facesse non era mai tanto prepotente come quel suo naso
gli aveva persino dato un nome e con lui parlava furiosa per minuti interminabili non servirono neanche i due anni passati da quello  psicologo col naso all’insù  che l’avevano solo convinta di quante bugie può essere in grado un essere umano di raccontarsi per accuietare e ammansire le proprie tempeste.
Aveva un bel da dire quel dottore
- mia cara ciò che conta è come lei si vede dentro come lei percepisce la sua persona e l’essenza che rappresenta-
Stronzate.
Come posso guardarmi l’anima se ogni volta devo passare dalla dogana del corpo dovrei non guardarmi più e non avere più uno specchio  dovrei pensare  di essere qualcos’altro per avere la serenità di sentire ciò che ho dentro e se quello che ho fuori rappresenta ciò che ho dentro come può esserci armonia in me se non c’è fuori di me?
Avevo otto anni la prima volta che ho cercato di tagliarmelo con un coltello da cucina fu mia nonna a fermarmi aveva urgenza di venire in bagno avevo gia tagliato tre centimetri di carne.
A dodici ho riprovato con la fibbia dei pantaloni di mio padre i coltelli erano tutti chiusi a chiave.
Mia madre tentava in tutti i modi di scavalcare la mia ossessione puntando sul senso di compassione per chi stà peggio e cosi tutta la mia infanzia fu popolata da amichetti “particolari” che lei portava in casa c’era l’imbarazzo della scelta il ben di dio bambini sulla sedia a rotelle quelli down bambini senza un braccio bambini cechi e sordomuti un pomeriggio mi portò anche un nano con lui sono diventata molto amica.
Non funzionò.
Ciò che vedevo era l’unica cosa che mi rappresentava ciò che rappresentava era orrido distorto innaturale violento assordante.
Ci si può distaccare dalla forma?
Ci si può distaccare dal senso reale della materia?
Cosi preponderante cosi solida cosi piena cosi vera presente.
L’acqua non è cosi lei prende la forma che trova anche l’aria.
Ma come posso io farmi acqua e aria?
A ventidue anni ebbi la mia prima esperienza sessuale fu anche l’ultima ne fui stordita non so neanche se raggiunsi il piacere ero succube di quell’uomo ma per la prima volta qualcuno aveva visto qualcos’altro qualcuno mi toccava e accetava ciò che ero al di là della mia forma solo dopo ho capito che ero soltanto un intermezzo invisibile che gli dava la possibilità dei piaceri del sesso i nostri incontri erano fatti solo di scopate riusciva a farmi fare ciò che voleva spesso piangevo mentre mi prendeva ma sembrava che le mie lacrime non facessereo rumore meschino e ingordo abusava di me cosciente della mia debolezza.
Mi lasciò al telefono dicendo che non si divertiva più.
Mio padre morì quando avevo trent’anni e mia madre con i suoi tacchi a spillo e quelle sue unghie laccate rimpiazzò presto quel vuoto economico.
Poco dopo tentai di suicidarmi  l’unica remora che avevo era lasciare a mia madre quel piccolo gruzzolo che avevo messo da parte.
Uscita dalla clinica mi resi conto che era stupido darsi per vinta e che la soluzione era dietro l’angolo sarebbe bastato un chirurgo estetico a risolvere i miei problemi.
Cosi passai altri dieci anni a mettere soldi da parte anche se ciò che guadagnavo facendo la bidella a scuola non mi permetteva di raccimolare tanto denaro in fretta ma ero determinata e facevo in modo di risparmiare su tutto diventai vegetariana rispanmiando sulla carne vendetti la macchina tutte le mattina facevo venti chgilometri per andare a scuola compravo solo vestiti usati e spesso usavo candele a posto dell’energia elettrica.
Quindici anni ci sono voluti per raggiungere la cifra dell’operazione.
Paola continuò a riflettere sulla sua vita senza capacitarsi del perché il suo naso fosse ancora al suo posto eppure aveva fatto tutto per bene grandi sacrifici forza di volontà  determinazione e quella operazione tanto dolorosa ma quella protuberanza  era ancora là varcando tutti  i confini della realtà.
Forse stava avendo un’allucinazione la stanchezza della degenza o il troppo desiderio di vedere una nuova vita l’aveva portata a vedere ciò che non era cosi tentò di calmarsi e decise di andare a riposare.
Passò una settimana chiusa in casa  tutte le mattine controllava davanti allo specchio ma quel maledetto non rifletteva ciò che avrebbe voluto vedere in quella cornice laccata oro continuava a vedere il suo vecchio naso li granitico e fermo.
Dopo dieci giorni fu costretta ad uscire per fare un po’ di spesa il fornaio la guardò in maniera strana poi fu la volta del droghiere che prorpio non voleva smettere di fissarla quando vide lo stesso sguardo nel fruttivendolo nonostante la sua  paurosa timidezza prese coraggio e disse
    - ma che cos’ ho di strano che mi stà fissando -
    - nulla di male signora stavo ammirando il suo nuovo naso ma non avevo il coraggio di dirgliero in effetti la trovo molto bella –
In quel preciso istante capii di non essere mai nata e che forse non sarebbe mai veramente vissuta.

scritto da:almavox ©
aprile 06, 2007 05:37
| commenti (7)
racconti


giovedì, 16 novembre 2006

sono in uno stato di letargo mentale che durerà almeno fino all'anno nuovo
dispiaciuta perchè mi mancate
un bacio a tutti

scritto da:almavox ©
novembre 16, 2006 07:04
| commenti (6)



lunedì, 09 ottobre 2006







L’EVIDENZA DELLE COSE

Distante dalla città
una luce si accende chiara nella buia notte
sottolineando ancora di più
quella torbida oscurità

scritto da:almavox ©
ottobre 09, 2006 23:49
| commenti (8)



venerdì, 15 settembre 2006


tornai
ancora intorpidita dalla brezza del mare
riuscii a malapena a salutarvi

riprenderommi dal ritorno
scriverobbi presto

scritto da:almavox ©
settembre 15, 2006 03:24
| commenti (4)



lunedì, 24 luglio 2006





   
IL SENSO VERO
IL VERO SENSO

Ciò che vedi è nitido
reale
pulito
ma la vera forma delle cose dentro il mare
è nascosta 
deformata
segreta intima e pudica
ogni forma cambia di continuo
ogni colore cambia di continuo
il senso stesso delle sue forme
cambia di continuo
il suo continuo mutare
è
il suo  senso vero.
Ma allora
quale la vera forma
quale il vero colore
quale il vero senso


ma  a noi...
ci serve proprio un vero vero?

scritto da:almavox ©
luglio 24, 2006 13:01
| commenti (6)
riflessioni, foto


sabato, 15 luglio 2006

l'odore del mare assomiglia un po' a quegli istanti
dopo l'orgasmo
e ogni volta lo annusi come se fosse la prima
e senz'altro lo è

scritto da:almavox ©
luglio 15, 2006 14:32
| commenti (12)



giovedì, 22 giugno 2006


un saluto e un bacio a tutti
il mare mi aspetta
stelle comprese

siete sempre tutti invitati
lo sapete

scritto da:almavox ©
giugno 22, 2006 06:39
| commenti (10)



giovedì, 18 maggio 2006


                 



Il vento che soffia forte stanotte
mi porta con se prepotente e caldo
e io vado
mi lascio trasportare
un piccolo granello nelle braccia del vento
un piccolo granello che cavalca il vento.
Oggi compio 39 anni.
L'acqua che dalla mia borraccia diminuisce ogni giorno
è sempre più buona
e il viaggio che compio
non sarà mai compiuto.

scritto da:almavox ©
maggio 18, 2006 11:10
| commenti (18)
poesia, riflessioni


martedì, 09 maggio 2006



 LA VITA DIETRO LA FORMA






Le foto sfocate tirano fuori il senso poetico delle cose
apparentemente fredde
rinchiuse nella storia del nome che portano
le foto sfocate hanno quei piccoli difetti
che ammorbidiscono l'aria
e parlano dell'anima delle cose
dell'anima delle persone
di un'altra loro anima
quella libera dalle catene delle  forme che gli appartengono
un po' come una bella donna con i primi suoi capelli bianchi
spettinata e nuda
davanti allo specchio
mentre vede se stessa

scritto da:almavox ©
maggio 09, 2006 11:53
| commenti (7)
riflessioni


lunedì, 24 aprile 2006


IL SENSO DELLA VITA 1
essere e sentire



PIERO IL BAMBINO


Sono le sette e trenta di domenica mattina  il sole è appena alto ma già la cucina
è inondata dalla nube di fumo di sigaretta della mamma.
-dio quel ragazzo mi farà impazzire! Piero sbrigati la colazione è pronta si fredderà il latte!-
la cucina si restringe in un lunghissimo corridoio  pieno di porte:
la prima sulla destra ha un grosso cartello con scritto “hasta la victoria siempre!”
la seconda sul lato sinistro è una porta a vetri ha una vecchia maniglia e barbose tendine
la terza è socchiusa ci sono briciole sul ciglio della porta e adesivi di calciatori
che si sono susseguiti nel corso degli anni alcuni sono vecchi e scorticati
altri più nuovi l’ultima porta sulla sinistra è chiusa a chiave meticolosamente
la vernice ormai scomparsa a preso il posto di scarabocchi poster  e materiale vario
dopo tre mandate la porta si socchiude si può intravedere dentro il buio ancora pesto
due piedi sporchi che solcano la soglia è Piero.
Piero è un ragazzino di 13 anni pesa circa 100 chili non si lava è distratto ama dipingere
è taciturno introverso e scostante è sempre spettinato odia  la musica classica
e si prende gioco delle femmine a scuola.
I suoi passi verso la cucina sono cosi lenti e pesanti che i suoi piedi lasciano orme riconoscibili
anche in quella moquette consumata.
-sei proprio come tuo padre guardati le mutande sono piene di buchi cosa aspetti a rammendartele!-
-sono l’unico in questa famiglia che ancora non può fumare perché?-
-lo sai bene potrai farlo quando avrai i soldi per comprarti le sigarette!-
il caffé ribolle  e gli schizzi vanno dritti a raggiungere il muro ormai ingiallito dalle altre macchie
- tuo padre si incazzerà …anche stamattina ho bruciato il caffé…-
-e poi proprio non capisco perché devo alzarmi un ora prima degli altri e mangiare questo schifo?-
-…zitto… e mangia –
Le grandi finestre della cucina danno sul giardino  un po’ come le case americane a pian terreno
fuori si intravede un’ amaca il resto è sfuocato l’alone marrone che percorre sui vetri è perpetuo e spesso
il suo colore è comune a tutta la casa persino il cane è marrone la tv il divano  il grande frigo
che appare appena entrati in cuucina e quella immacolata enciclopedia che inerme vede passare gli anni
come una vergine mai toccata che rimpiange il gusto del peccato e in questa monocromia di  toni odorosi
ogni tanto si erge malinconio e solitario l’olezzo del profumo vecchio della nonna
che mette puntualmente per andare al cimitero.
Piero accosta lentamente alla bocca i suoi corn flakes ha cosi disgusto di quell’intruglio
che spesso si sbrodola nel tentativo di risputare il boccone nella tazza.
-vestiti e esci ti voglio fuori dai piedi  tra 5 minuti devo preparare la colazione a tuo padre
lo sai che non vuole nessuno intorno quando legge il giornale-
Piero si alza con la faccia di chi sa cosa deve fare la canottiera sporca di latte
e quella pancia ballonzolante che proprio non vuole stare al suo posto.
in un baleno si veste e esce col suo zaino e lo skateboard sotto braccio.
Isuoi vestiti sono semplici come qualsiasi altro tredicenne una t-schirt dei jeans
e le sue amate catene che si rincorrono ovunque.
-mi raccomando passa a prendere le sigarette per tuo padre e la birra per tuo fratello-
Oggi fuori piove è primavera ma la pioggia non sembra infastidirlo  cammina a piedi
sotto quell’acqua nonostante il suo skate lento con l’aria assente di chi pensa altrove.
-Carla dove cavolo hai messo il giornale?-
-guarda sotto il cuscini del divano-
-Piero è uscito non ho da fumare…-
-si…gliel’ho detto le avrai quando tornerà…direi che quel ragazzo fà anche troppo-
-non è mai abbastanza deve crescere in fretta e diventare un uomo duro…
la vita è una merda e devi imparare a galleggiare-
-mi piacerebbe che studiasse…che avesse una vita diversa-
-toglitelo dalla testa tempo perso il prossimo anno verrà a lavorare con me in officina
e qui non si discute-
Le mani di suo padre sono tozze  sempre sporche quelle unghie nere che non torneranno mai pulite
come un marchio di riconoscimento di chi capisce la vita solo attraverso ciò che fisicamente tocca
la pancia invece è una costante della  famiglia i fritti e cibi pronti che la mamma prepara
hanno il gusto acre di chi non ha tempo per vivere.
Andrea l’altro fratello non si alzerà prima di mezzogiorno il sabato va a ballare e induscutibilmente
torna ubriaco e sfinito  la nonna è già uscita Matilde varca la soglia di casa alle 6 mattino
va al cimitero in chiesa poi passeggia per tutto il giorno bofonchiando da sola parole incomprensibili
la si rivede tornare la sera cenare in silenzio e rinchiudersi in camera verso le otto
col suo gatto in braccio e una tisana calda.
-ciao Piero…cosa fai?
-niente…vado in giro-
-ma cosi ti bagni tutto…vuoi il mio ombrello-
-non lo voglio il tuo ombrello…non mi serve nulla-
-Ieri mattina sei stasto bravo ad aiutarmi nel compitio…se non ci fossi stato tu avrei preso un brutto voto.
Ma allora non è vero che non studi mai...-
-E’ stato un caso..e adesso non mi scocciare!-
Francesca è l’unica bambina che cerca di fare amicizia con Piero nonostante il suo comportamento scostante
ha una cotta per lui e non si dà per vinta lo difende a scuola davanti agli altri compagni lo difende in famiglia
davanti alla mamma che non lo sopporta lei lo vede con occhi diversi al di là della sua sporcizia
e della maleducazione.
-quante volte Francesca ti dico di non stare vicino a quel Piero! Potrei anche passarci sopra
se almeno fosse uno studente modello oltretutto è uno zuccone-
-non è vero mamma! Piero è sempre preparato anche ieri a scuola mi ha aiutato a fare ilo compito
poi non lo so perché prende sempre cattivi voti sembra lo faccia apposta…-
-ciao Piero-
-ciao…il solito-
-il solito… bene…quattro birre per il fratello e tre pacchetti morbidi per il papà ma…
non è che beve un po’ troppo tuo fratello?-
-e a me cosa me ne frega.
-ma dove vai  tutti i giorni uscito di qua?
-dove mi pare si faccia gli affari suoi-
Piero prende il suo sacchettino esce dal negozio gira l’angolo del palazzo e si dilegua.
Non lo vedi mai in giro mai con degli amici mai usare lo skateboard non si sa cosa faccia o dove vada
per la gente del paese è un mistero va tutti i giorni al solito bar tabacchi gira l’angolo e scompare.
-vedi i soliti bastardi quest’anno aumenteranno le tasse e non riesco ancora a comprarmi
quel cazzo di compressore che mi servirebbe proprio-
-hai sentito della nostra vicina di casa? Sembra che torni suo marito dall’Australia…-
-ecco quello è un altro disgraziato che ha studiato una vita e deve emigrare in Australia per lavorare 
se si fosse risparmiato gli anni di università ora avrebbe più soldi da parte…...ma quando torna piero con le mie sigarette?-
“L’essenziale è invisibile agli occhi”
Antoine De Saint Exupery “Il piccolo principe” edizioni economiche tascabili  biblioteca della scuola
rubato come le altre decine di libri che giacciono in quel vecchio baule su qui Piero si siede per  leggere
tutti i pomeriggi alla stessa ora  con qualsiasi bollettino meteorologico
inbucato sotto quella vecchia galleria  in disuso.
Il comune  la vorrebbe  ingrandire  ma un comitato ecologista si è opposto.
E’ un posto sicuro ancora per lungo tempo.

 

scritto da:almavox ©
aprile 24, 2006 10:56
| commenti (4)
racconti, trilogia del senso della vita


martedì, 18 aprile 2006






                 
                     Illustrazione Giuseppe Bianchessi





SENTO


Ascoltare percepire assaporare subire attraversare farsi attraversare
vedere toccare annegare violare implodere esplodere subire violenza
continua dalle cose che mi attraversano mi trapassano  lasciarsi vivere
dalle cose totalmente mentre accadono la mia mente subisce la loro
fisicità Il freddo mi attraversa mentre lo sento  e vedo nitidamente i muscoli
ritirarsi e contrarsi nelle loro rosse fibre il caldo mi attraversa  il cielo
nuovo e nitido della primavera che fa sentire l’aria leggera e mi accarezza
la pelle come una nuovo amante la tristezza del mondo mi uccide e mi
trapassa mentre sento fisicamente le lacrime le mie quelle delgli altri che
scivolano segnando una via umida sul mio volto  sento la lacrima nella
sua intensa liquidità mentre si adagia sulla bocca ne gusto il sapore
salato la ingoio la assaporo nel suo fisico significato
subisco violenza dalle parole da qualsiasi parte vengano
dalle persone umili come quelle arroganti dallo sconosciuto come
dall’amato ogni parola diventa un macigno enorme sul mio petto
mi toglie  il fiato si scompone su di me segnando il mio cuore
sento p’arole di rabbia che mi feriscono sento parole d’amore che mi aprono
sento parole di felicità che compiono piroette mentre le mie gambe leggere
si piegano al volere altrui sento parole di perdono e mi perdono sento parole
sensuali e mi faccio donna  mi faccio violentare quando qualcuno varca la
porta dei miei sensi  mi abbandono lo vivo lo uso mi uso mi faccio
violentare quando sento il male che sgorga indecente in ogni fiume sotto
i miei occhi il mio il loro il vostro lo vivo nelle mani che tremano e sudano
e mi sento acqua che entra in quel fiume poi mi sento sasso che devia lo
devia e mi sento sabbia che lo sorregge e mi sento violentare quando
qualcuno viene violentato  mi curo le ferite quando qualcuno viene
bastonato ho fame per chi la sente e orfano per chi non ha nessuno
chiedo perdono per chi lo cerca do quello che ho a chi lo chiede
non ho possesso anche se mi faccio possedere non ho orgoglio se non per
quelli che non lo hanno niente più mi appartiene o appartiene al niente e
tutto ora mi appartiene  ora sono una porta un passaggio dove entrano ed
escono linguaggi e informazioni  un ponte un piatto un veicolo in cui la
fisicità è solo un alfabeto che mi permette di parlare con questo corpo in
questa vita in cui i miei sentimenti non mi appartengono più dove di
questo sentire ne sono solo il portatore ma sento e subisco questo
veicolo come se fossi il  passeggero il veicolo stesso la strada e il tempo
amplificato e potente sento il senso della vita che appare al mio
sgomento tutto nella sua nuda semplicità e tutto sembra stupido e tutto
sembra necessario e nel dolore nel sacrificio sento la via della vita felice
come una meraviglia che si apre davanti al mio sguardo la meraviglia che
nasce dal buio  e la vita che nasce li dentro è tanto vera da sembrare
assurda e ciò che è necessario non è più visibile agli occhi.


scritto da:almavox ©
aprile 18, 2006 06:14
| commenti (6)
poesia, riflessioni


lunedì, 10 aprile 2006



LE ELEZIONI IN ITALIA
...POPOLO DI POETI E NAVIGATORI


Funari- Corrado Guzzanti

scritto da:almavox ©
aprile 10, 2006 09:12
| commenti



sabato, 01 aprile 2006



sarei già andato davvero lontano
tanto lontano quanto è grande il mondo
se non mi trattenessero le stelle
che hanno legato il mio al tuo destino
cosi che solo in te posso conoscermi
e la poesia i sogni il desiderio
tutto mi spinge a te
alla tua natura
e dalla tua
dipende la mia vita

Goethe

scritto da:almavox ©
aprile 01, 2006 23:34
| commenti (11)
poesia


mercoledì, 22 marzo 2006


IL CENTRO DELLA TERRA


La sua giornata era stata pesante
Il lavoro la pioggia i pensieri i soldi la malattia
Tutto era sempre più difficile tutto era sempre più colmo
I suoi strati di pelle si erano assottigliati
sentiva tanto il freddo tanto il caldo
sentiva troppo l’amore troppo la sofferenza
troppo la gioia.
La sua testa era piena  di eccessi e sensazioni e la confusione era l’unica via da seguire
lasciarsi andare senza opporre resistenza.
Paolo l’aveva appena lasciata sull’uscio della porta ancora col suo sapore in bocca
e non le bastava la presenza rassicurante di un amante premuroso
pieno di carezze colorate baci e parole confortanti
la solitudine che sentiva era un assenza incolmabile
la prendeva allo stomaco come una grande fame
la fame bulimica di chi deve riempirsi per poi vomitare
il giorno era interminabile e l’unica cosa che la sosteneva era il pensiero della notte che sarebbe arrivata
si
finalmente  respirare e cullare dolcemente quel suo dolore che tanto la faceva sentire viva
finalmente l’aria era più morbida e i rigurgiti violenti del mondo che di giorno le cadevano addosso ora dormivano
o comunque facevano più silenzio
anche chi ha fame è più silenzioso la notte
chi stà morendo in un letto chi ha perso tutto chi corre chi violenta 
chi vive
di notte tutto ha più rispetto del silenzio
anche l’umanità.
E i mille pensieri si muovono lenti il silenzio è cosi forte da dare senso
anche al rumore
Non c’è presenza più grande nel pensiero dell’assenza.
La tv ormai era solo un cumulo di pixel luccicanti in movimento e le decine di sigarette appoggiate in verticale sul tavolo
sembravano mille steli in un campo di papaveri
“need a call” quella canzone andava da più di due ore e quella ripetizione era diventata un circolo sonoro che la cullava
le lacrime che la accarezzavano  incessanti erano l'unico rumore fisico che sentiva il suo corpo
Le tre
la stanchezza stà arrivando le palpebre si chiudono
è ora di andare.
Vivere.

scritto da:almavox ©
marzo 22, 2006 13:21
| commenti (13)
racconti


martedì, 21 marzo 2006


CINEMA...

per gli amanti del cinema ed eventuali vogliosi recensori
vi consiglio di visitare il blog appena aperto
del caro amico Norman Bates
lacongiuradeglinnocenti
potrete leggere vedere ed eventualmente recensire

scritto da:almavox ©
marzo 21, 2006 22:50
| commenti



domenica, 19 marzo 2006




IL CARCERIERE DI FUMO


Ciò che mi divide da me è un corpo pieno di dolore
che mi tiene tra le sue forti mani fisiche e non mi lascia andare
il confine di questa prigione non esiste
ma è tanto forte quanto la mente che impaurita lo trattiene
questa fisicità che frena che  esalta che sconfigge
è solo la proiezione dei nostri limiti della nostra piccola umanità
il dolore che sento immenso in ogni parte della mia mente
è un carceriere di fumo
involontario ogni tanto è il vento che lo spazza via
potente e inconsistente si riforma come un ghigno arrogante
di fronte al suo fragile prigioniero
e nell’assoluta coscienza dell’immenso che portiamo con noi
abbracciamo il fallimento
e prostrati ci inchiniamo  a questa rassicurante fisicità
che ci trattiene mediocri ai bordi della vita.

scritto da:almavox ©
marzo 19, 2006 02:46
| commenti (4)
poesia, riflessioni


venerdì, 03 marzo 2006




LE OC-CASI-ONI  DEL CASO

mi compiaccio contenta con il sig.abteilung e rael per la loro iniziativa. 
diventeremo forse scrittori forse recensori...  
come nel resto delle cose nella vita ...le migliori nascono per caso 
forse...                                                                                                                                                                                        


non era molto daccordo il giornalista che rimase allibito dopo l'intervista che fece a Pablo Picasso                 
nel quale scoprì...  (nonostante fosse pronto solo a una colta e forbita risposta)                                                     
...che il periodo blu del noto pittore era solo frutto di un periodo "verde"
- vede mio caro...( disse Picasso al giornalista con la semplicità fulminante di chi stà colpendo la croce rossa)
in quel periodo non potevo permettermi il rosso... ero veramente senza soldi...-

scritto da:almavox ©
marzo 03, 2006 06:34
| commenti (4)



giovedì, 09 febbraio 2006





tratto da "GRETA" capitolo 1 "Le scarpe lucide"


Sotto casa da qualche tempo c’era un nuovo bar
le pareti erano tappezzate di foto sculture sparse qua e là murales e musica tutto parlava di messico e nuvole.
Lo stesso barista elogiava e descriveva con frasi colorate e poetiche posti che in realta’ lui stesso non aveva mai visto
ma che sognava come simbolo di liberta’ e di riscatto.
Un giorno gli chiesi il perche’ non fosse mai andato in questi luoghi che sognava cosi tanto
-preferisco sognarli a modo mio piuttosto che avere la delusione di una realta’ che non voglio accettare
rinunciare al sogno che mi stimola e mi trascina nel mio immaginario-
Difficile rispondere ad un’emozione cosi forte e cosi posseduta da qualcuno.
Nonostante grandi discorsi di sogni e liberta’ le persone che popolavano quel bar erano assai ben lontane dai volti solari e caldi che eccheggiavano su quei
muri come visioni aeree.
Gli esseri umani di questo luogo erano composti da ragazze sempre abbronzate
studenti di buona famiglia che si arrovellavano nel dilemma della marca dell’automobile da comprare
manager banchieri che sostavano per la pausa pranzo
commercianti adiacenti in strada che facevano capolino con la scusa di un caffe'
per raccontare le ultime sulla figlia del fornaio che arriva ogni notte alle 5 con un ragazzo diverso
o la straziante circostanza della signora del 3° piano che ha perduto il bambino.
Il personaggio forse piu’ interessante e silenzioso era il postino che al 6° palazzo faceva tappa obbligata al bar
entrava
lentamente
stanco e affaticato con voce roca e dolorosa chiedeva il solito bianco abbondante beveva e se andava
ma in tutto quel metodico vociare le sue grida mute andavano molto piu’ in alto di quell'inutile frastuono.
Cosa ci facevo qui dentro?
Non lo so ma il caffe’ gioirnaliero lo prendevo volentieri
e lo spettacolo umano che ogni giorno mi si presentava davanti mi faceva riflettere su tante cose della vita.
La malinconia che periodicamente mi assaliva mi spingeva all’urgente bisogno di stare in mezzo alla gente
e tutto questo mi faceva superare la piccola intolleranza che ho ogni tanto verso le persone troppo viziate e borghesi
cosi per necessita’ virtu’ delle volte riuscivo anche a infilarmi in qualche discorso cretino per sentirmi ancora all’interno di un mondo…
sempre con insuccesso.
In quella splendida giornata carina ed elegante mi diressi verso il bar e scorsi da fuori che all’interno un ragazzo bellissimo stava bevendo qualcosa
man mano che mi avvicinavo all’erntrata potevo scorgere che fosse molto elegante
rimasi ad osservarlo dalla vetrata esterna lo osservai per bene
aveva modi molto eleganti il viso abbronzato e capelli folti ben curati poi c’erano i suoi modi affettati e un po’ femminei
il suo cellulare bene al suo posto i suoi movimenti lenti e studiati...assolutamente insopportabile.
La preziosa e ponderata accuratezza con cui il suo corpo si muoveva era pari solo a un appassionato giardiniere mentre innesta le sue rose.
Di primo impatto tutto faceva pensare al tipico maschio arrogante bello e vincente
ma ci furono dei particolari che colpirono la mia attenzione
spesso i piccoli particolari sono i meno artefatti se si vuole recitare una parte…
e poi il nostro istinto e’ un vigile notevolmente attento e affidabile e quando certe cose ti passano attraverso lo stomaco non si puo’ sbagliare
hanno proprio centrato nel punto giusto.
Comunque dopo circa un minuto di immobile osservazione trassi un grande sospiro e mi dissi che un uomo cosi bello non mi avrebbe mai guardato
che la bellezza e’ solo fine a se stessa e che avrei riflettuto meglio davanti al mio caffe’
continuando comodamente ad osservare quel bello e strano esemplare umano.
Cosi dopo aver fatto col respiro l’alone sulla porta a vetri esterna del bar che ormai aveva la sagoma della mia faccia entrai velocemente
e voltandogli le spalle ordinai e mi sedetti.
Aveva due grandi e profondi occhi neri che tristemente sorridevano e aveva delle scarpe splendidamente pulite
due particolari non di poco conto.
Gli occhi non mentono mai per quanto ci si possa affannare o recitare
se osservi a lungo e attentamenete una persona nello sguardo ci sara’ un istante anche piccolo in cui calera’ la maschera e allora anche solo per poco
potrete cogliere il suo intimo animo.
Quelle scarpe poi mi sembrarono un particolare interessante non avevo mai visto scarpe cosi lucide.
Era tardo pomeriggio e il suo viso stanco raccontava di una lunga giornata di lavoro
come poteva avere scarpe ancora cosi pulite?
Cosi pensai che avrebbe potuto avere un amorevole moglie che alla maniera antica le lucidava con dolce ammirazione
o forse era un tipo assai pignolo e la sera tra un libro e un film lustrava feticisticamente quelle pelli invecchiate.
L’ avere cosi tanta cura di questo oggetto mi ricordava tanto il tempo in cui quando vivevano i nostri nonni
l’eleganza di un uomo rappresentava una pulizia morale piu’ che un biglietto da visita sociale e le scarpe ne erano un simbolo.
Ricordo nitidamente come appariva mio nonno quando ci incontravamo il mesto vestito ti raccontava inequivocabilmente che i soldi erano pochi
ma l’odore di sapone appena usato il cappello al suo posto e le scarpe immacolate raccontavano di un uomo pulito dentro e fuori.
Ero affascinata da quelle lucide scarpe potevo osserevare attraverso loro le sagome dei tavoli che riflettevano sulle tomaie come nell’argenteria di una casa a modo
ecco si
quei dui splendenti calzari mi davano la calda sensazione di una casa ordinata
dove tutto ha il suo posto e la mente puo’ finalmente respirare.
Quell'uomo mi affascinava e l'avrei ancora osservato a lungo con la convinzione che quelle scarpe mi stavano svelando di più.

scritto da:almavox ©
febbraio 09, 2006 10:31
| commenti (13)
greta e il coro-il romanzo


venerdì, 03 febbraio 2006



PROVO GRANDE TENEREZZA PER IL MONDO CHE MI STA' INTORNO.
...E ANCHE PER ME

scritto da:almavox ©
febbraio 03, 2006 15:12
| commenti (4)
riflessioni, frasi


mercoledì, 25 gennaio 2006

IL VENTO IMMOBILE


Ci sono temporali che non bagnano
Tempeste che non devastano
Non  c’è cosa più dolcemente  amara
del  percepire cosi nitida la giusta via da prendere
e  sentire coscienti che non si riuscirà mai a percorrerla.
Questo senso di lucida impotenza  è  reale
quanto la coerente passività che  percorre la via dell’apparente  fallimento
silenzioso sentiero che porta a te.
Inevitabile il dubbio
Superarsi come prevaricarsi
o accettare distaccati  come il  grande traguardo della coscienza di se stessi?

scritto da:almavox ©
gennaio 25, 2006 08:48
| commenti (13)
poesia, riflessioni


giovedì, 19 gennaio 2006


 


di L.Contri 2005       "La materia della poesia"



LA MATERIA DELLA POESIA

La materia è la prova del nostro limite fisico in questa vita
la natura è il limite fisico della perfezione
questo limite è invalicabile
si può solo accettare
apprendere
studiare
usare
attraverso la sua contemplazione come ispirazione per arrivare al senso poetico delle cose
è proprio e solo il limite fisico delle cose
che può aiutarci a comprenderne il suo divenire
la natura è la più grande verità che abbiamo
la materia può solo farci comprendere la poesia della vita.

scritto da:almavox ©
gennaio 19, 2006 03:09
| commenti (4)
opere, riflessioni, arte


mercoledì, 21 dicembre 2005



IL TEMPORALE


Il volto di Rael  era coperto di sangue mentre le sue mani accarezzavano ancora quel  corpo cadavere riverso in terra.
La sua presenza era l’unica  prova che quello fosse stato un essere umano qualche istante prima
I pezzi di carne dilaniati erano sparsi un po’ ovunque  e di certo il colore rosso del sangue è comune anche agli animali.
L’amore con cui aveva vissuto quella vita straziata era pari al nulla
sconfinato e presente 
l’assenza dei suoi occhi mentre fissava il vuoto non ricordava niente
se non un  grande iride verde incastonato in quella palla bianca.
Nelle sue mani  soltanto la sua storia nelle sue unghie sporche la verità
della  terra su cui le appoggiava.
Le macchine della polizia e delle televisioni passavano veloci e irriverenti mentre alzavano e impastavano polveroni di  terra con la freddezza delle immagini che ripetute nella mente e negli occhi anestetizzano quel poco di umano che è sorretto dal niente.
Tutto sembrava  veloce  e il tempo avaro aguzzino si concedeva al dolore tanto quanto un amante frettoloso.
I rumori della città si accavallavano formando un unico gomitolo di frastuono
le persone si rincorrevano alla ricerca della messa a fuoco dell’immagine.
La solitudine doverosa che tentava di affacciarsi facendo spazio a quel dolore veniva  afferrata come un rapace in picchiata dai pensieri ingombranti dei passanti.
In quel momento la pioggia iniziò a cadere e quella coperta di polvere
che ormai appesantiva i corpi 
iniziò a lavare  dolcemente con religioso pudore compreso il sangue che macchiava quella strada.
Quella pozza rossa che andava verso il tombino ricordava  la vita  come un corpo in movimento che segue  il flusso
che sa dove andare.
La folla apparentemente attenta  iniziò a correre di qua e di là alla ricerca di un riparo.
Quell’acqua era riuscita a distogliere l’attenzione  sulla tragedia che si stava consumando.
Quel potente e inatteso temporale  a lei invece sembrò una carezza
un dono
un’abbraccio delicato che la cullava uno spazio trasparente che la isolava da occhi  ingordi  e indiscreti.
Abbandonò le braccia morbide in terra e alzò lentamente il volto al cielo
lasciò che l’acqua lavasse il suo viso  e si regalò per un attimo quelle lacrime
inopportune che l’avevano colta  di sorpresa.
Nessuno l’avrebbe vista 
le lacrime si sarebbero mescolate  alla pioggia e la prova  della sua umana fragilità  sarebbe passata inosservata.
Si alzò da terra con le vesti appesantite dall’aqua unica testimonianza fisica della presenza del suo corpo e si incamminò verso casa.
Saim era il terzo figlio ucciso da una bomba e purtroppo altri sei la stavano aspettando.

scritto da:almavox ©
dicembre 21, 2005 05:40
| commenti (12)
racconti


lunedì, 28 novembre 2005

le parole sembrano piccole macchine impazzite nella mia mente
la paura dell'ordine regna provocando caos
le lettere non trovano via d'uscita
e non riescono proprio a comporre vie sensate
che esprimano ciò che sento
l'attesa serena è l'unico rimedio
nonostante mi sia necessario come l'aria
ora proprio non riesco a scrivere
nulla fuoriesce da me
come capita spesso nell'inerzia difronte a ciò che ami
vorrei scrivere
ma non posso
non sento
o forse sento troppo

un bacio

scritto da:almavox ©
novembre 28, 2005 10:12
| commenti (11)



giovedì, 03 novembre 2005





IL LIMITE DELL'AMORE

la guardò
come mai  aveva fatto fino ad ora
e si rese conto
che la vide davvero
forse per la prima volta
le disse -ti amo tanto-
non ne era molto convinta
ma quella donna che vedeva
riflessa davanti a lei nel suo specchio
sarebbe sopravvissuta solo a quelle parole.

scritto da:almavox ©
novembre 03, 2005 06:37
| commenti (15)
poesia


domenica, 30 ottobre 2005


IL DESERTO DELL'ASSENZA

Nel vuoto dei miei occhi
ora vedo la mia pienezza
nel rumore del mondo
ora colgo il mio silenzio
nell'assenza di emozioni
ora sento il mio battito del cuore
e in questo immenso deserto di assenza
ogni minuscolo granello lascia un'impronta.
Ora percepisco tutto.

scritto da:almavox ©
ottobre 30, 2005 01:07
| commenti (9)
poesia


martedì, 11 ottobre 2005

di L.Contri "I ricordi"
(vetrini di mare su garza bianca)



                I RICORDI

C'è stato un tempo in cui ho creduto di amarmi
mentre approdavo sicura
nell'anima e nei sogni di qualcun altro.
La fisicità delle cose ammanta  l'illusione
di potenza nella vita
e ciò che i sogni non possono la potenza realizzano
e come cera lacca sul foglio
la stessa marchia
anche la delusione di traguardi mancati.
Ma la lontananza con cui si sentono le cose passate
è l'unica testimonianza
del loro stupendo mutare
ciò che rimane è un alone luminoso
come un fantasma appeso
che etereo si fa uscire ogni tanto dall'armadio.
Ci rammenta che la materia delle cose
è solo una stoffa
con cui si confezionano i vestiti
delle diverse stagioni della vita.
Ma la vera nudità di cui siamo fatti
è come un ricordo che sommesso
ogni tanto riemerge
quei pochi momenti sono grandi sorprese
che staccano per scampoli di tempo
l'energia che alimenta i nostri pensieri
le nostre azioni
e lì immobili  fanno sentire la vera essenza delle cose
tutto scompare come in quegli istanti brevi e bui
che precedono la proiezione di un film.
E li non agisci
e li non pensi.
Lì ascolti.
Lì senti.
…lì ti senti.

scritto da:almavox ©
ottobre 11, 2005 16:41
| commenti (18)
opere, riflessioni, arte


giovedì, 29 settembre 2005

LETTERA D'AMORE

ogni volta che il mio pensiero non riesce ad arrivare a te come vorrei sento dolore
ogni volta che mi chiudi fuori preferendo te stesso sento dolore
ogni volta che non ti fidi  di me sento dolore
ogni volta che non dai riparo alle mie urla sento dolore
vorrei essere un tuo braccio una tua gamba il tuo orecchio quando ascolti
i tuoi occhi quando guardi
il tuo cazzo quando scopi
vorrei essere il tuo cane quando ci passeggi
vorrei essere così dentro te da non riuscire a sentirmi quando ci sono
vorrei essere così dentro te da dovermi sentire quando ci sono
vorrei essere per te la naturalezza dell'aria che respiri
e vorrei tanto poterti guardare mentre tu mi stai guardando

scritto da:almavox ©
settembre 29, 2005 02:17
| commenti (8)
lettere