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martedì, 08 maggio 2007
LA TUA OMBRA
L’ombra di ciò che sei ti insegue sempre
ed è esattamente
la riproduzione
di quello che sei tu
in quel momento
illuminato da quella luce.
scritto da:almavox © maggio 08, 2007 07:46 | commenti (8)
martedì, 01 maggio 2007
LA BELLEZZA
Credo che la bellezza sia il filo che collega tutto l'universo
che sia l'unico componente possibile.
Viverla inseguirla costruirla riconoscerla
come il significato più profondo della vita
come il significante
come l’unica possibilità che c’è
quando è pura nel senso
quando porta con se armonia e potenza
quando scuote l’anima senza passare dalla testa
quando sazia il cuore
quando dà forza e contemporaneamente te la toglie
quando ti eleva dalla materia
e ti rende leggero
quando ti divide in mille pezzi e ti senti uno
è fatta di un solo componente
ma ha mille forme e colori
è incorporea
ma nasce dalla materia che la produce
è il confine e il passaggio tra anima e corpo
ne è il frutto ma anche il nutrimento
è l'amore
ma forse è solo un ltro nome che la descrive.
E' energia .
E' l'energia.
Ma allora cosa di cosi astratto ci divide da dio se ciò che ci lega è pura energia?
Nulla
scritto da:almavox © maggio 01, 2007 09:07 | commenti (5) riflessioni
giovedì, 12 aprile 2007
secondo e terzo capitolo del romanzo "GRETA E IL CORO"
il primo lo trovate in categorie sotto greta il romanzo
Capitolo 2
Il CORO 1
(Greta)
Greta: 27 anni labbra carnose seni pronunciati e due occhi verdi dove puoi leggergli l'anima.
Studia come scenografa il teatro è il suo grande amore ma non lo osserva non lo studia lo vive.
Appassionatamente come con tutte le cose che appartengono alla sua vita ingurgita ingoia inghiotte voracemente tutto cio che quel mondo le provoca. In palcoscenico può fuggire dalla realtà li non esiste li dentro al buio nelle atmosfere che di volta in volta le si rappresentano può vivere su di se ogni personaggio ogni umore ogni sentimento e mentre la scena e le luci la aiutano ad immergersi empaticamente in ciò che l’attore rappresenta in quello spazio simbolico oltrepassa i confini fisici della realtà ed è comunque sempre realtà .
La puoi vedere in piedi dietro le quinte recitare come un mantra le battute che le scorrono sulla pelle come se le stesse vivendo in quel preciso istante come se esistesse solo li e in quel momento la possibilitĂ di vivere vite che non potrĂ mai avere.
Tutto questo la riempie e la stimola a forzare energie e stati d’animo
quello che prova in quell’atmosfera piena di polvere le basta ha vissuto intensamente un’altra tappa della sua vita.
Fare l’accademia nonostante sia a lei necessario è uno dei tanti modi di espressione che le appartengono ma che non guarda realmente questa esperienza è soltanto un’altra opportunita’ di conoscere di vedere di capire il mondo con nuovi colori occasioni volti e altre storie da vivere come riflessa in uno specchio.
Gli esami da dare non sono un problema Greta è brillante può permettersi di studiare in poco tempo ore delle volte riuscendo con il massimo dei voti e il suo talento artistico le dà la possibilità di farsi apprezzare.
Nella sua fuga è un continuo di slanci sorrisi e accomodamenti verso tutti
la profonda ignoranza di se stessa e la conseguente sfiducia nelle sue capacitĂ fanno di lei un servo fedele pronto a sacrificare il suo tempo per un altrui sogno.
Quello che cosi convincentemente vende agli altri lo regge bene anche se faticosamente è difficile supportare qualcosa che non ti appartiene non a lungo.
Greta non ha un sogno li ha tutti e quello che più le appartiene è la sua reale e straordinaria capacita’ di donarsi agli altri
è ostinatamente generosa sempre e comunque
non riesce a tenere nulla per se non riesce a godere da sola di ciò che la vita le offre il sentimento che più le porta sollievo è la condivisione e quel senso di appartenenza che la fa sentire viva e amata.
Questo però non basta questo non può dare felicità nessuno può volere la responsabilità di far felice qualcun altro.
No non funziona cosi.
Illusa non ha compreso ancora cosa sia l’amore non ha ancora capito come darlo a se stessa.
La paura è un sentimento che non conosce il sole e la consapevolezza di essere viva dentro quel corpo basta a darle forza per affrontare tutto ciò che il suo cammino le propone.
Greta passa da un amore all’altro senza un attimo di respiro un uomo ne sostituisce un altro senza concedersi neanche un secondo col proprio cuore sarebbe troppo doloroso il mondo che popola la sua anima è pieno di assenze e abbandoni.
C’è un sogno che fa spesso si trova a fronteggiare un mostro a forma di tritacarne metallico che ingoia le persone vive sfornandone hamburger cosi nel sogno si finge morta evitando l’ira di quel diavolo.
Quel sogno è la rappresentazione visiva della sua paura Greta è realmente morta il sogno non mente fingersi un’altra fingersi mille altre fingersi morta morire o non viversi è la stessa cosa è l’unica scappatoia che conosce.
La sua grande e positiva energia è solo una proiezione in realtà lei non esiste.
I momenti di malinconia non le mancano tutte le volte che quel sentimento vero e forte le viene a galla lo lascia defluire e in fondo è bello è una dolce e consolante malinconia e piangere è la perfetta conferma delle ingiustizie che ha subito quel dolore conferma il suo stato e giustifica la sua fuga.
Mai e poi mai potrete vederla piangere quel momento cosi intimo e fragile non è permesso a nessuno perchè li la sua verita’ non ha scappatoia
quando invece vuole fare la vittima e ottenere qualcosa da qualcuno calca la parte e lo fa veramente bene.
Eppure la vita che le scorre addosso la sente ma cosa farne?
Come investire quella sua gioia per rendersi felici è un po’ come mettere una chiave di sol in una serratura.
La felicità in quella sua ingenua e imprigionata mente è l’amore amore come fuga che da risposte che guarisce dalle ferite e da te amore che da uno scopo amore come significato e significante.
Il desiderio attraverso le tangibili mani che toccano e le parole che lusingano sentirsi viva unica ed amata l’importanza che ti da un altro essere quando ti sceglie e si affida a te sentire l’anima di qualcuno oltre le tue mani.
Continuamente curiosa e assetata di tutto vive nel dare attenzione al mondo con la capacitĂ di analizzare situazioni e persone in maniera acuta e sottile spesso si diverte colma nella sua misura a frugare negli sguardi delle vite che incontra.
Ormai anche questo vecchio rapporto inizia ad annoiarla la montagna è già stata scalata e anche quell’uomo si è innamorato di lei a quel punto non vede più un essere affascinante dalle grandi possibilità ma un uomo di qui non ha più considerazione perchè la ama.
In fondo l’unico maschio della sua vita non l’ha mai voluta
suo padre evidentemente è l’unico uomo forte.
L’incontro con quel ragazzo nel bar ha acceso un’altra scintilla un’altra sfida dietro quel bel corpo ha di nuovo visto degli occhi tormentati un mondo piu’ sotterraneo un percorso tortuoso un altro essere per cui sarà più soddisfacente donarsi corpo e anima cima degna da scalare.
Solo il traguardo di certe vite complicate riescono a darle la misura del suo valore.
(capitolo 3)
LA SORPRESA
Piena occupazione dell’accademia lo sgabuzzino dei bidelli è diventato la centralina operativa li ci sono telefono e fax che vanno costantemente perché mantenere i contatti con le altre sedi occupate è fondamentale.
Tutti sono eccitati l’accademia è nostra non so per quanto non so perché ma effettivamente è una sensazione splendida avere in mano qualcosa anche se non sai cos’è solo perché l’hai rubata.
Non ho mai avuto coscienza di queste cose non mi sento di poter dare o essere utile in questo senso qui in accademia è il mio ultimo anno e forse per me è solo un’orda di emozioni ancora da provare.
Le notti a settembre sono ancora calde e quando uscì dal lavoro dopo lo spettacolo era mezzanotte l’aria era buona da respirare e l’accademia è vicina solo poche centinaia di metri.
Questo è il quartiere universitario e per strada a quell’ ora c’era ancora tanta gente rumore musica e allegria nel vociare le persone che incontri sono soprattutto studenti mille colori e pensieri leggeri.
Li riconosci dalle facce gli studenti hanno quell’aria di chi ancora si sta godendo la vita un po’ come viene non hanno una loro identità nel mondo e spesso approfittano di questo periodo per vivere se stessi al di fuori di schemi o imposizioni
quello che stà venendo verso di me ad esempio la sua bella maglietta sgargiante i pantaloni sdruciti e quell’aria spettinata di chi non ha voglia e tempo di curarsi anche per me è ancora cosi e qui è tutto molto stimolante.
Adesso mi sdraierei a terra qui in mezzo alla piazza per guardare le stelle e le facce dei passanti che mi osservano ma non lo farò.
Nell’arrivare in accademia potevo solo pensare all’eccitazione di dormire su di un materasso a terra nell’aula magna quella piena di sculture affreschi e tanta storia da respirare del vino sigarette e qualche professore anarchico che avrebbe avuto voglia di condividere quell’ energia raccontando per tutta la notte di arte e politica discorsi appassionati ma rilassati di chi ha rinunciato da tempo per uno stipendio buono e ancora qualche stimolo.
Il mattino è tutto diverso la magia del fumo notturno è uscita dalle porte che si spalancano tutti sono seri e pronti alla lotta i corridoi sembrano colonie di formiche impazzite tutti corrono tutti hanno voglia di darsi da fare ma credo pochi sappiano realmente cosa succede.
Esco tornerò a casa a lavarmi e riposare sono sgualcita e appannata non sono riuscita a chiudere occhio le parole e i racconti della nottata mi hanno consumata ma sono contenta chissà che consistenza hanno le sillabe che abbiamo respirato questa notte hanno impregnato l’aria o si sono disciolte.
Parcheggio davanti al solito “moliendo cafè” cerco di dileguarmi verso casa non voglio vedere nessuno ormai ho gia fatto della strada quando sento gridare il mio nome.
Non oso girarmi quella voce l’ho riconosciuta è Gianni ma mi blocco mi sento orribile e nell’attimo che l’ho penso il suo braccio mi cinge mi ha raggiunto mi giro ed è li come l’avevo lasciato una settimana prima al bar.
- hai da fare?-
i suoi occhi sono lucenti e non si sogna di staccare la sua mano dal mio braccio
- no veramente no ma sono in disordine e...-
- hai voglia di accompagnarmi?-
la mia testa si irrigidisce e inizia a formicolare ci sono troppe domande e troppe risposte che dovrei darmi ma non ho tempo e posso permettermi solo di osare.
-…va bene…-
Non c’è posto per la delusione.
Mi fa strada verso la macchina è una bella mercedes di lusso mi apre la portiera mi sistema il lembo della lunga maglia che era rimasto fuori e chiude la portiera.
Mi sento male la sua galante lusinga mi ha gia messo in difficoltĂ .
La macchina sembra un tempio non si nota nulla fuori posto alla vista tutto ha un suo misurato ordine come le scatole cinesi e tutto è lucido privo di polvere.
Avvicino nervosamente le gambe e non so proprio dove mettere le mani ogni volta che mi emoziono le mie mani grondano di sudore e nel tentativo di asciugarmele addosso lascio sempre tracce di bagnato lungo i vestiti e non so cosa dire non so cosa fare anche se in realtĂ vorrei solo rilassarmi.
-vuoi un po’ di musica?-
- no grazie sto bene cosi-
Non riesco a sentire affatto i rumori che provengono dall’esterno la sua guida è lenta rilassata e quel silenzio cosi solido riesce però a farmi notare ogni tanto i suoi piccoli sorrisi e i suoi occhi che velatamente mi sbirciano di lato.
Non ho mai incontrato una persona cosi per me il silenzio è un qualcosa di invadente che lascia troppo spazio ai pensieri e a quei mostri ossessivi che mi inseguono da sempre ma il suo silenzio è diverso è denso importante e stranamente rilassante sottolinea il suo volto sereno che mi colpisce e mi inquieta come può un animo sereno venire in cerca proprio me?
-come mai un invito cosi diretto ad una sconosciuta?-
-non sei una sconosciuta …in realtà di conosciamo-
Non sapevo cosa rispondere e finsi di aver capito cosa volesse sottintendere c’era qualcosa di malizioso in quella risposta forse mi voleva solo portare a letto non riuscivo ancora ad immaginare un senso profondo a quelle parole specialmente perché venivano da una persona conosciuta da poco.
Il tempo percorreva sereno anche se le parole che ci scambiavamo erano poche tentavo soprattutto di concentrarmi sulla strada senza far notare la curiosità morbosa con cui l’osservavo.
Anche oggi la sua eleganza era impeccabile e le sue mani erano talmente curate da farmi vergognare nel mostrare le mie che spesso erano rovinate e trascurate.
-perché nasondi le tue mani? Sono mani forti molto belle-
-si è vero ma non sono mani ben curate e affusolate…probabilmente lontane da quelle che vedi di solito…-
-si ma questo non esclude il resto…non credi-
In effetti avevo fatto la figura della persona mediocre sottovalutando chi avevo di fianco ma la sua calma e la sua sicurezza mi mettevano a disagio provocando in me un grande senso di insicurezza e inferioritĂ .
-siamo quasi arrivati al mio primo appuntamento ma farò presto con questo cliente tu aspettami pure in macchina non vorrei prendessi freddo –
Quanta premura per un estranea mi sentivo in un grande stato confusionale e non riuscivo ad inquadrare la persona che avevo davanti cosi tanta naturalezza mi aveva spiazzato è più facile tradurre gesti e parole confezionate.
Lo intravedevo da dentro la macchina gesticolare lento sorridere in maniera affettata e suadente forse faceva parte solo del suo lavoro avevo capito che facese il rappresentante e la gentilezza fa parte di questo lavoro anche se spesso e pilotata e falsa ma i suoi occhi in effetti non mentivano e sprigionavano una tenera e triste gentilezza anche se i suoi gesti erano teatrali.
Osservai mentre richiudeva meticolosamente la sua cartella infilava lentamente la penna nel taschino della giacca si rimetteva il cappotto che aveva riposto con cura sul bancone e salutava stringendo la mano con ossequio e fermezza.
-hai visto non ho messo molto tempo ti sei annoiata?-
-no…ti osservavo. Fai il rappresentante vero?-
-si di biancheria intima-
-allora vedrai spersso bellisime modelle alle sfilate?-
-si ma sono molto stanco di vedere solo un certo lato della bellezza…-
Non risposi il mio silenzio poi fu in effetti pesante e inquietante e l’emozione di entrambi fu la coscienza fu la conferma di ciò che avevo intravisto nei suoi malinconici occhi che mi guardarono con la serena certezza di chi aveva compreso di essere stato compreso.
Avevo incontrato un uomo bello vincente e solo.
Fui contenta della mia preda ma inquietata dalla responsabilità e dalla profondità di quell’incontro.
-è per questo che non vedi le macchie di vernice dei miei vestiti?-
-vedo qualcos’altro al di là e vedo i tuoi occhi-
Sarei voluta sprofondare non potevo fingere o tirare fuori uno dei miei personaggi dalla lista dei copioni quest’uomo era profondamente interessato a me era la cosa più angosciante che mi fosse mai accaduta qui per la prima volta qualcuno mi aveva vista e per la prima volta dovevo decidere di essere me stessa non potevo fingere.
Non so se sarei riuscita.
Il viaggio proseguì liscio e rilassato parlammo di molte cose cose di forma ma essenziali da dove vieni cosa fai ma in effetti la meravigliosa sensazione di appartenenza era già nella nostra pelle e al di là delle semplici domande che facevamo era presente un’aria serena di chi finalmente si sente a casa.
Ci lasciammo davanti casa con la promessa velata e timida che ci saremmo rivisti.
Salii le scale di casa volteggiando anche se ancora non avevo la sicurezza e la fiducia di chi avevo conosciuto.
scritto da:almavox © aprile 12, 2007 09:14 | commenti (7)
venerdì, 06 aprile 2007
eccomi quà...
VITA NUOVA
Pagò il conto e uscì come un fulmine dall’ospedale non aveva visto ancora nulla voleva farsi una sorpresa ma sapeva che comunque sarebbe nata a vita nuova salii in macchina e guidò per tutto il tempo col sorriso stampato in faccia parcheggiò alla meglio apri in fretta il portone e fece le scale tre a tre quando in un lampo si trovò finalmente di fronte allo specchio pronta ad ammirare il suo naso nuovo tutta la vita aveva aspettato quel momento quello straordinario istante dava senso alla sua meschina esistenza una vita racchiusa in un attimo che sarebbe durato in eterno.
- Nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo-
tremarono i vetri e l’urlo fece eco in tutto il palazzo.
- non è possibile…-
disse inginocchiandosi a terra.
L’orrore prese il posto del sorriso e la disperazione si trasformò in in un fiume di lacrime.
Il suo vecchio naso era ancora al suo posto.
Non poteva capacitarsi di quello che stava vedendo era stata ben sette giorni in ospedale due ore in sala operatoria e per i primi tre giorni aveva sopportato dolori indicibili aveva scelto il miglior chirurgo che c’era sulla piazza e aveva speso tutto ciò che possedeva messo faticosamente da parte durante tutti gli anni della sua esistenza.
Fin da piccola dai tempi in cui memoria potesse ricordare aveva sempre avuto orrore di quel naso che irriverente e violento troneggiava sul suo volto lui era stato il protagonista di tutta la sua vita quella sua protuberanza l’aveva costretta a cammuffarsi nel copro e nella mente di chi come lei ne era prigioniera.
Niente aveva potuto contro di lui qualsiasi cosa indossasse qualsiasi pettinatura si facesse non era mai tanto prepotente come quel suo naso
gli aveva persino dato un nome e con lui parlava furiosa per minuti interminabili non servirono neanche i due anni passati da quello psicologo col naso all’insù che l’avevano solo convinta di quante bugie può essere in grado un essere umano di raccontarsi per accuietare e ammansire le proprie tempeste.
Aveva un bel da dire quel dottore
- mia cara ciò che conta è come lei si vede dentro come lei percepisce la sua persona e l’essenza che rappresenta-
Stronzate.
Come posso guardarmi l’anima se ogni volta devo passare dalla dogana del corpo dovrei non guardarmi più e non avere più uno specchio dovrei pensare di essere qualcos’altro per avere la serenità di sentire ciò che ho dentro e se quello che ho fuori rappresenta ciò che ho dentro come può esserci armonia in me se non c’è fuori di me?
Avevo otto anni la prima volta che ho cercato di tagliarmelo con un coltello da cucina fu mia nonna a fermarmi aveva urgenza di venire in bagno avevo gia tagliato tre centimetri di carne.
A dodici ho riprovato con la fibbia dei pantaloni di mio padre i coltelli erano tutti chiusi a chiave.
Mia madre tentava in tutti i modi di scavalcare la mia ossessione puntando sul senso di compassione per chi stà peggio e cosi tutta la mia infanzia fu popolata da amichetti “particolari” che lei portava in casa c’era l’imbarazzo della scelta il ben di dio bambini sulla sedia a rotelle quelli down bambini senza un braccio bambini cechi e sordomuti un pomeriggio mi portò anche un nano con lui sono diventata molto amica.
Non funzionò.
Ciò che vedevo era l’unica cosa che mi rappresentava ciò che rappresentava era orrido distorto innaturale violento assordante.
Ci si può distaccare dalla forma?
Ci si può distaccare dal senso reale della materia?
Cosi preponderante cosi solida cosi piena cosi vera presente.
L’acqua non è cosi lei prende la forma che trova anche l’aria.
Ma come posso io farmi acqua e aria?
A ventidue anni ebbi la mia prima esperienza sessuale fu anche l’ultima ne fui stordita non so neanche se raggiunsi il piacere ero succube di quell’uomo ma per la prima volta qualcuno aveva visto qualcos’altro qualcuno mi toccava e accetava ciò che ero al di là della mia forma solo dopo ho capito che ero soltanto un intermezzo invisibile che gli dava la possibilità dei piaceri del sesso i nostri incontri erano fatti solo di scopate riusciva a farmi fare ciò che voleva spesso piangevo mentre mi prendeva ma sembrava che le mie lacrime non facessereo rumore meschino e ingordo abusava di me cosciente della mia debolezza.
Mi lasciò al telefono dicendo che non si divertiva più.
Mio padre morì quando avevo trent’anni e mia madre con i suoi tacchi a spillo e quelle sue unghie laccate rimpiazzò presto quel vuoto economico.
Poco dopo tentai di suicidarmi l’unica remora che avevo era lasciare a mia madre quel piccolo gruzzolo che avevo messo da parte.
Uscita dalla clinica mi resi conto che era stupido darsi per vinta e che la soluzione era dietro l’angolo sarebbe bastato un chirurgo estetico a risolvere i miei problemi.
Cosi passai altri dieci anni a mettere soldi da parte anche se ciò che guadagnavo facendo la bidella a scuola non mi permetteva di raccimolare tanto denaro in fretta ma ero determinata e facevo in modo di risparmiare su tutto diventai vegetariana rispanmiando sulla carne vendetti la macchina tutte le mattina facevo venti chgilometri per andare a scuola compravo solo vestiti usati e spesso usavo candele a posto dell’energia elettrica.
Quindici anni ci sono voluti per raggiungere la cifra dell’operazione.
Paola continuò a riflettere sulla sua vita senza capacitarsi del perché il suo naso fosse ancora al suo posto eppure aveva fatto tutto per bene grandi sacrifici forza di volontà determinazione e quella operazione tanto dolorosa ma quella protuberanza era ancora là varcando tutti i confini della realtà.
Forse stava avendo un’allucinazione la stanchezza della degenza o il troppo desiderio di vedere una nuova vita l’aveva portata a vedere ciò che non era cosi tentò di calmarsi e decise di andare a riposare.
Passò una settimana chiusa in casa tutte le mattine controllava davanti allo specchio ma quel maledetto non rifletteva ciò che avrebbe voluto vedere in quella cornice laccata oro continuava a vedere il suo vecchio naso li granitico e fermo.
Dopo dieci giorni fu costretta ad uscire per fare un po’ di spesa il fornaio la guardò in maniera strana poi fu la volta del droghiere che prorpio non voleva smettere di fissarla quando vide lo stesso sguardo nel fruttivendolo nonostante la sua paurosa timidezza prese coraggio e disse
- ma che cos’ ho di strano che mi stà fissando -
- nulla di male signora stavo ammirando il suo nuovo naso ma non avevo il coraggio di dirgliero in effetti la trovo molto bella –
In quel preciso istante capii di non essere mai nata e che forse non sarebbe mai veramente vissuta.
scritto da:almavox © aprile 06, 2007 05:37 | commenti (7) racconti
giovedì, 16 novembre 2006 sono in uno stato di letargo mentale che durerà almeno fino all'anno nuovo
dispiaciuta perchè mi mancate
un bacio a tutti
scritto da:almavox © novembre 16, 2006 07:04 | commenti (6)
lunedì, 09 ottobre 2006

L’EVIDENZA DELLE COSE
Distante dalla città
una luce si accende chiara nella buia notte
sottolineando ancora di più
quella torbida oscurità
scritto da:almavox © ottobre 09, 2006 23:49 | commenti (8)
venerdì, 15 settembre 2006
tornai
ancora intorpidita dalla brezza del mare
riuscii a malapena a salutarvi
riprenderommi dal ritorno
scriverobbi presto
scritto da:almavox © settembre 15, 2006 03:24 | commenti (4)
lunedì, 24 luglio 2006

IL SENSO VERO
IL VERO SENSO
Ciò che vedi è nitido
reale
pulito
ma la vera forma delle cose dentro il mare
è nascosta
deformata
segreta intima e pudica
ogni forma cambia di continuo
ogni colore cambia di continuo
il senso stesso delle sue forme
cambia di continuo
il suo continuo mutare
è
il suo senso vero.
Ma allora
quale la vera forma
quale il vero colore
quale il vero senso
ma a noi...
ci serve proprio un vero vero?
scritto da:almavox © luglio 24, 2006 13:01 | commenti (6) riflessioni, foto
sabato, 15 luglio 2006 l'odore del mare assomiglia un po' a quegli istanti
dopo l'orgasmo
e ogni volta lo annusi come se fosse la prima
e senz'altro lo è
scritto da:almavox © luglio 15, 2006 14:32 | commenti (12)
giovedì, 22 giugno 2006 un saluto e un bacio a tutti il mare mi aspetta stelle comprese
siete sempre tutti invitati lo sapete
scritto da:almavox © giugno 22, 2006 06:39 | commenti (10)
giovedì, 18 maggio 2006 
Il vento che soffia forte stanotte mi porta con se prepotente e caldo e io vado mi lascio trasportare un piccolo granello nelle braccia del vento un piccolo granello che cavalca il vento. Oggi compio 39 anni. L'acqua che dalla mia borraccia diminuisce ogni giorno è sempre più buona e il viaggio che compio non sarà mai compiuto.
scritto da:almavox © maggio 18, 2006 11:10 | commenti (18) poesia, riflessioni
martedì, 09 maggio 2006
LA VITA DIETRO LA FORMA

Le foto sfocate tirano fuori il senso poetico delle cose apparentemente fredde rinchiuse nella storia del nome che portano le foto sfocate hanno quei piccoli difetti che ammorbidiscono l'aria e parlano dell'anima delle cose dell'anima delle persone di un'altra loro anima quella libera dalle catene delle forme che gli appartengono un po' come una bella donna con i primi suoi capelli bianchi spettinata e nuda davanti allo specchio mentre vede se stessa
scritto da:almavox © maggio 09, 2006 11:53 | commenti (7) riflessioni
lunedì, 24 aprile 2006 IL SENSO DELLA VITA 1 essere e sentire
PIERO IL BAMBINO
Sono le sette e trenta di domenica mattina il sole è appena alto ma già la cucina è inondata dalla nube di fumo di sigaretta della mamma. -dio quel ragazzo mi farà impazzire! Piero sbrigati la colazione è pronta si fredderà il latte!- la cucina si restringe in un lunghissimo corridoio pieno di porte: la prima sulla destra ha un grosso cartello con scritto “hasta la victoria siempre!” la seconda sul lato sinistro è una porta a vetri ha una vecchia maniglia e barbose tendine la terza è socchiusa ci sono briciole sul ciglio della porta e adesivi di calciatori che si sono susseguiti nel corso degli anni alcuni sono vecchi e scorticati altri più nuovi l’ultima porta sulla sinistra è chiusa a chiave meticolosamente la vernice ormai scomparsa a preso il posto di scarabocchi poster e materiale vario dopo tre mandate la porta si socchiude si può intravedere dentro il buio ancora pesto due piedi sporchi che solcano la soglia è Piero. Piero è un ragazzino di 13 anni pesa circa 100 chili non si lava è distratto ama dipingere è taciturno introverso e scostante è sempre spettinato odia la musica classica e si prende gioco delle femmine a scuola. I suoi passi verso la cucina sono cosi lenti e pesanti che i suoi piedi lasciano orme riconoscibili anche in quella moquette consumata. -sei proprio come tuo padre guardati le mutande sono piene di buchi cosa aspetti a rammendartele!- -sono l’unico in questa famiglia che ancora non può fumare perché?- -lo sai bene potrai farlo quando avrai i soldi per comprarti le sigarette!- il caffé ribolle e gli schizzi vanno dritti a raggiungere il muro ormai ingiallito dalle altre macchie - tuo padre si incazzerà …anche stamattina ho bruciato il caffé…- -e poi proprio non capisco perché devo alzarmi un ora prima degli altri e mangiare questo schifo?- -…zitto… e mangia – Le grandi finestre della cucina danno sul giardino un po’ come le case americane a pian terreno fuori si intravede un’ amaca il resto è sfuocato l’alone marrone che percorre sui vetri è perpetuo e spesso il suo colore è comune a tutta la casa persino il cane è marrone la tv il divano il grande frigo che appare appena entrati in cuucina e quella immacolata enciclopedia che inerme vede passare gli anni come una vergine mai toccata che rimpiange il gusto del peccato e in questa monocromia di toni odorosi ogni tanto si erge malinconio e solitario l’olezzo del profumo vecchio della nonna che mette puntualmente per andare al cimitero. Piero accosta lentamente alla bocca i suoi corn flakes ha cosi disgusto di quell’intruglio che spesso si sbrodola nel tentativo di risputare il boccone nella tazza. -vestiti e esci ti voglio fuori dai piedi tra 5 minuti devo preparare la colazione a tuo padre lo sai che non vuole nessuno intorno quando legge il giornale- Piero si alza con la faccia di chi sa cosa deve fare la canottiera sporca di latte e quella pancia ballonzolante che proprio non vuole stare al suo posto. in un baleno si veste e esce col suo zaino e lo skateboard sotto braccio. Isuoi vestiti sono semplici come qualsiasi altro tredicenne una t-schirt dei jeans e le sue amate catene che si rincorrono ovunque. -mi raccomando passa a prendere le sigarette per tuo padre e la birra per tuo fratello- Oggi fuori piove è primavera ma la pioggia non sembra infastidirlo cammina a piedi sotto quell’acqua nonostante il suo skate lento con l’aria assente di chi pensa altrove. -Carla dove cavolo hai messo il giornale?- -guarda sotto il cuscini del divano- -Piero è uscito non ho da fumare…- -si…gliel’ho detto le avrai quando tornerà…direi che quel ragazzo fà anche troppo- -non è mai abbastanza deve crescere in fretta e diventare un uomo duro… la vita è una merda e devi imparare a galleggiare- -mi piacerebbe che studiasse…che avesse una vita diversa- -toglitelo dalla testa tempo perso il prossimo anno verrà a lavorare con me in officina e qui non si discute- Le mani di suo padre sono tozze sempre sporche quelle unghie nere che non torneranno mai pulite come un marchio di riconoscimento di chi capisce la vita solo attraverso ciò che fisicamente tocca la pancia invece è una costante della famiglia i fritti e cibi pronti che la mamma prepara hanno il gusto acre di chi non ha tempo per vivere. Andrea l’altro fratello non si alzerà prima di mezzogiorno il sabato va a ballare e induscutibilmente torna ubriaco e sfinito la nonna è già uscita Matilde varca la soglia di casa alle 6 mattino va al cimitero in chiesa poi passeggia per tutto il giorno bofonchiando da sola parole incomprensibili la si rivede tornare la sera cenare in silenzio e rinchiudersi in camera verso le otto col suo gatto in braccio e una tisana calda. -ciao Piero…cosa fai? -niente…vado in giro- -ma cosi ti bagni tutto…vuoi il mio ombrello- -non lo voglio il tuo ombrello…non mi serve nulla- -Ieri mattina sei stasto bravo ad aiutarmi nel compitio…se non ci fossi stato tu avrei preso un brutto voto. Ma allora non è vero che non studi mai...- -E’ stato un caso..e adesso non mi scocciare!- Francesca è l’unica bambina che cerca di fare amicizia con Piero nonostante il suo comportamento scostante ha una cotta per lui e non si dà per vinta lo difende a scuola davanti agli altri compagni lo difende in famiglia davanti alla mamma che non lo sopporta lei lo vede con occhi diversi al di là della sua sporcizia e della maleducazione. -quante volte Francesca ti dico di non stare vicino a quel Piero! Potrei anche passarci sopra se almeno fosse uno studente modello oltretutto è uno zuccone- -non è vero mamma! Piero è sempre preparato anche ieri a scuola mi ha aiutato a fare ilo compito poi non lo so perché prende sempre cattivi voti sembra lo faccia apposta…- -ciao Piero- -ciao…il solito- -il solito… bene…quattro birre per il fratello e tre pacchetti morbidi per il papà ma… non è che beve un po’ troppo tuo fratello?- -e a me cosa me ne frega. -ma dove vai tutti i giorni uscito di qua? -dove mi pare si faccia gli affari suoi- Piero prende il suo sacchettino esce dal negozio gira l’angolo del palazzo e si dilegua. Non lo vedi mai in giro mai con degli amici mai usare lo skateboard non si sa cosa faccia o dove vada per la gente del paese è un mistero va tutti i giorni al solito bar tabacchi gira l’angolo e scompare. -vedi i soliti bastardi quest’anno aumenteranno le tasse e non riesco ancora a comprarmi quel cazzo di compressore che mi servirebbe proprio- -hai sentito della nostra vicina di casa? Sembra che torni suo marito dall’Australia…- -ecco quello è un altro disgraziato che ha studiato una vita e deve emigrare in Australia per lavorare se si fosse risparmiato gli anni di università ora avrebbe più soldi da parte…...ma quando torna piero con le mie sigarette?- “L’essenziale è invisibile agli occhi” Antoine De Saint Exupery “Il piccolo principe” edizioni economiche tascabili biblioteca della scuola rubato come le altre decine di libri che giacciono in quel vecchio baule su qui Piero si siede per leggere tutti i pomeriggi alla stessa ora con qualsiasi bollettino meteorologico inbucato sotto quella vecchia galleria in disuso. Il comune la vorrebbe ingrandire ma un comitato ecologista si è opposto. E’ un posto sicuro ancora per lungo tempo.
scritto da:almavox © aprile 24, 2006 10:56 | commenti (4) racconti, trilogia del senso della vita
martedì, 18 aprile 2006
Illustrazione Giuseppe BianchessiSENTO Ascoltare percepire assaporare subire attraversare farsi attraversare vedere toccare annegare violare implodere esplodere subire violenza continua dalle cose che mi attraversano mi trapassano lasciarsi vivere dalle cose totalmente mentre accadono la mia mente subisce la loro fisicità Il freddo mi attraversa mentre lo sento e vedo nitidamente i muscoli ritirarsi e contrarsi nelle loro rosse fibre il caldo mi attraversa il cielo nuovo e nitido della primavera che fa sentire l’aria leggera e mi accarezza la pelle come una nuovo amante la tristezza del mondo mi uccide e mi trapassa mentre sento fisicamente le lacrime le mie quelle delgli altri che scivolano segnando una via umida sul mio volto sento la lacrima nella sua intensa liquidità mentre si adagia sulla bocca ne gusto il sapore salato la ingoio la assaporo nel suo fisico significato subisco violenza dalle parole da qualsiasi parte vengano dalle persone umili come quelle arroganti dallo sconosciuto come dall’amato ogni parola diventa un macigno enorme sul mio petto mi toglie il fiato si scompone su di me segnando il mio cuore sento p’arole di rabbia che mi feriscono sento parole d’amore che mi aprono sento parole di felicità che compiono piroette mentre le mie gambe leggere si piegano al volere altrui sento parole di perdono e mi perdono sento parole sensuali e mi faccio donna mi faccio violentare quando qualcuno varca la porta dei miei sensi mi abbandono lo vivo lo uso mi uso mi faccio violentare quando sento il male che sgorga indecente in ogni fiume sotto i miei occhi il mio il loro il vostro lo vivo nelle mani che tremano e sudano e mi sento acqua che entra in quel fiume poi mi sento sasso che devia lo devia e mi sento sabbia che lo sorregge e mi sento violentare quando qualcuno viene violentato mi curo le ferite quando qualcuno viene bastonato ho fame per chi la sente e orfano per chi non ha nessuno chiedo perdono per chi lo cerca do quello che ho a chi lo chiede non ho possesso anche se mi faccio possedere non ho orgoglio se non per quelli che non lo hanno niente più mi appartiene o appartiene al niente e tutto ora mi appartiene ora sono una porta un passaggio dove entrano ed escono linguaggi e informazioni un ponte un piatto un veicolo in cui la fisicità è solo un alfabeto che mi permette di parlare con questo corpo in questa vita in cui i miei sentimenti non mi appartengono più dove di questo sentire ne sono solo il portatore ma sento e subisco questo veicolo come se fossi il passeggero il veicolo stesso la strada e il tempo amplificato e potente sento il senso della vita che appare al mio sgomento tutto nella sua nuda semplicità e tutto sembra stupido e tutto sembra necessario e nel dolore nel sacrificio sento la via della vita felice come una meraviglia che si apre davanti al mio sguardo la meraviglia che nasce dal buio e la vita che nasce li dentro è tanto vera da sembrare assurda e ciò che è necessario non è più visibile agli occhi.
scritto da:almavox © aprile 18, 2006 06:14 | commenti (6) poesia, riflessioni
lunedì, 10 aprile 2006
LE ELEZIONI IN ITALIA ...POPOLO DI POETI E NAVIGATORI
Funari- Corrado Guzzanti
scritto da:almavox © aprile 10, 2006 09:12 | commenti
sabato, 01 aprile 2006
sarei già andato davvero lontano tanto lontano quanto è grande il mondo se non mi trattenessero le stelle che hanno legato il mio al tuo destino cosi che solo in te posso conoscermi e la poesia i sogni il desiderio tutto mi spinge a te alla tua natura e dalla tua dipende la mia vita
Goethe
scritto da:almavox © aprile 01, 2006 23:34 | commenti (11) poesia
mercoledì, 22 marzo 2006 IL CENTRO DELLA TERRA
La sua giornata era stata pesante Il lavoro la pioggia i pensieri i soldi la malattia Tutto era sempre più difficile tutto era sempre più colmo I suoi strati di pelle si erano assottigliati sentiva tanto il freddo tanto il caldo sentiva troppo l’amore troppo la sofferenza troppo la gioia. La sua testa era piena di eccessi e sensazioni e la confusione era l’unica via da seguire lasciarsi andare senza opporre resistenza. Paolo l’aveva appena lasciata sull’uscio della porta ancora col suo sapore in bocca e non le bastava la presenza rassicurante di un amante premuroso pieno di carezze colorate baci e parole confortanti la solitudine che sentiva era un assenza incolmabile la prendeva allo stomaco come una grande fame la fame bulimica di chi deve riempirsi per poi vomitare il giorno era interminabile e l’unica cosa che la sosteneva era il pensiero della notte che sarebbe arrivata si finalmente respirare e cullare dolcemente quel suo dolore che tanto la faceva sentire viva finalmente l’aria era più morbida e i rigurgiti violenti del mondo che di giorno le cadevano addosso ora dormivano o comunque facevano più silenzio anche chi ha fame è più silenzioso la notte chi stà morendo in un letto chi ha perso tutto chi corre chi violenta chi vive di notte tutto ha più rispetto del silenzio anche l’umanità. E i mille pensieri si muovono lenti il silenzio è cosi forte da dare senso anche al rumore Non c’è presenza più grande nel pensiero dell’assenza. La tv ormai era solo un cumulo di pixel luccicanti in movimento e le decine di sigarette appoggiate in verticale sul tavolo sembravano mille steli in un campo di papaveri “need a call” quella canzone andava da più di due ore e quella ripetizione era diventata un circolo sonoro che la cullava le lacrime che la accarezzavano incessanti erano l'unico rumore fisico che sentiva il suo corpo Le tre la stanchezza stà arrivando le palpebre si chiudono è ora di andare. Vivere.
scritto da:almavox © marzo 22, 2006 13:21 | commenti (13) racconti
martedì, 21 marzo 2006 CINEMA...
per gli amanti del cinema ed eventuali vogliosi recensori vi consiglio di visitare il blog appena aperto del caro amico Norman Bates lacongiuradeglinnocenti potrete leggere vedere ed eventualmente recensire
scritto da:almavox © marzo 21, 2006 22:50 | commenti
domenica, 19 marzo 2006 
IL CARCERIERE DI FUMO
Ciò che mi divide da me è un corpo pieno di dolore che mi tiene tra le sue forti mani fisiche e non mi lascia andare il confine di questa prigione non esiste ma è tanto forte quanto la mente che impaurita lo trattiene questa fisicità che frena che esalta che sconfigge è solo la proiezione dei nostri limiti della nostra piccola umanità il dolore che sento immenso in ogni parte della mia mente è un carceriere di fumo involontario ogni tanto è il vento che lo spazza via potente e inconsistente si riforma come un ghigno arrogante di fronte al suo fragile prigioniero e nell’assoluta coscienza dell’immenso che portiamo con noi abbracciamo il fallimento e prostrati ci inchiniamo a questa rassicurante fisicità che ci trattiene mediocri ai bordi della vita.
scritto da:almavox © marzo 19, 2006 02:46 | commenti (4) poesia, riflessioni
venerdì, 03 marzo 2006

LE OC-CASI-ONI DEL CASO
mi compiaccio contenta con il sig.abteilung e rael per la loro iniziativa. diventeremo forse scrittori forse recensori... come nel resto delle cose nella vita ...le migliori nascono per caso forse...
non era molto daccordo il giornalista che rimase allibito dopo l'intervista che fece a Pablo Picasso nel quale scoprì... (nonostante fosse pronto solo a una colta e forbita risposta) ...che il periodo blu del noto pittore era solo frutto di un periodo "verde" - vede mio caro...( disse Picasso al giornalista con la semplicità fulminante di chi stà colpendo la croce rossa) in quel periodo non potevo permettermi il rosso... ero veramente senza soldi...-
scritto da:almavox © marzo 03, 2006 06:34 | commenti (4)
giovedì, 09 febbraio 2006

tratto da "GRETA" capitolo 1 "Le scarpe lucide"
Sotto casa da qualche tempo c’era un nuovo bar le pareti erano tappezzate di foto sculture sparse qua e là murales e musica tutto parlava di messico e nuvole. Lo stesso barista elogiava e descriveva con frasi colorate e poetiche posti che in realta’ lui stesso non aveva mai visto ma che sognava come simbolo di liberta’ e di riscatto. Un giorno gli chiesi il perche’ non fosse mai andato in questi luoghi che sognava cosi tanto -preferisco sognarli a modo mio piuttosto che avere la delusione di una realta’ che non voglio accettare rinunciare al sogno che mi stimola e mi trascina nel mio immaginario- Difficile rispondere ad un’emozione cosi forte e cosi posseduta da qualcuno. Nonostante grandi discorsi di sogni e liberta’ le persone che popolavano quel bar erano assai ben lontane dai volti solari e caldi che eccheggiavano su quei muri come visioni aeree. Gli esseri umani di questo luogo erano composti da ragazze sempre abbronzate studenti di buona famiglia che si arrovellavano nel dilemma della marca dell’automobile da comprare manager banchieri che sostavano per la pausa pranzo commercianti adiacenti in strada che facevano capolino con la scusa di un caffe' per raccontare le ultime sulla figlia del fornaio che arriva ogni notte alle 5 con un ragazzo diverso o la straziante circostanza della signora del 3° piano che ha perduto il bambino. Il personaggio forse piu’ interessante e silenzioso era il postino che al 6° palazzo faceva tappa obbligata al bar entrava lentamente stanco e affaticato con voce roca e dolorosa chiedeva il solito bianco abbondante beveva e se andava ma in tutto quel metodico vociare le sue grida mute andavano molto piu’ in alto di quell'inutile frastuono. Cosa ci facevo qui dentro? Non lo so ma il caffe’ gioirnaliero lo prendevo volentieri e lo spettacolo umano che ogni giorno mi si presentava davanti mi faceva riflettere su tante cose della vita. La malinconia che periodicamente mi assaliva mi spingeva all’urgente bisogno di stare in mezzo alla gente e tutto questo mi faceva superare la piccola intolleranza che ho ogni tanto verso le persone troppo viziate e borghesi cosi per necessita’ virtu’ delle volte riuscivo anche a infilarmi in qualche discorso cretino per sentirmi ancora all’interno di un mondo… sempre con insuccesso. In quella splendida giornata carina ed elegante mi diressi verso il bar e scorsi da fuori che all’interno un ragazzo bellissimo stava bevendo qualcosa man mano che mi avvicinavo all’erntrata potevo scorgere che fosse molto elegante rimasi ad osservarlo dalla vetrata esterna lo osservai per bene aveva modi molto eleganti il viso abbronzato e capelli folti ben curati poi c’erano i suoi modi affettati e un po’ femminei il suo cellulare bene al suo posto i suoi movimenti lenti e studiati...assolutamente insopportabile. La preziosa e ponderata accuratezza con cui il suo corpo si muoveva era pari solo a un appassionato giardiniere mentre innesta le sue rose. Di primo impatto tutto faceva pensare al tipico maschio arrogante bello e vincente ma ci furono dei particolari che colpirono la mia attenzione spesso i piccoli particolari sono i meno artefatti se si vuole recitare una parte… e poi il nostro istinto e’ un vigile notevolmente attento e affidabile e quando certe cose ti passano attraverso lo stomaco non si puo’ sbagliare hanno proprio centrato nel punto giusto. Comunque dopo circa un minuto di immobile osservazione trassi un grande sospiro e mi dissi che un uomo cosi bello non mi avrebbe mai guardato che la bellezza e’ solo fine a se stessa e che avrei riflettuto meglio davanti al mio caffe’ continuando comodamente ad osservare quel bello e strano esemplare umano. Cosi dopo aver fatto col respiro l’alone sulla porta a vetri esterna del bar che ormai aveva la sagoma della mia faccia entrai velocemente e voltandogli le spalle ordinai e mi sedetti. Aveva due grandi e profondi occhi neri che tristemente sorridevano e aveva delle scarpe splendidamente pulite due particolari non di poco conto. Gli occhi non mentono mai per quanto ci si possa affannare o recitare se osservi a lungo e attentamenete una persona nello sguardo ci sara’ un istante anche piccolo in cui calera’ la maschera e allora anche solo per poco potrete cogliere il suo intimo animo. Quelle scarpe poi mi sembrarono un particolare interessante non avevo mai visto scarpe cosi lucide. Era tardo pomeriggio e il suo viso stanco raccontava di una lunga giornata di lavoro come poteva avere scarpe ancora cosi pulite? Cosi pensai che avrebbe potuto avere un amorevole moglie che alla maniera antica le lucidava con dolce ammirazione o forse era un tipo assai pignolo e la sera tra un libro e un film lustrava feticisticamente quelle pelli invecchiate. L’ avere cosi tanta cura di questo oggetto mi ricordava tanto il tempo in cui quando vivevano i nostri nonni l’eleganza di un uomo rappresentava una pulizia morale piu’ che un biglietto da visita sociale e le scarpe ne erano un simbolo. Ricordo nitidamente come appariva mio nonno quando ci incontravamo il mesto vestito ti raccontava inequivocabilmente che i soldi erano pochi ma l’odore di sapone appena usato il cappello al suo posto e le scarpe immacolate raccontavano di un uomo pulito dentro e fuori. Ero affascinata da quelle lucide scarpe potevo osserevare attraverso loro le sagome dei tavoli che riflettevano sulle tomaie come nell’argenteria di una casa a modo ecco si quei dui splendenti calzari mi davano la calda sensazione di una casa ordinata dove tutto ha il suo posto e la mente puo’ finalmente respirare. Quell'uomo mi affascinava e l'avrei ancora osservato a lungo con la convinzione che quelle scarpe mi stavano svelando di più.
scritto da:almavox © febbraio 09, 2006 10:31 | commenti (13) greta e il coro-il romanzo
venerdì, 03 febbraio 2006
PROVO GRANDE TENEREZZA PER IL MONDO CHE MI STA' INTORNO. ...E ANCHE PER ME
scritto da:almavox © febbraio 03, 2006 15:12 | commenti (4) riflessioni, frasi
mercoledì, 25 gennaio 2006 IL VENTO IMMOBILE
Ci sono temporali che non bagnano Tempeste che non devastano Non c’è cosa più dolcemente amara del percepire cosi nitida la giusta via da prendere e sentire coscienti che non si riuscirà mai a percorrerla. Questo senso di lucida impotenza è reale quanto la coerente passività che percorre la via dell’apparente fallimento silenzioso sentiero che porta a te. Inevitabile il dubbio Superarsi come prevaricarsi o accettare distaccati come il grande traguardo della coscienza di se stessi?
scritto da:almavox © gennaio 25, 2006 08:48 | commenti (13) poesia, riflessioni
giovedì, 19 gennaio 2006
 di L.Contri 2005 "La materia della poesia"
LA MATERIA DELLA POESIA
La materia è la prova del nostro limite fisico in questa vita la natura è il limite fisico della perfezione questo limite è invalicabile si può solo accettare apprendere studiare usare attraverso la sua contemplazione come ispirazione per arrivare al senso poetico delle cose è proprio e solo il limite fisico delle cose che può aiutarci a comprenderne il suo divenire la natura è la più grande verità che abbiamo la materia può solo farci comprendere la poesia della vita.
scritto da:almavox © gennaio 19, 2006 03:09 | commenti (4) opere, riflessioni, arte
mercoledì, 21 dicembre 2005
IL TEMPORALE
Il volto di Rael era coperto di sangue mentre le sue mani accarezzavano ancora quel corpo cadavere riverso in terra. La sua presenza era l’unica prova che quello fosse stato un essere umano qualche istante prima I pezzi di carne dilaniati erano sparsi un po’ ovunque e di certo il colore rosso del sangue è comune anche agli animali. L’amore con cui aveva vissuto quella vita straziata era pari al nulla sconfinato e presente l’assenza dei suoi occhi mentre fissava il vuoto non ricordava niente se non un grande iride verde incastonato in quella palla bianca. Nelle sue mani soltanto la sua storia nelle sue unghie sporche la verità della terra su cui le appoggiava. Le macchine della polizia e delle televisioni passavano veloci e irriverenti mentre alzavano e impastavano polveroni di terra con la freddezza delle immagini che ripetute nella mente e negli occhi anestetizzano quel poco di umano che è sorretto dal niente. Tutto sembrava veloce e il tempo avaro aguzzino si concedeva al dolore tanto quanto un amante frettoloso. I rumori della città si accavallavano formando un unico gomitolo di frastuono le persone si rincorrevano alla ricerca della messa a fuoco dell’immagine. La solitudine doverosa che tentava di affacciarsi facendo spazio a quel dolore veniva afferrata come un rapace in picchiata dai pensieri ingombranti dei passanti. In quel momento la pioggia iniziò a cadere e quella coperta di polvere che ormai appesantiva i corpi iniziò a lavare dolcemente con religioso pudore compreso il sangue che macchiava quella strada. Quella pozza rossa che andava verso il tombino ricordava la vita come un corpo in movimento che segue il flusso che sa dove andare. La folla apparentemente attenta iniziò a correre di qua e di là alla ricerca di un riparo. Quell’acqua era riuscita a distogliere l’attenzione sulla tragedia che si stava consumando. Quel potente e inatteso temporale a lei invece sembrò una carezza un dono un’abbraccio delicato che la cullava uno spazio trasparente che la isolava da occhi ingordi e indiscreti. Abbandonò le braccia morbide in terra e alzò lentamente il volto al cielo lasciò che l’acqua lavasse il suo viso e si regalò per un attimo quelle lacrime inopportune che l’avevano colta di sorpresa. Nessuno l’avrebbe vista le lacrime si sarebbero mescolate alla pioggia e la prova della sua umana fragilità sarebbe passata inosservata. Si alzò da terra con le vesti appesantite dall’aqua unica testimonianza fisica della presenza del suo corpo e si incamminò verso casa. Saim era il terzo figlio ucciso da una bomba e purtroppo altri sei la stavano aspettando.
scritto da:almavox © dicembre 21, 2005 05:40 | commenti (12) racconti
lunedì, 28 novembre 2005 le parole sembrano piccole macchine impazzite nella mia mente la paura dell'ordine regna provocando caos le lettere non trovano via d'uscita e non riescono proprio a comporre vie sensate che esprimano ciò che sento l'attesa serena è l'unico rimedio nonostante mi sia necessario come l'aria ora proprio non riesco a scrivere nulla fuoriesce da me come capita spesso nell'inerzia difronte a ciò che ami vorrei scrivere ma non posso non sento o forse sento troppo
un bacio
scritto da:almavox © novembre 28, 2005 10:12 | commenti (11)
giovedì, 03 novembre 2005

IL LIMITE DELL'AMORE
la guardò come mai aveva fatto fino ad ora e si rese conto che la vide davvero forse per la prima volta le disse -ti amo tanto- non ne era molto convinta ma quella donna che vedeva riflessa davanti a lei nel suo specchio sarebbe sopravvissuta solo a quelle parole.
scritto da:almavox © novembre 03, 2005 06:37 | commenti (15) poesia
domenica, 30 ottobre 2005 IL DESERTO DELL'ASSENZA
Nel vuoto dei miei occhi ora vedo la mia pienezza nel rumore del mondo ora colgo il mio silenzio nell'assenza di emozioni ora sento il mio battito del cuore e in questo immenso deserto di assenza ogni minuscolo granello lascia un'impronta. Ora percepisco tutto.
scritto da:almavox © ottobre 30, 2005 01:07 | commenti (9) poesia
martedì, 11 ottobre 2005
di L.Contri "I ricordi" (vetrini di mare su garza bianca)
I RICORDI
C'è stato un tempo in cui ho creduto di amarmi mentre approdavo sicura nell'anima e nei sogni di qualcun altro. La fisicità delle cose ammanta l'illusione di potenza nella vita e ciò che i sogni non possono la potenza realizzano e come cera lacca sul foglio la stessa marchia anche la delusione di traguardi mancati. Ma la lontananza con cui si sentono le cose passate è l'unica testimonianza del loro stupendo mutare ciò che rimane è un alone luminoso come un fantasma appeso che etereo si fa uscire ogni tanto dall'armadio. Ci rammenta che la materia delle cose è solo una stoffa con cui si confezionano i vestiti delle diverse stagioni della vita. Ma la vera nudità di cui siamo fatti è come un ricordo che sommesso ogni tanto riemerge quei pochi momenti sono grandi sorprese che staccano per scampoli di tempo l'energia che alimenta i nostri pensieri le nostre azioni e lì immobili fanno sentire la vera essenza delle cose tutto scompare come in quegli istanti brevi e bui che precedono la proiezione di un film. E li non agisci e li non pensi. Lì ascolti. Lì senti. …lì ti senti.
scritto da:almavox © ottobre 11, 2005 16:41 | commenti (18) opere, riflessioni, arte
giovedì, 29 settembre 2005 LETTERA D'AMORE
ogni volta che il mio pensiero non riesce ad arrivare a te come vorrei sento dolore ogni volta che mi chiudi fuori preferendo te stesso sento dolore ogni volta che non ti fidi di me sento dolore ogni volta che non dai riparo alle mie urla sento dolore vorrei essere un tuo braccio una tua gamba il tuo orecchio quando ascolti i tuoi occhi quando guardi il tuo cazzo quando scopi vorrei essere il tuo cane quando ci passeggi vorrei essere così dentro te da non riuscire a sentirmi quando ci sono vorrei essere così dentro te da dovermi sentire quando ci sono vorrei essere per te la naturalezza dell'aria che respiri e vorrei tanto poterti guardare mentre tu mi stai guardando
scritto da:almavox © settembre 29, 2005 02:17 | commenti (8) lettere
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